Nell'eredità del centrodestra, 5 milioni di euro di parcelle da pagare

Salvemini, prima di illustrare le misure di bilancio, ha spiegato su quali ristretti margini finanziari poggia la sua libertà di manovra

LECCE – Nella conferenza odierna, il sindaco Salvemini, con accanto il vice sindaco Delli Noci e i dirigenti dei settori competenti, Laudisa, Carratta e Maggiore, ha spiegato quali sono le premesse - eredità di un ciclo ventennale di governo - sulle quali poggia il bilancio di previsione 2018-2020 e delle quali si è dovuto tenere conto. 

Una operazione necessaria che ha voluto accompagnare con una introduzione: “Finora questa amministrazione non ha voluto nascondersi dietro eredità ricevute: ha lavorato sul presente per programma il futuro senza voler volgere lo sguardo al passato. Si è impegnata ad assolvere alla responsabilità di governo cui è stata chiamata dai cittadini, consapevole sin dall’inizio delle difficoltà che avrebbe incontrato"

“Oggi però . ha dichiarato - siamo costretti a precisare le condizioni economico finanziarie dell’ente per come le abbiamo ricevute. Perché queste condizioni sono state decisive nell’impostazione complessiva della manovra, che ha dovuto misurarsi su spazi ristrettissimi che non ci hanno consentito l’opportunità di esprimere pienamente libertà politica e discrezionalità di scelta”.

La situazione ereditata a Palazzo Carafa

Sono tre, ha spiegato il sindaco, i fattori di criticità che nel tempo hanno delineato un contesto economico e finanziario di "grave sofferenza": il ricorso sistematico durante tutto l'anno ai finanziamenti bancari per sostenere le necessità di cassa oltra alla mancata restituzione di circa due anni di anticipazioni per oltre 17 milioni di euro; i tempi medi di pagamento delle fatture, equivalenti a 120 giorni (per legge è di un mese) con decorrenza automatica degli interessi; la scarsa capacità di riscuotere le somme di cui il Comune è creditore, per esempio quelle legate all'evasione tributaria che vengono recuperate solo in parte.

Queste premesse di debolezza non sono state corrette definitivamente nemmeno da operazioni non porgammate di riequilibrio dei conti portate avanti dal 2011 a oggi per un totale di 102 milioni di euro, derivanti dal piano di alienazione del patrimonio immobiliare del Comune (20 milioni di euro), dall'anticipazione di liquidità da parte della Cassa Depositi e Prestiti per 34 milioni di euro necessari per far fronte ai debiti, dal taglio della spesa corrente che l'amministrazione Perrone ha varato per 1,6 milioni all'anno dal 2015 per i successivi 30 anni. 

Parcelle ai legali per oltre 5 milioni di euro

Salvemini ha ricordato che la sua amministrazione ha già provveduto ad una manovra di riequilibrio per circa 5 milioni che ha portato all’approvazione di debiti fuori bilancio (2,65 milioni) e all'istituzione di un fondo rischi – a garanzia e copertura di spese potenziali – che per il solo 2018 è di 1,3 milioni di euro: bisogna infatti pagare parcelle a legali esterni (alcune delle quali risalgono indietro nel tempo anche di quindici anni) per un totale di circa 5 milioni di euro, come emerso da una ricognizione del settore Affari Generali promossa dal consigliere Antonio Torricelli. Per prestazioni già effettuate per conto del Comune di Lecce, alcuni noti avvocati devono avere somme da capogiro, mentre cifre molto più modeste sono attese da decine di professionisti.

C'è poi da mettere in conto l'eventualità di sentenze sfavorevoli per l’eterno contenzioso cui il Comune è sottoposto e si devono ancora tamponare le perdite della Lupiae Servizi (400mila euro per il 2017 fino a ottobre, da sommare agli oltre 11 milioni già pagati dai contribuenti dal 2006 al 2011), oltre a fronte alle richieste di maggiori oneri per il filobus avanzate da Smg che rivendica circa un milione di euro mentre per l’amministrazione si tratta di una somma molto inferiore.

Rimborsi Tari e riclassamento immobili

A tutto questo si aggiungono altre voci che non erano prevedibili o che sono state gestite approssimativamente: 1,6 milioni di euro, in tre anni, per il rimborso ai contribuenti della parte variabile della Tari sulle pertinenze, in seguito alla sentenza che ha dato torto alla maggiori parte delle amministrazioni comunali per applicazione illegittima del tributo; 1,8 milioni di euro per l’applicazione del nuovo contratto nazionale collettivo dei dipendenti pubblici (tra cui 442mila euro di arretrati); ben 3 milioni di euro per le mancate entrate dovute al riclassamento degli immobili che la precedente amministrazione affidò all’Agenzia del Territorio salvo poi fare marcia indietro constatando l’impopolarità della manovra.

Il giudizio del sindaco

“Sono indicatori molto pesanti – ha spiegato Salvemini - che definiscono una situazione complessa che giustificherebbe il ricorso al cosiddetto predissesto, che prevede una procedura decennale di riequilibrio, ma che abbiamo escluso di utilizzare, e che ci impegniamo di utilizzare anche in futuro, per le conseguenze che essa produrrebbe in termini di vincoli obbligatori”. In pratica il Comune da una parte avrebbe accesso a prestiti senza interessi per 30 milioni di euro, ma per dieci anni dovrebbe aumentare al massimo le tasse, eliminare le retribuzioni accessorie di tutti i dipendenti, tagliare beni e servizi di almeno il 20 per cento, congelare il debito fermando gli investimenti”.

“Preferiamo mantenere saldo il timone nelle mani – ha concluso il primo cittadino - convinti di poterne uscire con prudenza, oculatezza, responsabilità. Con scelte che puntano a recuperare efficienza nella gestione delle politiche tributarie con recuperi sul fronte dell’evasione e con l’ottimizzazione dell’uso della spesa corrente”.

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Il sindaco ha sottolineato che tutti i dati citati sono frutto di “uno stato di fatto oggettivi e non contestabili, perché contenuti in atti ufficiali di Palazzo Carafa, degli organi di controllo interni (collegio dei revisori) ed esterni (Corte dei Conti)" , ma anche di non aver fatto “nomi e cognomi” di chi ha causato questa precarietà finanziaria basata su fatti “con cui non si può polemizzare ma solo confrontarsi”. Un modo per dire di avere a cuore l'attività amministrativa molto più delle polemica politica.

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