Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

Costituzione, via maestra per uscire dalla crisi. Lecce pronta alla mobilitazione

Costituito il Comitato promotore della manifestazione che si terrà il 12 a Roma. Antigone, Libera, Arci, Link , Anpi, Fiom Cgil, Giustizia e Libertà spiegano le ragioni per cui il rispetto dei diritti passa dall'applicazione delle norme

LECCE - "Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione?".

Cominicia con queste parole il testo, redatto l'8 settembre, da un'assemblea composta da uomini della caratura morale di don Luigi Ciotti, Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Gustavo Zagrebelsky, Lorenza Carlassare e che ha dato l'avvio ad un percorso di mobilitazione nazionale per la difesa, e l'applicazione, della Carta costituzionale. In vista del prossimo appuntamento per la manifestazione del 12 ottobre a Roma, si sono formati numerosi comitati, in giro per il Bel Paese, al fine di promuovere la più ampia partecipazione possibile, a partire da una nuova presa di coscienza della "deriva" economica, politica e morale che ha travolto gli ultimi anni. E in cui, a farne le spese, sono necessariamente le fasce più deboli. Quelle che vivono nel solco, sempre più ampio, delle diseguaglianze sociali.

Anche da Lecce è partito un caloroso appello alla mobilitazione, firmato dalle associazioni Antigone, Libera, Arci, Link -Udu, Anpi, Fiom Cgil, Giustizia e Libertà, che rappresentano, ognuna per la propria parte, gli interessi di una larga parte della società civile: dai detenuti, agli universitari, dai lavoratori fino ai cittadini comuni. Se il punto di partenza è dunque la crisi, intesa ad ampio raggio, e non solo su quel versante economico impietosamente fotografato dai dati Istat sulla povertà, la via d'uscita sarebbe indicata dalle norme costituzionali. Da quell'infinità di valori, spiegano i responsabili delle varie associazioni, che non sono stati superati dalla modernità, ma rimangono a fondamento di un dignitoso vivere civile. E che molto spesso rimangono lettera morta su carta. Completamente inapplicati, dunque, quando non direttamente calpestati.

"Parliamo di una crisi innanzitutto culturale e valoriale, cavalcata da una classe politica che da vent'anni ha perso di vista il terreno dei diritti e dei bisogni, trascinando il Paese allo sbando", ha spiegato Anna Caputo di Arci, al margine della conferenza stampa odierna di presentazione dell'iniziativa. Con lei anche il già senatore del Pd, Alberto Maritati, presidente dell'associazione "Giustizia e libertà" che ha spiegato il senso del proprio ritorno ad una politica attiva: "Ho deciso di aderire alla mobilitazione perché credo che non ci sia più tempo da perdere giocando con le parole. E' il contenuto della proposta ad interessarmi, giacché è dal lontano 1965 che mi confronto con due problemi irrisolti: il dramma delle carceri e l'urgenza di una riforma della giustizia".

"Il monito del presidente della Repubblica da solo non basta a spiegare come questa riforma possa essere fatta – prosegue il senatore – e nel frattempo i ritardi dei processi continuano a creare un danno ai cittadini". Il rovescio della medaglia di un sistema penale basato, prevalentemente, sul regime di detenzione è uno dei cavalli di battaglia dall'associazione Antigone. Impegnata, solo nell'ultimo anno, in una raccolta di firme per proporre tre leggi di iniziativa popolare al fine di depenalizzare il consumo di droga, introdurre il reato di tortura e promuovere il rispetto dei diritti dei detenuti. Diritti quotidianamente  compromessi dalle condizioni di sovraffollamento degli istitui penitenziari, in tutta Italia come a Lecce. "La riforma del sistema penale è necessaria – spiega Maria Pia Scarciglia – perché esistono leggi, come la Bossi-Fini, che non hanno ragione giuridica di esistere".

Anna Rita Morea di Fiom Cgil ha raccolto, invece, le ragioni dei lavoratori italiani, i cui diritti, sanciti dallo Statuto del '70, sono stati rimessi completamente in discussione. "In un contesto di forte destrutturazione del sistema dei diritti sul lavoro, e dello stesso diritto al lavoro compromesso anche in virtù della continua cessazione e delocalizzazione delle fabbriche, lo Stato non può restare uno spettatore inerme – ha commentato la sindacalista -. La Costituzione affida alla Repubblica un ruolo proattivo, a partire dalle tutele e dalla rimozione degli ostacoli che impediscono il percorso lavorativo. Compiti precisi, che sono ignorati e disattesi".

Anna Carrozzo, della rete universitaria Link, ha voluto rincarare la dose delle responsabilità delle istituzioni nel mancato sostegno al diritto allo studio. Universale, secondo la Carta, e garantito ai meritevoli e capaci non dotati di mezzi propri. "Si tratta di un diritto violato nella misura in cui la didattica è divenuta obsoleta, le università depotenziate, e compromesso dai continui tagli alle borse di studio ed ai fondi di scuole ed atenei – ha spiegato -. Noi viviamo in una condizione di precariato esistenziale, al pari degli altri. Ma la via d'uscita già esiste, ed è nel rispetto della Costituzione".

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