Orario ridotto operatori socio sanitari delle scuole, stato di agitazione dei Cobas

Il sindacato di base ha allertato prefettura, Asl e Ambito territoriale di Lecce sulla decisione di ridurre a 20 ore settimanali l’impiego di operatori ed educatori della cooperativa sociale Progetto A.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

LECCE - L’organizzazione sindacale Cobas pubblico impiego di Lecce, con i propri iscritti operatori socio sanitari ed educatori dipendenti della cooperativa sociale Progetto A. e in servizio presso l’Ambito territoriale di Lecce dichiara lo stato di agitazione sindacale per le precarie condizioni lavorative.

Notizia di queste ore è che il personale Oss che ha un contratto a tempo indeterminato che viene sospeso nei mesi estivi e riattivato a fine settembre si è trovato con la riduzione dell’orario settimanale passando dalle 25 ore settimanali dello scorso anno alle attuali 20 ore settimanali. È da sottolineare che la cooperativa nel contratto a tempo indeterminato sottoscritto con i dipendenti ha indicato l’orario settimanale in 25 ore mentre sembrerebbe che l’Ambito territoriale di Lecce abbia chiesto il passaggio a 20 ore alle dipendenti.

Resta inteso che una variazione in diminuzione dell’orario non sarà accettata verbalmente dalle iscritte senza una comunicazione per iscritto al sindacato e senza discussione pertanto le operatrici ed operatori continueranno a lavorare per 25 ore settimanali. Il sindacato Cobas chiede, inoltre, alla cooperativa Progetto A. un elenco aggiornato di tutti gli operatori in servizio con relativa data di assunzione e mansioni svolte negli anni.

Tutte queste “regole” possono apparire come sfruttamento istituzionale per il tramite delle cooperative sociali che gestiscono il personale dell’integrazione scolastica. Il sindacato chiede un riconoscimento della figura professionale a 360 gradi, perché non è ammissibile nel 2020 percepire una retribuzione così offensiva in palese violazione della Costituzione e nello specifico dell’articolo 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”.

La possibilità di poter accedere all’internalizzazione, con il riconoscimento contrattuale adeguato, potrebbe donare quella condizione di serenità ed equilibrio, fondamentale per poter svolgere una professione d’aiuto così complicata e delicata, che porta ogni giorno a stare a stretto contatto con soggetti fragili aventi patologie gravi e gravissime. A farne le spese, in prima persona, sono gli utenti, nello specifico minori con bisogni speciali che non hanno scelto le loro disabilità, ma si ritrovano ogni giorno a dover urlare e pretendere che gli venga riconosciuto un diritto: dovere morale e sociale di una società inclusiva quale si vanta di essere la nostra. Ogni utente disabile deve avere gli stessi diritti, nel caso specifico assistenza scolastica, indifferentemente che essa sia erogata da personale Asl o Ambito, senza fare economia sui disabili che hanno la sfortuna di andare in capo all’Ambito che per carenza di risorse ne fa la pelle sui bambini

L’anno scolastico è iniziato il 24 senza la presenza degli Oss. Il 26 settembre sono state comunicate le nuove condizioni di lavoro che vanno a peggiorare il servizio a discapito degli utenti. Non più 25 ore settimanali, come da contratto, bensì 20, da dividere su un numero elevato d’utenti ubicati su plessi e comuni diversi.

“Il periodo storico in cui ci troviamo, particolare e delicato, soprattutto per questo tipo d’utenza che più degli altri è esposta a potenziale rischio contagio data l’attuale emergenza sanitaria” spiega Giuseppe Mancarella, “risulta oltremodo incomprensibile l’organizzazione di tale servizio, pertanto si chiede che le Oss vengano assegnate a non più di una scuola dove dovranno svolgere 36 ore settimanali, effettuando un’attenta valutazione dell’utenza e giusto numero di assegnazioni. Il futuro incerto dei lavoratori e le precarie condizioni di lavoro impongono un intervento della Regione Puglia, dell’Upi, dell’Anci, dell’Asl di Lecce e delle altre istituzioni coinvolte a vario titolo per salvaguardare il servizio svolto dal suddetto personale oltre che la qualità dei servizi svolti nei confronti dello studente-cittadino. Alla prefettura di Lecce si chiede l’immediata convocazione di un tavolo istituzionale per esperire il tentativo di raffreddamento per risolvere nel più breve tempo possibile l’incresciosa vicenda della diminuzione dell’orario di lavoro rispetto allo scorso anno”.

In caso di mancata considerazione verrà indetto uno sciopero per tutto il personale, nei tempi che verranno comunicati in seguito e nel pieno rispetto delle disposizioni contrattuali e normative in vigore.

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