Politica

Al Red Village di scena Diliberto: “Essere comunisti è più attuale che mai”

Il segretario nazionale del Pdci incontra il giornalista Luca Telese, per un confronto sulle generazioni a confronto. A margine della serata, una breve conversazione sui temi dell'attualità politica: dal governo Monti a Napolitano

OTRANTO – Governo Monti, crisi economica, attualità della proposta “comunista” nel rilancio dell’Italia e dell’Europa. Sono questi e tanti altri i temi affrontati, ieri sera, nell’approfondimento politico del “Red Village” di Frassanito, ossia il campeggio nazionale dei giovani comunisti, che si tiene ad Otranto dal 21 al 30 luglio, alla presenza e con la partecipazione di diverse delegazioni estere dei vari partiti “rossi” del mondo.

Ieri sera il dibattito si è svolto attorno al tema delle “Generazioni a confronto”: vi hanno preso parte il coordinatore nazionale della Fgci, Flavio Arzarello, ma soprattutto Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Partito dei Comunisti italiani, e Luca Telese, giornalista e direttore di “Pubblico”, il nuovo prodotto editoriale che partirà da settembre.

A margine della serata, l’incontro col segretario nazionale del Pdci, già ministro di Grazia e giustizia nel governo D’Alema.

Segretario Diliberto, ha ancora senso parlare di “comunismo” in questa fase, nel senso che il termine ha una connotazione ideologica, che guarda più al passato, alle radici, o esiste una attualità della proposta valida anche per il futuro?

“Il grande paradosso è che oggi è più attuale che mai, addirittura più di quando sono diventato comunista io, ahimè, quarant’anni fa, perché la crisi del capitalismo che c’è oggi è selvaggia e si dimostra proprio con le cose che succedono in tutto il mondo ed, in particolare, nella vecchia Europa: quando il capitalismo sprigiona i propri istinti più selvaggi porta alla miseria e alla disperazione. Ci sono interi paesi che stanno fallendo con le ricette neo-liberiste, e, quindi, l’idea del ‘comunismo’, tradotta in modo semplice, di eguaglianza, di redistribuzione, è l’unica ricetta possibile. Perché le ricette fatte di ulteriori tagli metteranno in ginocchio drasticamente milioni di persone, com’è successo in Grecia e sta succedendo in Spagna. Io temo che con le ricette di Monti succederà anche in Italia”.

A proposito di Monti e del suo governo. È chiaro che il suo giudizio su questa esperienza non sia positivo, ma sarebbe più preoccupante la prosecuzione anche dopo le elezioni del 2013 di questo governo, peraltro paventato da alcuni esponenti del Pd (D’Alema, ndr) o piuttosto un modello neo-liberista che si rifaccia a Monti, con Pd ed Udc ed altre forze moderate assieme?

“Io temo molto che ci possa essere una prosecuzione dell’esperienza Monti o direttamente con Monti medesimo o con la prosecuzione delle ricette di politica economica di Monti, perché sarebbe più o meno la stessa cosa. Dentro al Pd c’è una discussione molto aspra, non tutti sono d’accordo nel proseguire con le ricette di Monti: Bersani è stato abbastanza chiaro, sottolineando che d’ora in avanti, cioè dalle prossime elezioni, occorre restituire la parola alla politica, e, dunque, non c’è più spazio per la tecnocrazia. Naturalmente, tra il dire e il fare, com’è noto, c’è di mezzo il mare. Ma quel che è certo è che Monti è riuscito a scontentare tutti”.

Le politiche del lavoro di Monti, portate avanti dal Ministro Elsa Fornero, sono quelle che più fanno storcere il naso alle forze di “sinistra”: ha senso affermare che questo governo sia il compimento della proposta neo-liberista di Berlusconi?

“Non vi è dubbio che Monti abbia varato dei provvedimenti che non sono riusciti a Berlusconi: mi auguro che gli italiani ricordino che, nel 2002, si voleva cambiare l’articolo 18 e si fermò quel tentativo grazie alla grande manifestazione organizzata da Sergio Cofferati. Negli ultimi tempi, Berlusconi aveva una maggioranza così risicata, che, ogni volta, doveva cercare i voti dei responsabili, dei volenterosi, dei transfughi, comprarli e non ce la faceva. A quel punto è intervenuto Monti con un’operazione molto spregiudicata ed è riuscito in questa operazione secondo me fallimentare, per chi l’ha votata, innanzitutto per il Pd”.

Operazione bocciata anche da Confindustria, il che è tutto dire…

“Giusto. La fine dell’articolo 18 non è altro che il coronamento delle indicazioni che la Banca centrale europea nell’agosto del 2011 mandò al governo Berlusconi, senza che quest’ultimo riuscisse ad onorarle. Tutto questo ovviamente è grottesco per la maggioranza che sostiene Monti: spero che finisca quanto prima perché è una stagione molto triste per l’Italia”.

Argomento giustizia, visti i trascorsi da Ministro. È stato chiesto il rinvio a giudizio per il governatore pugliese Vendola, con l’ipotesi che abbia favorito la nomina di un primario. Tecnicamente, secondo i detrattori, non sarebbe un atteggiamento differente da quello che si contestava ad altri politici come Mastella. In ogni caso, crede che debba dimettersi?

“Confesso che trovo agghiacciante chi prova a mettere sullo stesso piano Vendola e Mastella. Un conto è un sistema costruito sui rapporti, sulle amicizie, sulle clientele, un conto è una singola vicenda su cui la magistratura farà il suo dovere, su cui probabilmente ci sarà un processo e dove sono convinto che Vendola verrà assolto con formula piena”.

Questo “Red Village” è stato aperto da Antonio Ingroia. La Procura di Palermo vive un momento di assedio, con la politica che accusa e un momento di tensione con le istituzioni. Che idea si è fatta dell’atteggiamento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e di qualche sospetto che si solleva sulla sua figura?  

“Non ritengo ci siano sospetti su Napolitano, perché la stessa Procura di Palermo conferma che le intercettazioni che riguardano il presidente non hanno alcun tipo di rapporto neanche lontano con i reati”.

E allora perché tutta questa paura e questo polverone su delle intercettazioni che sarebbero innocue, sollevando peraltro una questione come quella del conflitto di attribuzione?CIMG4816-2

“C’è un punto di principio molto delicato sul piano politico ed istituzionale e che, cioè, se io sto intercettando lei e lei sta parlando con il presidente della Repubblica, ma c’è il rischio che lei stia compiendo un reato, io Procuratore devo smettere o continuare? È un punto su cui deciderà la Corte costituzionale”.

Però, è anche vero che La Repubblica ha recentemente reso noto che, nell’ambito della vicenda Bertolaso sulla ricostruzione de L’Aquila, in cui l’ex capo della Protezione civile era intercettato a fini d’inchiesta, risulta una telefonata di Napolitano, peraltro resa pubblica. Come mai per quella vicenda, che tecnicamente è uguale a questa, non è stato sollevato il conflitto d’attribuzione?

“Noi non conosciamo quale sia il contenuto delle intercettazioni, quindi, non abbiamo la più pallida idea di cosa ci sia dietro. Di sicuro c’è una dichiarazione ufficiale della Procura che dice che, da quelle intercettazioni, risulta che il presidente non ha compiuto alcun tipo di reato, quindi, io sono abbastanza tranquillo”.

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