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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

Precariato nella scuola, sei docenti vincono la loro battaglia: ministero condannato

Si è conclusa con il pronunciamento del giudice del lavoro, Maria Grazia Corbascio, la vertenza intrapresa da alcune insegnanti della provincia di Lecce, assistite dagli avvocati Manno. Abusare dei contratti a termine non è conforme alle norme europee

LECCE – Alla luce della normativa europea, le assunzioni di professori con contratti a termine non può trasformarsi in abuso, come accade in Italia. Lo ha stabilito il giudice del lavoro del Tribunale di Lecce, Maria Grazia Corbascio, accogliendo il ricorso promosso da sei docenti della provincia di Lecce, rappresentate in giudizio dagli avvocati Nicola e Raimondo Manno, che seguono la vertenza di circa 150 insegnanti precari, e sostenute dalla Cgil.

La Corte di Giustizia Europea si è già espressa in materia, ravvisando la violazione del principio di parità dei lavoratori perché l’abuso dei contratti a termine è illegittimo sia nel settore pubblico che in quello privato. Secondo i giudici continentali, infatti, l’Italia non si è mai dotata di una legislazione che vieti il ricorso indiscriminato al tempo determinato nel settore pubblico, riservando di conseguenza trattamenti differenti ai lavoratori impiegati rispetto a quelli del settore privato: lo dimostra il fatto che in alcune regioni d’Italia è assunto, al massimo, da settembre a giugno fino al 60 per cento del personale amministrativo e dei professori.

Secondo il giudice del lavoro di Lecce, lo Stato va sanzionato con il risarcimento del danno oltre che con la progressione retributiva prevista per il personale docente a tempo indeterminato con la stessa anzianità. La sentenza dei giorni scorsi, tuttavia, pur rappresentando un sostanziale passo avanti, in termini di diritto, nel contrasto al precariato, non stabilisce ancora un principio di effettiva parità: i datori di lavoro privati, infatti, sono costretti all’assunzione se abusano del tempo determinato, lo Stato invece no. Insomma, per il giudice è stato sufficiente riconoscere il risarcimento del danno. 

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