Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Morì dopo incidente, diciassette medici ora rischiano il processo

Sono 18 le richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura del capoluogo salentino nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Cristian Zampino, 29enne leccese, deceduto il 30 settembre 2008, dopo un incidente stradale

L'ospedale Vito Fazzi di Lecce

LECCE – Sono 18 le richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura del capoluogo salentino nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Cristian Zampino, 29enne leccese, deceduto il 30 settembre 2008. L’udienza preliminare, prevista per oggi, è stata rinviata al prossimo 27 febbraio per un difetto di notifica.

Zampino era stato trasferito nel reparto di Ortopedia dell’ospedale “Vito Fazzi” dopo aver trascorso diversi giorni in Rianimazione, in seguito ad un incidente stradale avvenuto il 17 settembre, durante il quale aveva riportato ferite piuttosto gravi. Si tratta, in particolare, del conducente dell’autovettura, un 56enne di Copertino, che si scontrò frontalmente con l’Alfa Romeo 147 condotta dalla vittima. L’accusa ipotizzata nei suoi confronti è di omicidio colposo in violazione delle norme sulla circolazione stradale (la sua vettura, infatti, avrebbe invaso la carreggiata opposta e travolto quella di Zampino), con l’aggravante della guida in stato di ebbrezza (l’uomo risultò positivo all’etilometro, con un tasso alcolico pari a 1,00). Oltre al 56enne il pubblico ministero Stefania Mininni (che ha ereditato il fascicolo dalla collega Angela Rotondano) ha chiesto il rinvio a giudizio di 17 medici in servizio al “Fazzi”, tra radiologi, addetti all’unità operativa di Anestesia e Rianimazione e cardiochirurghi. Nei loro confronti l’ipotesi accusatoria è di omicidio colposo “per aver cagionato, in concorso tra loro, con condotte imperite, negligenti e imprudenti e nelle rispettive qualità di specialisti, il decesso di Cristian Zampino”. 

Dopo essere stato coinvolto nell’incidente, il 29enne fu sottoposto a intervento chirurgico di “splenectomia e stabilizzazione di fratture multiple agli arti”. Un intervento perfettamente riuscito, tanto che tutto sembrava procedere per il meglio. Nelle diagnosi mediche, però, non sarebbe stata evidenziata una “lesione aortica post-traumatica”. Quel 30 settembre di tre anni fa sembra che il 29enne avesse parlato al telefono con la fidanzata pochi minuti prima di morire, dicendole di sentirsi bene e che presto l'avrebbero dimesso. Poco dopo, però, avrebbe accusato un malore e sarebbe sopraggiunto il decesso.

I familiari del 29enne, assistiti dall’avvocato Aldo Putignano, si sono costituiti parte civile solo nei confronti del conducente dell’autovettura. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Massimo Bellini, Giuseppe Bonsegna, Giovanni Ciccarese, Ester Memola, Fabio Valenti, Stefano Miglietta, Stefano De Francesco, Michele Macrì, Luigi Covella e Gaetano Centonze.

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