Omicidio davanti al fast food, chiesti 16 anni e 8 mesi per l’assassino

Arriva la richiesta di condanna per il 26enne che il 25 aprile di un anno fa uccise con un colpo di pistola il compaesano di 28 anni. Invocate altre quattro pene e un’assoluzione per gli altri imputati

Il luogo del delitto

MAGLIE - E’ di 16 anni e 8 mesi la condanna richiesta per Simone Paiano, magliese di 26 anni, che la notte tra il 24 e il 25 aprile di un anno fa uccise il compaesano Mattia Capocelli, di 28, sparandogli alla gola, in via Don Luigi Sturzo, a Maglie.

L’istanza è stata formulata questa mattina, nel processo discusso col rito abbreviato, dal pubblico ministero Maria Consolata Moschettini e comprende la pena per l’omicidio (14 anni e 8 mesi) e quella della detenzione dell’arma (2 anni) da cui partì il colpo mortale.

Paiano (nella foto) ha sempre dichiarato di aver raggiunto il luogo armato di pistola, dopo aver ricevuto la telefonata con la quale il fratello lo avvisava di essere stato sequestrato dal gruppo di Capocelli, e che al suo arrivo sarebbe stato aggredito con un coltello e un machete. Il racconto trovò conferme nella perizia disposta dalla Procura che, durante l'udienza preliminare, aveva escluso l’aggravante dei futili e abietti motivi, ritenendo il delitto legato non solo a contrasti relativi alla gestione del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, ma anche alla salvaguardia dell’incolumità dei familiari.simone-paiano-2-2-3

Resta il fatto che, per l’accusa, l’omicidio fu volontario e che è da escludersi la legittima difesa perché l’imputato avrebbe dovuto e potuto chiedere aiuto alle forze dell’ordine per difendersi anziché procurarsi un’arma.

E’ questo uno dei passaggi cruciali della requisitoria tenuta dal pm che oggi ha invocato le condanne anche per gli altri imputati coinvolti nella stessa inchiesta ma per reati diversi: due anni e dieci mesi per Salvatore Maraschio, di 25 anni, Marco Cananiello, di 21, Andrea Marsella, di 28, tutti di Maglie, e assoluzione per Giorgio Rausa, 24, di Scorrano, accusati di sequestro di persona, lesioni personali con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa perché avrebbero agito proprio in favore del clan Amato al quale Simone Paiano avrebbe mancato di rispetto; dieci mesi per Domenico Tunno, 31enne, di Maglie, al quale è contestato il reato di favoreggiamento.

Di favoreggiamento risponderà, ma nel processo ordinario che si aprirà il 3 luglio davanti al giudice Annalisa De Benedictis, anche il titolare del fast food nei pressi del quale si verificò il delitto: Pierluigi Esposito, 30 anni, di Maglie.

Dopo la discussione del magistrato, è stata la volta delle parti civili: i genitori, il fratello e la nipote di Capocelli, assistiti dagli avvocati Arcangelo e Alberto Corvaglia, e il fratello di Pajano, con l’avvocato Dimitry Conte.

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Nella prossima udienza, il 9 giugno, la parola passerà agli avvocati difensori (Amilcare Tana, Dimitry Conte, Giuseppe Presicce, Vincenzo Blandolino, Simone Viva, Roberta Cofano, Alessandra Luchina), poi il giudice Marcello Rizzo si ritirerà in camera di consiglio per decidere il verdetto.

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