Viaggi e cene con i soldi dell’Ateneo: inflitti due anni e tre mesi di reclusione all’ex rettore

Si è concluso ieri il processo d’appello nei riguardi di Oronzo Limone ritenuto responsabile di due episodi di peculato. Condannato a due anni anche il suo ex capo di gabinetto Madonna

LECCE - E’ arrivata la sentenza nel processo d’appello sui viaggi e le cene che l’ex rettore Oronzo Limone avrebbe sostenuto con i soldi dell’Ateneo salentino: due anni e tre mesi a fronte dei tre anni e nove mesi confermati in secondo grado, ma cancellati dalla Corte di Cassazione, l’8 giugno del 2016. Gli “ermellini” accolsero in buona parte il ricorso della difesa e annullarono la condanna, ritenendo che alcuni episodi fossero andati in prescrizione, poiché valutarono che il reato non fosse quello di peculato ma truffa.

Il peculato resse solo per due episodi, sui quali proprio ieri si è pronunciata ieri la Corte d’appello di Lecce: il primo riguarda la cena del 3 marzo del 2007, dal costo di 480 euro, tenuta, a detta dell’ex rettore e di Gianfranco Madonna, il suo capo di gabinetto, con un parlamentare salentino ed altre persone; il secondo, relativo a un viaggio a Bologna. Limone disse di aver incontrato il Rettore dell’università bolognese, mentre, stando all’accusa, raggiunse il proprio legale per informarlo dell’inchiesta aperta sul suo conto.

Il verdetto emesso ieri ha riguardato anche a Madonna: la pena è scesa, alla luce delle valutazioni della Corte di Cassazione, da quattro anni a due.

C’era anche un episodio (di truffa) ritornato al vaglio dei giudici (per difetto di motivazione), ma sul quale nel frattempo si è abbattuta la mannaia della prescrizione, relativo all’acquisto di un telefono cellulare Nokia per la badante della madre del rettore, di cui rispondevano il concorso lo stesso Limone, Madonna e Andrea Pasquino, impiegato nella segreteria del rettore (che in appello era stato condannato a un anno e mezzo).

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Ora, non appena saranno depositate le motivazioni, gli avvocati difensori (Andrea Sambati per Limone e Luigi Covella per Madonna) valuteranno il ricorso in Cassazione.

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