Lunedì, 15 Luglio 2024
Politica

“Asl procede senza consultare il collegio”. Sindacati sulle furie, Pepe scrive a Vendola

Due delibere per gli incarichi dirigenziali mettono sul piede di guerra i sindacati di medici e veterinari: “Pronti ad impugnarle legalmente”. Mellone sotto accusa per non aver convocato il collegio di direzione, Pepe chiede la nomina di un commissario ad acta

LECCE – Nuovi incarichi dirigenziali nella Asl di Lecce ed è scompiglio. Sul piede di guerra questa volta ci sono le organizzazioni sindacali che tutelano i dirigenti medici e veterinari le quali, riunitesi in forma intersindacale, annunciano una battaglia a suon di carte bollate contro i vertici di via Miglietta.

Il casus belli è nelle due recenti delibere emanate dal direttore generale, Valdo Mellone, il cui mandato è ormai agli sgoccioli: nello specifico si tratta della determinazione numero 1907 del 7 novembre, concernente l'organizzazione dipartimentale, e dell’atto numero 1953 emanato che riguarda l'individuazione degli incarichi dirigenziali di struttura semplice e alta professionalità. Il dito è puntato, in particolare, contro quest’ultima delibera “rea” di aver modificato l’assetto organizzativo dell’azienda sanitaria per quanto riguarda le strutture della dirigenza medica e veterinaria.

Entrando nel dettaglio dei due documenti, i sindacati spiegano che, nel primo caso, l’atto deliberativo è fuori dai paletti della tempistica posti dal Patto per la salute (derivato dall’intesa  stabilita tra lo Stato e le Regioni il 10 luglio) che peraltro stabilisce  che, entro la fine dell’anno, le Regioni dovranno predisporre un provvedimento di programmazione per fissare la dotazione di posti letto ai nuovi parametri; dal Regolamento per la definizione degli standard dell'assistenza ospedaliera (intesa Stato Regioni del 5 agosto); dalla bozza di riordino dell'assistenza ospedaliera e territoriale presentata dall'assessore al welfare, Donato Pentassuglia, in occasione dell'incontro che si è tenuto presso la stessa Asl di Lecce agli inizi di luglio.

Le organizzazioni sociali fanno riferimento anche  alla legge regionale del 17 ottobre 2014, la numero 4, che detta le norme in materia di costituzione, composizione e funzionamento del collegio di direzione: quest’ultimo è chiamato ad esprimere pareri obbligatori in merito alle questioni attinenti il governo delle attività cliniche e sull'atto aziendale per la parte relativa all'attività  cliniche. “Non risulta invece che l'azienda abbia portato al confronto del collegio di direzione l'organizzazione dipartimentale – ammoniscono i sindacalisti - .E, qualora l'avesse fatto, sarebbe interessante conoscere quale delle precitate tre carte era oggetto del confronto”.

Sul punto è intervenuto direttamente anche il presidente dell’ordine dei medici, Luigi Pepe, che ha scritto una lettera al governatore della Regione, Nichi Vendola in cui chiede la “nomina di un commissario ad acta che dovrebbe  predisporre gli atti necessari a garantire l’immediato insediamento e il regolare funzionamento di questo importante organo della Asl”.

Come evidenziato dall’associazione Salute Salento, il dottore Pepe ha comunicato a Nichi Vendola di aver constatato che il numero uno di via Miglietta non ha ancora adottato nessun atto e che “nel contempo, dopo anni di colpevole inerzia, senza il dovuto coinvolgimento del collegio, monocraticamente e irresponsabilmente, sono stati adottati numerosi atti programmatori e provvedimenti che vincolano l’attività clinica svolta dai medici della Asl”.

Un punto resta, però, fermo: la determinazione delle organizzazioni dipartimentali rientra nei pieni poteri del direttore generale. L’avvocato vicentino avrebbe dovuto tenere comportamenti diversi,  quindi,  per “ragioni di buona gestione e di buon governo”. Una deliberazione particolarmente importante, come quella relativa agli incarichi dirigenziali, “avrebbe richiesto invece un confronto serio con le organizzazioni sindacali”.

I numerosi incontri che si sono tenuti con le parti sociali si sarebbero quindi conclusi in un “nulla di fatto” a causa “della politica posta in essere dalla direzione aziendale che ha continuato con il gioco delle tre carte, per cui, di volta in volta, venivano modificati i documenti oggetto di confronto ed informazione, e non di concertazione”. Al di là delle responsabilità individuali, però, le parti sociali ritengono che sia andata perduta una grande opportunità per favorire un confronto serio, finalizzato a produrre atti di interesse comune per il bene della Asl locale.

Il clima nella Asl di Lecce evidentemente è ormai ad un livello di massima tensione, come dimostrato dalla decisione dei sindacati di impugnare entrambi gli atti deliberativi. Non resterà che valutare in sede legale gli eventuali e presunti risvolti di illegittimità e lesione dei diritti dei dirigenti medici e veterinari leccesi.

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