Omicidio a Copertino, indagini a tutto campo. Il cerchio si stringe attorno al killer

Proseguono senza sosta le indagini dei carabinieri per risalire all'autore (o agli autori) dell'omicidio di Fabio Frisenda, il 33enne di Copertino assassinato ieri nelle campagne del Copertinese. Gli inquirenti stanno analizzando ogni tassello di un mosaico che potrebbe essre presto completato

LECCE – Il cerchio sembra stringersi sempre di più intorno all’autore (o agli autori) dell’omicidio di Fabio Frisenda, il 33enne di Copertino assassinato ieri in via San Cosimo, una strada nelle campagne della cittadina di San Giuseppe. Un delitto consumato in pieno giorno, da qualcuno che conosceva le abitudini della vittima che, seppur sottoposto agli arresti domiciliari, usufruiva di un permesso per lavorare in un’azienda che si occupa ad infissi in alluminio. Il killer ha atteso e affrontato il 33enne nei pressi dell’azienda, ponendo fine alla sua fuga disperata con un colpo mortale alla schiena. 

Gli inquirenti, le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Antonio De Donno e il sostituto procuratore della Dda Guglielmo Cataldi (due dei magistrati più esperti e preparati della Procura leccese), e condotte dal colonnello Saverio Lombardi, comandante del Reparto operativo e dal capitano Biagio Marro, a capo del Nucleo investigativo del comando provinciale dell'Arma (ufficiali con una lunga serie di casi risolti), stanno passando al setaccio ogni dettaglio del delitto. Perquisizioni, interrogatori, analisi del luogo del delitto, stub, acquisizione delle videocamere di sorveglianza, esame dei tabulati e delle celle telefoniche, riscontri sui precedenti e delle frequentazioni della vittima, un mosaico da comporre per ricostruire contesto, modalità ed esecutore del delitto.

L'ipotesi delle ultime ore è che l'assassino avesse un complice. Le immagini delle telecamere di due capannoni della zona sembrano inquadrare l'esecutore materiale del delitto scendere da un'auto  in contrada Mollone e poi risalirne una volta consumato il delitto.

Difficile sapere, a riguardo vi è massimo riserbo, se qualche indicazione utile possa essere giunta anche dai testimoni presenti sul luogo delitto subito dopo l’esecuzione. Si tratta, in particolare, di una donna che vive a poca distanza da dove è avvenuto l’omicidio e che, dopo aver sentito le urla disperate di Frisenda, ha visto un uomo fuggire a piedi. Pochi istanti dopo è transitato un ciclista che potrebbe aver visto l’assassino. Ipotesi ora al vaglio degli inquirenti.

Bisogna stabilire innanzitutto il movente di un delitto consumato con evidente ed estrema ferocia. Il 33enne, infatti, aveva piccoli precedenti: era stato condannato per tentata estorsione ai danni di un impresario funebre, e arrestato per droga a febbraio scorso. Non si trattava, almeno all’apparenza, di un soggetto inserito in contesti di criminalità organizzata. Difficile pertanto capire cosa possa aver armato la mano del sicario. Ogni pista viene scandagliata dagli inquirenti: da quella criminale a quella passionale, da uno sgarro a un regolamento di conti.

Lunedì prossimo il medico legale Ermenegildo Colosimo eseguirà l’autopsia sul corpo del 33enne. Un passaggio dovuto in una morte già chiara: Frisenda è stato colpito da un solo proiettile (un secondo colpo è andato a vuoto) che lo ha centrato alla schiena ed è fuoriuscito dall’emitorace sinistro. Chi ha sparato ha usato un revolver calibro 7,65 (o simile). 

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