Cronaca

Xyllella fastidiosa, la Procura di Lecce dispone il dissequestro degli alberi

Toccherà ora a Regione e Ministero, dopo gli incontri fissati per i prossimi giorni, decidere le sorti degli ulivi salentini

LECCE – La Procura di Lecce ha disposto il dissequestro degli alberi coinvolti nell’ambito dell’inchiesta sugli ulivi salentini e la diffusione tra la malattia identificata come “Complesso del disseccamento rapido dell'olivo” (CoDiRO) e il batterio della Xylella fastidiosa. Il provvedimento è stato notificato dagli agenti del Corpo forestale dello Stato ai proprietari dei terreni interessati.

 Era stato il gip del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, a fine dicembre scorso a convalidare il sequestro degli ulivi interessati dalle richieste di rimozione volontaria e già destinatarie di provvedimenti di “ingiunzione e prescrizione di estirpazione di piante infette emessi dall’Osservatorio fitosanitario regionale”. A motivare la decisione del gip la mancanza di un nesso di causalità accertato tra la malattia identificata come “Complesso del disseccamento rapido dell'olivo” (CoDiRO) e il batterio della Xylella fastidiosa. Vi sono casi, inoltre, in cui oliveti confinanti a quelli attaccati dal Codiro non sono stati colpiti. Inoltre, secondo alcuni studi, l’abbattimento delle piante non fermerebbe il contagio, perciò occorre ampliare le ricerche e gli studi a livello internazionale.

Toccherà ora a Regione e Ministero, dopo gli incontri fissati per i prossimi giorni, decidere le sorti degli ulivi salentini, anche sulla base degli effetti che le cure degli ultimi mesi hanno avuto sugli alberi malati.

Dieci le persone indagate, tra cui lo stesso ex commissario straordinario Giuseppe Silletti. I reati ipotizzati a vario titolo sono di diffusione colposa di una malattia delle piante; violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale; falso materiale commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, falso ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. I reati sarebbero stati commessi nel leccese e zone limitrofe dal 2010 ad oggi.

Oltre a Silletti risultano indagati il’ex dirigente della Osservatorio fitosanitario della Regione Silvio Schito e il suo predecessore (da poco in pensione) Antonio Guario, il dirigente del Servizio Agricoltura della Regione Giuseppe D’Onghia, Giuseppe Blasi del Servizio fitosanitario nazionale, Vito Nicola Savino dirigente dell’istituto Caramia di Locorotondo, Franco Nigro dell’Ateneo barese, Donato Boscia responsabile della istituto per la protezione delle piante del Cnr, Maria Saponari ricercatrice presso lo stesso istituto,  e Franco Valentini ricercatore dello Iamb di Valenzano.

Nelle 59 pagine del decreto di sequestro preventivo d’urgenza i magistrati inquirenti ripercorrono la storia della diffusione del batterio dal 2004 a oggi, siano al piano di interventi straordinario. Un lungo excursus in cui si evidenziano presunte negligenze ed errate valutazioni di un fenomeno la cui diffusione potrebbe avere avuto una natura dolosa.

In base alle indagini eseguite sin qui e condotte dagli agenti del Corpo forestale dello Stato, la Procura evidenzia “ipotesi penalmente rilevanti, con riferimento alle inerzie, negligenze e imperizie configurabili a carico degli organi istituzionalmente preposti alla gestione del fenomeno”.

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