Non è un paese per ciclisti e podisti. La pista ciclabile della Zona industriale

Viaggio tra una delle opere incompiute del capoluogo salentino, la pista ciclabile della Zona industriale. A poco più di due anni dalla realizzazione l'opera, ideale sulla carta anche per le corse serali, è praticamente inutilizzabile a causa della presenza di detriti, rifiuti, erbacce e scarsa illuminazione

LECCE – Questa è una classica storia di opere incompiute, progetti sbagliati, soldi pubblici sprecati, disservizi e malcostume. E’ la storia della pista ciclabile della Zona industriale di Lecce, un lungo serpentone di circa 4,2 chilometri lungo viale Marcello Chiatante che, procedendo in direzione nord, conduce sino al piazzale della fabbrica New Holland. Quello che doveva essere uno dei punti di riferimento dei ciclisti e dei podisti, soprattutto di chi, per motivi di lavoro e famigliari è costretto a correre di sera, è in realtà un grande bluff a poco più di due anni dalla realizzazione. La pista ciclabile avrebbe potuto rappresentare un luogo sicuro in cui correre nelle ore serali, al riparo dalle auto e dal traffico cittadino, ma così non è.

Tante, infatti, le lacune e le inefficienze che contraddistinguono la pista ciclabile, come segnalato da un lettore che ha deciso di inviare una lettera aperta al Comune di Lecce e di Surbo. La sua esperienza serale di runner lungo la ciclabile si è trasformata in un vero incubo. “La pista ciclabile – scrive il lettore –, se così si può definire, è interrotta ogni 50/100 metri da cumuli di terra e detriti di ogni genere che ne impediscono il passaggio a piedi e in bicicletta”. Vi sono addirittura alcuni gradini. In alcuni tratti, inoltre, si è semplicemente pitturato l’asfalto di rosso, camuffandolo da pista. Chi si avventura lungo il percorso deve poi fare i conti che le erbacce che col tempo hanno invaso il percorso, rendendo il tragitto una sorta di gincana o corsa a ostacoli. Altra nota dolente quella dell’illuminazione, presente in teoria in tutta l’area della Zona industriale. In realtà in diversi punti mancano i lampioni o semplicemente non funzionano, rendendo il paesaggio serale uno scenario da futuro post industriale in stile “Blade Runner”.  Alla fine, dinanzi a tutto ciò, non resta che cambiare percorso o rinunciare alla corsa.

“Mi chiedo – scrive il lettore alle amministrazioni comunali – perché realizzare tali opere prendendo in giro i cittadini, se non esiste un controllo su come le stesse sono realizzate e se non si esegue, a completamento dell’opera, un minimo di manutenzione ordinaria”. L’indignazione di questo cittadino dovrebbe rappresentare quella di ognuno, anche di chi non ha mai utilizzato una pista ciclabile, ma è stanco di sprechi e di opere incompiute e abbandonate.

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