Analisi di un patto: fra accuse di inciucio e sostegno incondizionato

Dopo la stretta di mano fra Salvemini e Delli Noci, parte la rissa politica anche sui social. Dure accuse di trasformismo dal centrodestra, mentre dall'area avversaria si rimarca: "Inesperienza e debolezza di Mauro Giliberti"

LECCE – L’accordo era nell’aria, da sempre probabilmente, qualcuno sussurra che i vagiti già si avvertivano durante la campagna elettorale, ma l’ufficializzazione ha scatenato un terremoto (inevitabile) con una ridda di prese di posizione che si sono susseguite per tutta la giornata di ieri, sono proseguite anche oggi e sono destinate a continuare fino alle soglie del ballottaggio del 25 giugno.

Il patto Salvemini-Delli Noci è, giocoforza, al centro del dibattito di tutti i cittadini leccesi, con prese di posizione dalle diverse sfumature, fino a quelle diametralmente opposte. Sì, ok, però, forse. Nei bar, nei salotti, nei ristoranti, su Facebook e gruppi Whatsapp, è tutto un susseguirsi di esultanze e anatemi, di “non voterò” e “voterò più convinto di prima”. E via con i “forza Carlo”, “Forza Mauro”, “abbasso tutti”.

Ovvio che nel centrodestra sia esplosa una feroce polemica, che ha travolto come un’onda Alessandro Delli Noci (nella foto in alto), l’assessore dimissionario criticato sui social anche dal sindaco Paolo Perrone. Tutto, ovviamente, calcolato per tempo dal giovane ingegnere che si gode l’accordo e porta avanti il suo obiettivo.  

Forte è stato l’affondo, ieri sera, di Mauro Giliberti, che ha intravisto la regia occulta di Michele Emiliano. La cosa non è piaciuta all’assessore regionale Salvatore Negro, secondo cui quelle del giornalista leccese sono “affermazioni e polemiche sterili” che “dimostrano ancora una volta la sua inesperienza politica e amministrativa: confermano che non è la persona adatta a guidare la città di Lecce”.

A Negro non è piaciuto soprattutto un passaggio, il riferimento a presunte pressioni del presidente regionale Emiliano sull’Udc e del segretario regionale Totò Ruggeri per sostenere l’accordo Salvemini Delli Noci. “Che Giliberti sia la persona meno adatta a guidare la città di Lecce lo hanno compreso anche i suoi alleati e l’elettorato del centrodestra”, taglia corto Negro. E calca la mano: “Il risultato venuto fuori dalle urne domenica scorsa è un messaggio forte considerato che le preferenze per i candidati delle liste hanno superato di gran lunga quelle per il candidato sindaco”. Per Negro “non saranno le sue polemiche affermazioni a fermare il vento del cambiamento che ormai soffia forte anche su Lecce”.

Ovviamente non la pensa così un altro consigliere regionale, Erio Congedo, di recente passato da Direzione Italia a Fratelli d’Italia. Per lui, che peraltro è stato per lungo tempo fra i papabili alla candidatura a sindaco di Lecce, quello fra Salvemini e Delli Noci è un “inciucio che fa male alla città e alla buona politica”. 

Questa l’analisi di Congedo: “A Lecce la delusione dei cittadini che domenica scorsa hanno votato gli altri due candidati sindaco è tangibile e traspare sia in città, sia sui social network. In effetti non si può dar loro torto: strumentalizzati e beffati per regolare i posizionamenti delle poltrone a beneficio solo ed unicamente di interessi politici e a discapito della comunità intera”. Di contro, Congedo parla di un centrodestra cristallino: “Arriviamo al ballottaggio senza inciuci, senza intrecci, senza commistione di interessi da dover poi regolare per il raggiungimento della vittoria, ovvero a vittoria raggiunta”. Per il consigliere regionale, dunque, un “modo di fare che rievoca i tempi più bui della politica italiana”.

Ernesto_Abaterusso-2Ernesto Abaterusso (nella foto a lato), dai banchi del gruppo consiliare Mdp, da lui presieduto, ritiene invece che tale  patto sia “un’ottima notizia per il futuro della città di Lecce”. Insomma, ora è “tutto più chiaro in vista del ballottaggio  del prossimo 25 giugno”.

Per Abaterusso due sarebbero i dati emergenti: “Da una parte ci sono le forze del rinnovamento, le energie giovani e le forze provenienti dalla società civile della città; dall'altra un sistema consolidato di potere con i soliti nomi, le solite facce, i soliti interessi. Che oggi però ha paura di perdere”. Ergo, non ha dubbi: “Scegliere il futuro, per Lecce e i leccesi, vuol dire sostenere l'accordo Salvemini-Delli Noci”. Il secondo dato, spiega, è invece di carattere politico: “A Lecce le forze democratiche e progressiste ci sono e mai come oggi possono vincere. Ciò pone, a tutti coloro che vogliono costruire un'alternativa alla destra, la spinta per fare di più e meglio”.

Il deputato Roberto Marti di Direzione Italia (nella foto in basso), usa invece torni sarcastici. “L'ex assessore rampollo della giunta Perrone, che per cinque anni ha sempre espresso apprezzamento per l'ottimo lavoro dell'amministrazione comunale, elogiando qua e là se stesso e il primo cittadino, a un certo punto, viene folgorato sulla via di Damasco. Quando? In concomitanza con l'inizio della campagna elettorale. Strana coincidenza, avrà pensato qualcuno”. 

Marti-4-7Marti ha anche una teoria su Delli Noci, che definisce giovane dalle “mire espansionistiche”: “Non ha accettato di buon grado l'oscuramento politico e mediatico che il centrodestra, sua casa d'appartenenza, gli ha riservato. Per un 34enne ambizioso e di ‘lungo corso’ come lui, è stato inaccettabile: se fosse stato indicato quale successore in pectore di Paolo Perrone, avrebbe portato avanti la battaglia politica contro Carlo Salvemini. E invece, a soli otto mesi dal voto, inizia il suo percorso in solitudine per un'altra Lecce: ma quale? – si chiede -, quella dei quattro anni e mezzo con l'amministrazione o quella degli ultimi otto mesi?”

Marti parla, ancora, di atteggiamento “pseudo-trasversale utile a chi vuole tenere il piede in due scarpe per raccattare qualche voto. I duecento candidati delle sue liste sono serviti ad assicurare il posto in consiglio comunale al candidato sindaco ‘illuminato’ e al primo eletto in quota Udc, che ovviamente oggi detta legge e chiede seggi come se non ci fosse un domani”.

E anche per Pierpaolo Signore, segretario Provinciale Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale, l’accordo si prefigura come “la madre di tutti gli inciuci”. “Al primo turno tanti elettori di centrodestra hanno incolpevolmente abboccato pensando, ignari del vero ma occulto progetto, che scegliendo Delli Noci avrebbero votato  il ‘nuovo’ ed invece – chiosa - si ritrovano a dover fare i conti con i peggiori e più vecchi sistemi politici che danno vita ad una coalizione posticcia, fatta di tante parti antitetiche tra loro e che non potrà mai governare perché senza numeri e con un costo esorbitante per la città e soprattutto per i leccesi”.

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19149349_1525486424178128_7540687013013802914_n-2Per Giorgio Pala (nella foto a lato), giovane consigliere eletto in Fratelli d'Italia "non è così che deve andare. Era una questione di onestà intellettuale prima che si andasse al ballottaggio, di coerenza, fattore non trascurabile, ora." "Chi ha votato, pur appartenendo al centro destra, Alessandro Delli Noci per protesta alla vecchia politica amministrativa del Comune di Lecce - sostiene - e negli anni ha sempre sentito il centro-destra come la sua casa, non può schierarsi con una coalizione di centro-sinistra. L’accordo Salvemini-Delli Noci non è il nuovo, perché fa parte di quella politica salottiera e radical-chic, che continua a usare categorie politiche oramai svuotate di senso, molto più intransigente anche rispetto alla prassi e teoria politica o marxista o fascista".

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