Mauro Romano, chiuse le indagini sull’ex barbiere: sequestro di persona

L'avviso nei confronti di Vittorio Romanelli, 79enne di Racale. Il 21 giugno del 1977 avrebbe portato il bimbo di 6 anni a Castelforte, dove poi sarebbe stato prelevato da altri due soggetti

RACALE – Il suo nome non è certo una novità. Era già emerso negli anni precedenti. Poi, l’inchiesta sul suo conto era naufragata nella scarsità di prove. Ma all’inizio di quest’anno, con la riapertura del fascicolo e un nuovo impulso, quell’inchiesta interminabile ha fissato nuovi tasselli. Fino alla notizia odierna, un’anteprima di LeccePrima: Vittorio Romanelli, barbiere in pensione di Racale, 79 anni, rischia concretamente di finire sotto processo per sequestro di persona nel cold case riguardante il piccolo Mauro Romano, scomparso a soli 6 anni nel lontano 21 giugno del 1977.

Romanelli, infatti, ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari del sostituto procuratore Stefania Mininni, che s’è avvalsa del Nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce per tutti i riscontri. Il suo nome era stato iscritto nel registro degli indagati alla fine di agosto. Ora, terminata la raccolta delle prove, sembra che vi siano elementi più che sufficienti per attribuire una sua partecipazione almeno alla fase iniziale della vicenda che portò alla scomparsa nel nulla, come se si fosse letteralmente volatilizzato, del bimbo di Racale, figlio di Bianca Colaianni e Natale Romano. Una coppia provata da un dolore indicibile, eppure mossa da una tenacia irriducibile. I genitori, in tutti questi anni, non hanno mai smesso di cercare la verità sulla sorte di Mauro.

Le contestazioni a carico di Romanelli non si discostano molto da quanto già sospettato nel passato. La differenza, oggi, la fanno probabilmente gli elementi in mano alla Procura, che dovrebbero essere più solidi. E, dunque, amico della famiglia Romano, e per questo, forse, insospettabile, ne avrebbe approfittato per sequestrarlo. Un’accusa molto pesante, certo, che implicherebbe un piano più complesso, dato che a lui non è attribuita anche la scomparsa ultima e il più che probabile decesso. Certo è che i genitori, in quei giorni, erano partiti a Poggiomarino, in provincia di Napoli per i funerali del papà di Natale. Mauro, così, era stato affidato alla cura dei nonni materni.

Secondo quanto ritengono gli inquirenti, quel giorno d’inizio estate, mentre Mauro stava giocando con altri bambini, in un cortile accessibile a tutti, nei pressi di via Immacolata, sarebbe arrivato Romanelli con un motocarro Ape. Lo avrebbe prelevato, portandolo verso una zona di campagna a Castelforte, nei pressi di Taviano, dove aveva una seconda residenza. Quella usata soprattutto d’estate. Qui, il piccolo Mauro, evidentemente non nutrendo alcun timore particolare (Romanelli doveva essere un volto noto, in casa, proprio per via dell’amicizia con la famiglia) avrebbe iniziato a giocare con il figlio di Romanelli, Sergio. E questi, poco dopo, avrebbe assistito al rapimento di Mauro. A prenderlo e portarlo via, chissà dove, sarebbero stati altri due uomini. Per ora, due veri e propri punti interrogativi, senza un volto, senza un nome.  

Il secondo colpo di scena dell’anno

Si tratta del secondo colpo di scena di quest’anno sulla vicenda. A febbraio, infatti, è stato arrestato Antonio Scala, un uomo di 70 anni di Taviano, le cui vicende s’intrecciano da sempre con quelle di Mauro Romano. Scala è finito in carcere per una più recente storia di attenzioni morbose nei confronti di ragazzini, alcuni persino al di sotto dei 14 anni. Le accuse: violenza sessuale continuata ai danni di minorenni e produzione di materiale pedopornografico.

Si tratta dello stesso uomo che in quegli anni, qualche tempo dopo la scomparsa del piccolo Mauro, fu condannato per un tentativo di estorsione ai danni dei genitori. Ricevettero richieste di riscatto per 30 milioni delle vecchie lire. Una volta scoperto, riferì di disporre di informazioni suil nascondiglio dove sarebbe stato tenuto il bimbo, sempre in località Castelforte, sulle serre salentine. Ma non vi furono riscontri. E, ancora in merito alla vicenda del bimbo scomparso, nel dicembre scorso, all’interno di una proprietà di Scala, erano state svolte anche alcune verifiche in un pozzo, per la ricerca di eventuali resti umani. Ricerche che suscitarono clamore mediatico che si rivelarono infruttuose. Ma l’indagine, intanto, andava avanti. A ritmo battente. 

Oltre 40 anni di misteri

C’è, dunque, questa prima svolta, forse la più decisa in assoluto da quando si indaga sul caso, ormai da 43 anni, con brusche frenate, archiviazioni e riprese. Ma restano tanti, troppi, ancora i misteri, i contorni da svelare. Primo fra tutti, che fine abbia fatto il bambino, in una storia in cui i colpi di scena, negli anni, non sono mancati. Come quando, nel gennaio del 2015, da una cassaforte in casa dei genitori di Mauro, secondo quanto raccontato dalla madre, furono rubati cinque orologi svizzeri, ma, soprattutto, la copia del fascicolo d’inchiesta e una lettera al figlio scomparso, in cui la donna riferiva quella che, secondo lei, era la verità sui fatti. Con circostanze, nomi e cognomi delle persone che a suo avviso potevano essere coinvolte. Il ladro aveva trovato il quaderno in cui erano riportate le parole. Aveva strappato i fogli “incriminanti”, rimettendolo poi a posto.

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