Abusivi, rifiuti e pessime abitudini: Legambiente severa con Porto Cesareo

Al termine del campo estivo, con quaranta giovani provenienti da tutta Italia, poco luginghiero il giudizio fornito: ambulanti senza licenza ovunque, risse, aree di pregio abbandonate al vandalismo e all'immondizia, e controlli delle autorità non sempre puntuali e del tutto efficienti

Una siringa ritrovata fra gli arbusti.

PORTO CESAREO – Non mette il voto in pagella, Legambiente, ma è come se lo facesse. E non è certo alto e lusinghiero. Porto Cesareo sarà uno dei luoghi più amati dai vacanzieri, ma sono ancora troppi i problemi che l’appesantiscono. E il circolo locale presieduto da Luigi Massimiliano Aquaro, che ha ospitato quaranta volontari provenienti da tutta Italia, per uno dei suoi consueti campi estivi improntati al rispetto dell’ambiente e delle regole, usa le parole di alcuni fra gli stessi giovani per descrivere la situazione.

Dopo aver assistito a ogni forma d’illegalità, piccola o grande che fosse, hanno parlato, infatti, di “nuove invasioni barbariche”. E ci si chiede se sia questa l’immagine che il Salento vuol dare di sé, in linea generale, giacché questioni analoghe accadono anche altrove. Gallipoli, e non solo.  

Insomma, la fine dei campi e il rientro a casa dei giovani che hanno maturato un’esperienza diversa, per la loro vacanza, è motivo anche per tirare le somme su tutto ciò che ancora non funziona nella località rivierasca.

Fra gli aspetti cruciali, le decine di commercianti con bancarelle abusive. Si collocano su lungomare di Ponente. Privi di licenza o autorizzazione, espongono mercanzia, spesso e volentieri contraffatta o comunque non conforme alle direttive comunitarie. E l’illuminazione delle postazioni è alimentata con rumorosi motorini a scoppio, fastidiosi e inquinanti. Ne fanno le spese tutti, specie i bambini.

Legambiente di Porto Cesareo descrive tutto questo e aggiunge che all’immagine d’illegalità diffusa seguono controlli delle autorità a singhiozzo. Qualche ispezione, con sequestri, ma la sensazione, vista l’assiduità con cui gli ambulanti illegali tornano all’arrembaggio nel giro di poche ore, è che vi sia troppa tolleranza.

E così non sono mancate nel tempo nemmeno situazioni rischiose, come alcune violente risse tra gli stessi ambulanti. Per non parlare dei parcheggi: auto e furgoni in doppia e tripla fila e negli stalli riservati ai diversamente abili. Il ticket parcheggio raramente pagato e il tagliando assicurativo sul parabrezza spesso assente. Per non parlare di chi si accasa sulle panchine, e sotto le palme, e ne fa giaciglio per notti sotto un tetto di stelle.

I volontari si sono impegnati nella pulizia delle aree naturali più frequentate dai turisti. Il che ha significato anche lottare contro l’incuria e comportamenti poco rispettosi. Così, hanno ripulito l’area di Punta Saponara, che ricade nella riserva regionale orientata “Palude del Conte e Duna Costiera di Porto Cesareo”. Era sporca e invasa da rifiuti di ogni genere. Fra cui siringhe e altro materiale pericoloso. Per non parlare di decine di auto e camper su dune e “spunnulate” (cioè le doline carsiche), nel pieno del parco. Il cosiddetto turismo insostenibile.

Altre pulizie hanno riguardato il sito “Scalo di Furnu”. Qui i volontari, nel cercare di restituire alla comunità l’originario valore dell’area archeologica, hanno preso nota di un vero e proprio stato d’abbandono: nessuna protezione, rovi e sterpaglie ovunque, e bagno a cielo aperto per molti, visto che non hanno potuto fare a meno di osservare una certa mole di escrementi.

I volontari si sono poi spesi nella rimozione dei rifiuti sulla penisola della Strea. Decine di bustoni neri pieni di spazzatura d’ogni genere (fra i reperti più singolari, un grosso scaldabagno) sono stati affidati alla ditta “Bianco” per la rimozione. Nota di colore (si fa per dire): durante queste operazioni, e in appena un quarto d’ora, i volontari di Legambiente hanno avvistato, documentato e segnalato al 1530 (numero della guardia costiera) ben quattro imbarcazioni che attraversavano indisturbate la zona A dell’Area marina protetta.

Lì sarebbe vietata addirittura la balneazione, quindi figurarsi il passaggio di barche. Si attendono ora le dovute sanzioni. I diportisti saranno probabilmente stati ripresi dall’impianto di videosorveglianza installato dagli operatori dell’Amp sulle torri costiere.  

Siccome non manca mai qualche situazione paradossale, ecco poi spuntare una grigliata in pieno giorno sulla spiaggia di Torre Lapillo, nei pressi di via Caboto. Campeggiatori abusivi con tanto di fiamma libera in spiaggia e arbusti usati come combustibile. Segnalati anche questi al 1530. Dopo 45 minuti d’attesa, stando a quanto riferito da Legambiente, nessun intervento. E così anche in questo caso si auspica che le videoriprese possano condurre alle doverose sanzioni.

E l’isola pedonale? L’orario, rispettato per modo di dire. L’ingresso è impedito da transenne che si rimuovono facilmente. E basta che la polizia locale si allontani per un altro servizio, che qualcuno passa.

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Postilla finale: impegno è stato profuso nella promozione della petizione contro le trivelle in mare denominata “No oil - #Stopseadrilling” (si può ancora firmare sul sito www.avaaz.org), con la quale si spera di bloccare l’intenzione del Governo di consentire l’installazione di piattaforme per la ricerca degli idrocarburi.

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