Turismo, tra tendenze e realtà: storie appassionanti e discariche abusive

Gli stranieri adorano le proposte che li portano a contatto con le autenticità del Salento. Ma gli sforzi degli operatori incontrano problemi imbarazzanti

LECCE - Dopo gli studi universitari, Marialba Pandolfini ha deciso di tornare a casa: “Sono orgogliosa che la Puglia sia la mia destinazione e sono felice di incontrare altri giovani che vogliono ripartire da qui” dice nelle battute iniziali dell’intervista, la terza del percorso di approfondimento sul turismo nel Salento.

Laureata nel 2004 in Economia del Turismo presso l’Università di Bologna, sede di Rimini, ha vissuto qualche tempo a Londra per studiare la lingua prima di tornare nel Salento e iniziare un percorso di apprendistato tra agenzie (ha il titolo di direttore tecnico) e info-point.

In un momento di particolare difficoltà, quando cioè si è ritrovata senza lavoro, ha tirato fuori un’idea che, coltivata e sviluppata con passione e speranza, gli è valsa poco dopo l’inserimento nell’associazione nazionale delle start up del turismo: quella di un tour operator specializzato in viaggi esperienziali. Con il senno del poi, una fase molto problematica è diventata un’opportunità.

La sua intuizione è stata molto apprezzata soprattutto fuori regione, ma proprio nella sua terra ha dovuto faticare non poco a essere presa in considerazione. La sua, in fondo, è una condizione comune a quella di molti giovani professionisti ai quali un sistema economico e sociale sostanzialmente ancora troppo ingessato toglie spazio e prospettive.

Anche con lei, come con Carlo Spagnolo e Rossella De Giorgi, abbiamo intavolato una discussione cercando di coniugare un punto di vista parziale, perché specialistico, con il tema di fondo di questo filone di approfondimento: la natura del turismo nel nostro territorio e la direzione che vuole intraprendere.

Il Salento da cartolina sembra aver fatto il suo tempo, almeno per i turisti più esigenti. Cosa cercano?

Sentono l’esigenza di vivere cose autentiche, semplici e da questo punto di vista non ci manca nulla. Quello che sto cercando di fare è dunque promuovere il territorio in maniera innovativa, creando delle storie di viaggio. Non chiedo più cosa vuoi fare, ma chi vuoi incontrare: così al centro ci sono le persone che ci permettono non solo di far vivere un’esperienza legata alla cultura, alle tradizioni ma attraverso essa vivono storie di cambiamento, di imprenditorialità, soprattutto giovanile. Il mio obiettivo è scovare questi profili e trasformarle in esperienze ritenute di valore.

Quanto inciderà il turismo esperienziale nel prossimo futuro?

Dalle esperienze passeremo alle trasformazioni. I viaggiatori cercano una storia in cui riconoscersi: se uno è nella fase ‘mollo tutto e vado via’ molto probabilmente vorrà incontrare una persona che vuole fare il suo passo, probabilmente non gli importa nemmeno dove sia questa persona. Bisogna andare oltre: non dobbiamo limitarci a vendere il tour del vino o dell’olio, ma far capire la storia che c’è dietro ogni prodotto, cioè un piccolo imprenditore locale che promuove per esempio la nostra cultura sulla sana alimentazione.

Questo modello in teoria può essere applicato ovunque. Perché la Puglia dovrebbe fare la differenza?

Ciascuna regione ha la sue specificità. La Puglia adesso ha una fama riconosciuta a livello internazionale e in questo momento è una moda anche grazie al lavoro di Pugliapromozione che secondo me si sta muovendo benissimo: dobbiamo cavalcare l’onda adesso ma per farlo dobbiamo promuovere un turismo sostenibile, responsabile e di qualità: ecco perché vendiamo autenticità, ma con tutti i comfort. Un amante del vino in Puglia vorrà un viaggio sui vini autoctoni che non potrà trovare altrove: quindi trasformiamo una tipicità in una proposta e al centro di mettiamo la persona che ti fa vivere un viaggio come si legge la pagina di un libro. E quindi ti emozioni a leggerlo e ti dici: voglio fare questa cosa.

Mi fai un esempio?

Noi proponiamo il viaggio della cartapesta in un giorno: si parte dalla bottega dove l’artigiano prosegue una tradizione di generazioni, si fa vedere la lavorazione e poi si fa una passeggiata mostrando le principali statue, ma anche i soffitti nelle chiese, per poi accompagnarli da una designer della cartapesta: dalla tradizione passiamo all’innovazione, senza soluzione di continuità. Di persone creative in Puglia ce ne sono tante, io cerco proprio queste chicche.

Il tuo modello sembra favorire anche un certo indotto, quello dell’autista, dell’artigiano. Ma può portare benessere a livello diffuso?

Sicuramente generiamo micro imprenditorialità perché permettiamo a piccoli esperti locali di inserirsi in un circuito virtuoso. Non solo: con Tourango i nostri esperti entreranno a breve in un percorso di formazione e anche di contaminazione, che significa creare insieme nuove esperienze e nuove idee. Ciascuno deve amare quello che fa per diventare egli stesso una esperienza di viaggio. Lo vedo come un processo sostenibile e responsabile che produce benefici a partire dalla popolazione locale. Il diktat della crescita economica, che ci porta a fare i conti per esempio con la questione del gasdotto Tap o delle ricerche di petrolio davanti alle nostre coste, non regge più: noi abbiamo il dovere di essere propulsori di sviluppo locale.

Il target che tu intercetti, mi par di capire, è anche molto esigente. Ma quando si fanno i conti con la realtà, oltre le suggestioni, di cosa si lamentano i turisti?

DSC_0026-5Per garantire autenticità con tutti i comfort attesi, dobbiamo articolare la proposta in modo da non far percepire i problemi con i quali facciamo i conti tutti i giorni: il problema delle infrastrutture è serio: mi raccontava di una mia cliente di un volo Parigi-Brindisi costato 50 euro andata e ritorno della durata di quattro ore da casa sua all’atterraggio. Una volta a Brindisi ha dovuto spendere 150 euro, erano in due, impiegando due ore per raggiungere Otranto. Capisci bene che per evitare questo problema devo inserire nel mio preventivo di spesa un servizio transfer a un costo extra il che mi permette di risolvere il problema, ma il mio prodotto Puglia diventa meno competitivo rispetto ad altre destinazioni. Cerchiamo sempre di ragionare in maniera globale: un altro nodo è quello della formazione. Vogliamo lavorare con l’estero, con il lusso? Bada bene, non ti parlo dei servizi primari come ristorazione e strutture ricettive, ma ti parlo del sistema del sistema dell’accoglienza diffusa che significa ospedali, banche, farmacie. Considerato il trend in crescita dei turisti straniera, le istituzioni dovrebbero favorire la formazione specifica con prezzi accessibili a tutti, con corsi anche per gli studenti.

Quali sono le lamentele principali oltre al tema della mobilità?

Sostanzialmente hanno a che vedere con il sistema di informazione turistica, quella standard: ognuno cerca di fare il proprio interesse, spesso non si parla bene l’inglese nemmeno negli info point per non parlare dei negozietti tipici. Spesso loro fanno escursioni in bici e dicono di aver paura e sono sconvolti alla vista di una discarica a cielo aperto: se noi vogliamo fare un percorso alternativo anche con un minivan, dobbiamo per forza fare prima una ricognizione, a maggior ragione se si tratta di un’escursione in bici o di una passeggiata naturalistica. È difficile spiegare a un turista straniero con la mentalità completamente diversa dalla tua quali sono i nostri problemi. Anzi, delle volte è veramente imbarazzante. Poi c’è una specie di paradosso, considerando che siamo una destinazione prevalentemente balneare: in bassa stagione, intendo in aprile e maggio, i turisti che arrivano già in maniche corte e infradito trovano ristoranti e stabilimenti chiusi. E’ un cane che si morde la coda. Infine l’improvvisazione, del tipo “ah mi sono stancato di quello che faccio, apro un B&b”.

Da dove vengono i tuoi clienti?

Quelli di lungo raggio sono personalmente americani e australiani, prenotano con molti mesi di anticipo e questo permette di pianificare bene il lavoro. Poi ci sono francesi, tedeschi, anche se io lavoro prevalentemente con inglesi che tendono ad avere un elevato budget di spesa e arrivano in piccoli gruppi, quelli più adatti alle proposte che io faccio. 

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Istruzioni per l'uso: non si tratta un'inchiesta, termine del quale sempre più spesso si abusa, ma un approfondimento a più voci per entrare nelle pieghe del settore e raccogliere al contempo idee per immaginare uno sviluppo diverso da quello al quale stiamo assistendo, tra confusione e improvvisazione. Certo non mancano le eccellenze e la qualità, ma l'impressione è che continui a esserci un territorio a macchia di leopardo, incapace di mettere a sistema le sue potenzialità e la sua vocazione. Naturalmente le opinioni espresse saranno discordanti, perché ciascuno degli intervistati è portatore di un punto di vista specifico, ma abbiamo ritenuto essenziale un ascolto complessivo per un confronto a tutto campo. Nella scelta degli intervistati abbiamo dato la priorità alle generazioni più giovani, perché siamo convinti che facciano ancora troppa fatica, nel Salento, per affermare le proprie competenze e idee (Gabriele De Giorgi).

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