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Cronaca Nardò

Traffico e spaccio di sostanze stupefacenti: inflitte 11 condanne per più di 80 anni di reclusione

Emessa la sentenza nel processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta su un’associazione che avrebbe monopolizzato il mercato della droga a Nardò, tra il 2019 e il 2020

NARDO' - E’ arrivato il verdetto nel processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta su un’associazione che avrebbe monopolizzato il mercato della droga a Nardò, tra il 2019 e il 2020.
A emetterlo è stato oggi, nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Lecce Angelo Zizzari.
Sono 14 gli anni di reclusione inflitti a Roberto Longo, 56enne neretino, ben noto per i suoi trascorsi nello storico sodalizio mafioso di Pippi Durante e Marcello Dell’Anna, considerato dagli inquirenti a capo del gruppo.
Queste le pene per gli altri dieci imputati, suoi concittadini: 16 anni e 8 mesi per Roberto, detto “Robertino”, Giammarruto, di 32 anni, ritenuto il braccio destro del primo, e 7 anni per la moglie, Chiara Marzano, di 29; 8 anni e 8 mesi per Fernando De Mitri, di 37; 8 anni per Giulio Falconieri, detto “Antaro”, di 35; 7 anni e 4 mesi per Alessio Fahrat, di 29; 8 anni per Antony Fracella, di 32; 8 anni e 8 mesi di reclusione per Lorenzo Grillo, di 43; 2 anni, più 8mila euro di multa, per Sergio Spenga, di 40 anni; un anno e otto mesi, col beneficio della pena sospesa, più 6mila euro di multa, per Alex Mazzarella, di 38; 2 anni e 4 mesi, più 10mila euro di multa, per Gianluca Sanasi, di 36.
I primi nove furono destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita, il 13 aprile del 2022, (gli altri, furono indagati a piede libero), dagli agenti della squadra mobile, del commissariato locale e del Reparto prevenzione crimine di Lecce e Siderno, e a seguire del decreto di giudizio immediato, con il quale la gip Giulia Proto fissò l’inizio del processo in ordinario. Proprio a seguito della notifica del provvedimento, gli stessi avevano chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato, ottenendo così lo “sconto” di un terzo della pena.
Tra le altre accuse, c’erano anche quelle di usura, estorsione, e violazione della legge in materia di armi. La prima era rivolta sia a Giammaruto che a De Mitri, perché stando a quanto emerso dalle indagini, il 9 agosto del 2020, a Martina Franca, avrebbero minacciato un cliente per costringerlo a consegnare la sua autovettura, una Mercedes-Benz, come pagamento dei debiti per pregresse forniture di cocaina.
Di usura, invece, rispondeva solo Giammaruto, ai danni di un imprenditore al quale avrebbe prestato somme di denaro.
Stando alle carte dell’inchiesta, inoltre, l’organizzazione sarebbe stata ben strutturata e si sarebbe avvalsa non solo di metodi violenti e minacciosi per rivendicare la propria esistenza negli ambienti criminali, ma anche di strategie per eludere le investigazioni (qui, tutti i dettagli).
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
A difendere gli imputati ci hanno pensato gli avvocati: Stefano Pati, Stefano Prontera, Tommaso Valente, Giuseppe Bonsegna, Ladislao Massari, Andrea Frassanito e Giampiero Geusa. 
 

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