Mancata assunzione di un dirigente, condannati due segretari generali della Camera di Commercio

Si è conclusa con la condanna a due anni l’ingarbugliata vicenda giudiziaria nata dalla denuncia di un commercialista leccese

LECCE - Gli fu negato il posto di lavoro che gli spettava e dopo anni di battaglie, combattute e vinte davanti alla giustizia amministrativa, oggi un commercialista leccese ha fatto valere le sue ragioni anche davanti al tribunale penale.

E’ di due anni, col beneficio della pena sospesa, la condanna inflitta ad Angela Patrizia Partipilo, 58 anni, di Bari, segretario generale della Camera di Commercio di Lecce (dal 31 gennaio 2014 al 4 giugno 2016) e al suo successore (dal 5 giugno 2015 al 22 giugno 2016) Maurizio Pirazzini, 52, di Ferrara, finiti al banco degli imputati per abuso d’ufficio.

La sentenza è stata emessa dal presidente della seconda sezione collegiale del Tribunale di Lecce Pietro Baffa, al quale il pubblico ministero Francesca Miglietta aveva invocato la pena di un anno e due mesi per ciascun imputato.

Stando alle indagini, coordinate dal sostituto procuratore (oggi aggiunto) Elsa Valeria Mignone, i due segretari, violando le sentenze del Tar Puglia (2014) e del Consiglio di Stato (2015) e i provvedimenti emessi dal Commissario Marilena Sergi (nel 2015 e nel 2016), avrebbero omesso di effettuare lo scorrimento della graduatoria relativa al concorso pubblico per esami a due posti di dirigente, con la conseguente assunzione del commercialista. Fu proprio la sua denuncia a mettere in moto l’inchiesta.

Gli imputati hanno cercato di far valere le proprie ragioni, attraverso gli avvocati difensori Francesco Vergine e Giuseppe Corleto. “L’evoluzione della complessa vicenda, caratterizzatasi per una stratificazione eterogenea di iniziative giudiziarie, dimostra come l’Ente camerale abbia sempre orientato il proprio operato verso l’interesse dell’Istituzione, con la necessità che tutto fosse conforme alla Legge e sulla base delle indicazioni tecnico-giuridiche che i consulenti legali fornivano”, si legge nella memoria difensiva illustrata oggi alla Corte dall’avvocato Vergine che ha aggiunto: “In estrema sintesi, ciò che viene imputato alla Camera di Commercio è di aver svolto una serrata azione difensiva di natura giurisdizionale. E, tuttavia, detta decisione non può certamente essere attribuita all’organo amministrativo (ossia il Segretario generale), essendo, invece, una scelta di natura esclusivamente politica, assunta dal relativo organo con apposita delibera, tant’è che i mandati difensivi vennero – correttamente - rilasciati di volta in volta dal legale rappresentante”.

Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (con la quale è stato anche disposto il risarcimento del danno in separata sede al commercialista, parte civile con l’avvocato Vito Epifani), i legali valuteranno il ricorso in appello.

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