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Martedì, 31 Gennaio 2023
Politica

Bersani tiene unito il Pd e manda un messaggio a Renzi: “Regole cambiate per te”

Nessuna resa dei conti nell'assemblea nazionale del partito, con il segretario che parla già da premier e porta la discussione sui grandi temi politici. Approvate le nuove regole. Ma in serata, l'Udc torna a criticare le alleanze

ROMA – Chi si aspettava la resa dei conti anticipati e bordate a gogò contro la fronda dei “rottamatori” sarà rimasto deluso, perché l’intervento di Pierluigi Bersani, segretario del Pd, all’assemblea nazionale del partito, all’Ergife di Roma, non ha solo sancito delle nuove regole per le primarie del Pd, che diventano aperte alla coalizione, ma come definito dallo stesso mattatore “un capolavoro di democrazia”.

Il varo delle nuove regole in deroga allo statuto è stato approvato dai presenti, dopo la richiesta del segretario di ritirare alcuni emendamenti dichiaratamente sgraditi al principale competitore, Matteo Renzi. Ma è stato soprattutto il discorso di Bersani ad elevare il livello della discussione e del dibattito, togliendo dall’agenda i mal di pancia interni e le minacce di fratture, e dettando una possibile prospettiva, dentro la quale la stessa consultazione popolare dovrà muoversi, per garantire il centrosinistra del futuro, pronto alla sfida del governo.  

Un Bersani, dall’atteggiamento del candidato premier in pectore, che ha trattato temi come la crisi economica e l’esigenza di moralizzare la politica: “Siamo la bussola dell'Italia - ha dichiarato in un passaggio - senza il Pd non c'è alcuna possibilità di mettere ordine nelle prospettive del Paese”. Solo una stilettata è stata rivolta a Renzi: “L'unica regola che si cambia è anche la più importante, ossia la modifica dello statuto per consentire ad altri candidati di partecipare alla corsa per la premiership. Ed è questa la vera apertura”.

Tra le altre candidature sul tavolo, quella di Bruno Tabacci, assessore a Milano della giunta Pisapia, quella della consigliera regionale e capogruppo del Pd veneto, Laura Puppato (peraltro unica donna in corsa), e quella di Valdo Spini. A queste dovranno aggiungersi quelle di Matteo Renzi, di Nichi Vendola e probabilmente di Pippo Civati, che ha annunciato la volontà, qualora lo ritenesse possibile, di essere della partita. Ma se, a Roma, tutto è filato liscio come l’olio, le polemiche vengono dall’esterno, con il solito Pierferdinando Casini, che è tornato a criticare il Pd per la scelta di stringere accordi con Vendola, e come nel caso del Lazio, anche con Di Pietro: “È la tomba di ogni rapporto con i moderati”. 

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