Economia

Dissesto scongiurato per il bilancio del 2015, ma il quadro resta molto critico

La sezione regionale della Corte dei Conti ha certificato la violazione di due dei parametri che rivelano l'esistenza di un deficit strutturale

Palazzo Carafa.

LECCE – Non ci sarà dissesto ma permangono le condizioni di difficoltà economica e finanziaria che fanno del Comune di Lecce un osservato molto speciale della sezione pugliese della Corte dei Conti.

È arrivata nel pomeriggio di ieri a Palazzo Carafa la deliberazione dell’organo di controllo che nella sua parte conclusiva elenca le profonde debolezze del conto consuntivo del 2015, sulla scia di quanto rilevato per i bilanci precedenti: la massa debitoria con tempi medi di pagamento elevati, il reiterato ricorso alle anticipazioni di cassa per la spesa corrente quando invece dovrebbero servire solo per coprire lo sfasamento temporale tra entrate e uscite, la bassa capacità di riscuotere entrate da evasione tributaria e da sanzioni amministrative derivanti dal Codice della strada, l’omesso recupero dell’imposta di soggiorno dalle strutture ricettive, la presenza di debiti fuori bilancio e di pignoramenti.

Questo mosaico, dicono i giudici contabili, fa sì che il Comune di Lecce violi due dei parametri stabiliti per individuare condizioni strutturalmente deficitarie: il rapporto tra residui attivi e accertamenti pari all’86,62 per cento e il volume dei residui passivi (la differenza quello che l’ente stimava di spendere nel corso dell’esercizio e i pagamenti effettivamente sostenuti come spesa corrente)  pari al 65,70 per cento.

Nel provvedimento si legge: "Questa Sezione, in varie occasioni, ha sottolineato che anche il superamento di un solo parametro di deficitarietà strutturale, pur non rendendo l’ente strutturalmente dificitario, costituisce una grave criticità che richiede la tempestiva adozione di concrete misure correttive. Tale considerazione, vale, a maggior ragione, nell’ipotesi in cui, come rilevato nella fattispecie in esame, si riscontra il superamento del medesimo parametro per più esercizi”.

Il 5 luglio il sindaco Carlo Salvemini, accompagnato dai dirigenti Emanuele Carratta (Tributi), Salvatore Laudisa (Settore finanziario) e dai funzionari responsabili della ragioneria, Fernando Maggiore e Diego Mazzotta era stato in audizione presso la sezione regionale di controllo per fornire ulteriori chiarimenti rispetto a questioni che i magistrati contabili avevano posto nel corso dell’istruttoria, soprattutto rispetto a due voci di credito: quella per il quale il ministero della Giustizia dovrebbe circa 12 milioni di euro al Comune per il funzionamento degli uffici giudiziari e quella relativa al mancato versamento da parte di alcune strutture ricettive dell’imposta di soggiorno pari a 489mila euro nel periodo 2013-2017.

A latere di quell’incontro l’ex sindaco Paolo Perrone, coinvolto direttamente nella gestione finanziaria dell’ente nell’ultimo decennio come primo cittadino, aveva accusato Salvemini di non aver difeso le ragioni della città, ma di aver tifato per il dissesto in modo da attribuire al centrodestra la responsabilità di una così pesante dichiarazione. Letta la deliberazione della Corte dei Conti l’attuale sindaco ha brevemente risposto: “I fatti si incaricano sempre di fare giustizia della propaganda”.

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