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Luca Pasqualini.

Luca Pasqualini.

Scaltro e senza freni inibitori: ecco perché Pasqualini resta ai domiciliari

Depositate le motivazioni del Tribunale del Riesame sul rigetto dell’istanza di revoca della misura cautelare avanzata dall’ex assessore coinvolto nell’inchiesta sulle case popolari

LECCE -- I favoritismi di tipo clientelare nella gestione degli alloggi popolari erano sistematici e abituali e collegati ad un inestimabile tornaconto elettorale. E ancora: personalità negativa, scaltra e senza freni inibitori perché avrebbe creato un vero e proprio sistema clientelare, approfittando del ruolo rivestito nell’Amministrazione allo scopo di trarne vantaggi illeci

Si esprimono così i giudici del Tribunale del Riesame su Luca Pasqualini, nelle 33 pagine con le quali hanno motivato la decisione di rigetto dell’istanza di revoca della misura cautelare avanzata dall’avvocato difensore Giuseppe Corleto. Per il collegio, composto dal presidente Silvio Piccinno e dai giudici (estensore) Pia Verderosa e Anna Capano, l’ex assessore ed ex consigliere comunale, ai domiciliari dall’8 settembre scorso, sarebbe stato, insieme agli ex consiglieri comunali Attilio Monosi e Antonio Torricelli (anche questi ai domiciliari) promotore e organizzazione del sodalizio che avrebbe utilizzato la cosa pubblica per i propri interessi. Pasqualini, in particolare, avrebbe messo a disposizione dell’associazione la lunga esperienza maturata nel settore Case e l’appoggio dei suoi supporter, gli “amici di Pasqualini”, così chiamato dallo stesso Monosi in un dialogo col parlamentare Roberto Marti (per il quale si procede separatamente) durante il quale il primo afferma che si devono dare da fare per risolvere i problemi relativi alle abitazioni di via Potenza, perché “gli amici di Pasqualini” costituivano il loro bacino elettorale. Pasqualini, su richiesta di Monosi, avrebbe quindi contattato Monica Durante (indagata nello stesso procedimento), per calmare la protesta del gruppo da lei rappresentato, per la mancata consegna degli immobili. Non solo. L’ex assessore si sarebbe interessato anche alle pratiche per l’assegnazione di un alloggio comunale a una donna, dalla quale avrebbe ricevuto in compenso prestazioni sessuali, in almeno due occasioni.

Insomma, il tribunale della Libertà ha condiviso le analisi contenute nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Giovanni Gallo, su richiesta dei pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci. Riguardo al rischio di inquinamento probatorio, per i giudici Pasqualini ha una capacità non comune di modificare la realtà fattuale, di predisporre documenti falsi per dare un’apparenza di legittimità ad un sistema endemicamente illecito ed appiattito sui propri interessi personali ed egoistici, in spregio degli interessi pubblici. Quanto alla reiterazione del reato, le dimissioni da consigliere non basterebbero a far cadere la sua sfera di influenza, poiché Pasqualini avrebbe dimostrato di poter imporre direttive a funzionari di un ufficio rispetto al quale non aveva più alcuna competenza.

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