Merce gratis grazie ai suoi trascorsi mafiosi, per i giudici è innocente

Assolto Emiliano Vergine, il 43enne di Trepuzzi accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e dall’appartenenza alla Scu. Per lui, c’era una richiesta a nove anni di reclusione

TREPUZZI - Per lui il pubblico ministero Carmen Ruggiero aveva invocato una condanna a nove anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso e dall’appartenenza alla Sacra Corona Unita, ma per i giudici Emiliano Vergine è innocente.

Si è concluso così con un verdetto di assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto”, il processo al 43enne di Trepuzzi che, nel luglio del 2019, è finito in carcere e vi è rimasto per un anno (ora è ai domiciliari) perché ritenuto responsabile di aver fatto leva sui suoi trascorsi mafiosi per costringere alcuni commercianti di Trepuzzi e Squinzano a consegnargli merce gratis.

La sentenza è stata emessa dalla Seconda sezione collegiale del tribunale di Lecce, composta dal presidente Pietro Baffa e dai giudici Bianca Maria Todaro e Silvia Saracino, sulla scorta di quanto emerso durante il dibattimento.

Gli stessi commercianti, infatti, ascoltati in aula hanno riferito di non essersi sentiti minacciati. Lo stesso titolare di una pizzeria, l’unico costituitosi parte civile, avrebbe dichiarato di essersi sentito intimorito da Vergine in considerazione dei suoi precedenti penali (in particolare, una condanna per mafia nel 2003).

Le motivazioni del dispositivo non sono ancora note, ma non è escluso che abbiano avuto un ruolo fondamentale le sentenze prodotte dal difensore dell’imputato, l’avvocato Rita Ciccarese, con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che, oltre alla percezione della persona offesa, occorre che la minaccia sia reale, anche implicita o velata. E, alla luce del verdetto, non sarebbe stato questo il caso.

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