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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Gallipoli

Il progetto di parcheggi a pagamento dietro l’incendio di un’area boschiva

Nell’inchiesta, che due giorni fa è sfociata nel blitz della guardia di finanza, uno degli imprenditori arrestati è ritenuto il mandante del rogo avvenuto il 21 giugno del 2019 nei pressi del “Ten” a Gallipoli

GALLIPOLI - Davanti ai suoi obiettivi espansionistici, non si sarebbe curato di niente e nessuno, di competitor, magistratura e tanto meno dell’ambiente, al punto di commissionare l’incendio di un’area boschiva sulle cui ceneri realizzare parcheggi a pagamento per gli avventori della discoteca Ten, a Gallipoli.

Così è descritto nelle carte dell’inchiesta, sfociata due giorni fa nel suo arresto ai domiciliari (col braccialetto elettronico) Cesario Faiulo, 56 anni, residente a Casarano, che avrebbe fatto affari nella città bella, “attraverso un arcipelago di società, sia pure tramite prestanome, ma a lui riconducibili”. 

Emblematico della spregiudicatezza dell’imprenditore è considerato proprio l’episodio, avvenuto il 21 giugno del 2019, nei pressi della struttura ricettiva Ten. Le fiamme provocarono la distruzione di un ettaro di area boschiva e con questa di alberi di pino e il mandante, secondo le indagini svolte dal sostituto procuratore Alessandro Prontera, sarebbe stato proprio Faiulo, con l’obiettivo di lucrare su quell’area, adibendola in soste a pagamento. 

“Il suo tentacolare potere si esprime dal Comune di Gallipoli, alla Regione Puglia, sino ai gangli dell’amministrazione della giustizia e della polizia giudiziaria. Di fatto egli esercita un annoso potere condizionante l’economia e la pubblica amministrazione, locale e regionale, quantomeno. I complessi immobiliari realizzati sono l’espressione più tangibile della compiacente azione di dirigenti e funzionari in servizio e già in servizio presso la pubblica amministrazione gallipolina. E tanto si è tradotto nello sfruttamento intensivo di bellezze naturalistiche e paesaggistiche gallipoline, finanche autenticamente saccheggiate” si legge a pagina 430 dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Marcello Rizzo, e il riferimento conclusivo è proprio all’episodio incendiario che pure gli viene contestato con una sfilza di reati più gravi.

Insomma, il 56enne di Casarano è considerato il “dominus” dell’organizzazione finalizzata al consolidamento e al rafforzamento del suo stesso potere economico, ma un ruolo di rilievo l’avrebbe ricoperto anche Emanuele Piccino, 45 anni, gallipolino, considerato dagli inquirenti la longa manus del primo. Questi forte di una serie di conoscenze maturate quando occupava il posto di assessore nella Giunta Minerva (fino al luglio del 2018), avrebbe fatto da “cerniera” con esponenti politici non solo locali e funzionari pubblici, sia inseriti nella pubblica amministrazione che nell’amministrazione della giustizia.

Di questo e di molto altro dovranno rispondere (salvo che non decidano di avvalersi della facoltà di non farlo) i due indagati, domani, durante l’interrogatorio di garanzia che si svolgerà davanti al giudice Rizzo, alla presenza dell’avvocato difensore Ladislao Massari.

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