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Soppressione Corte d’Appello, dal Consiglio un segnale al Governo

La questione dei tagli agi uffici giudiziari di secondo grado affrontata a Palazzo Carafa. Per i democratici si tratta di "strumentalizzazione"

Il Tribunale di Lecce

LECCE – Dovrebbe sparire la sede della Corte d’Appello di Lecce e quella, distaccata di Taranto. E’ soprattutto in vista di questa minaccia incombente che si è riunito, in mattinata, il consiglio comunale del capoluogo salentino. Una problematica sulla quale il sindaco, Paolo Perrone, ha ritenuto si dovesse discutere. E’ stato questo l’oggetto più dibattuto durante il consiglio. Nelle settimane scorse, gli esponenti pugliesi di Forza Italia hanno organizzato una raccolta firme all’esterno dei tribunali di Brindisi, Lecce e Taranto per dire di no all’eventuale soppressione degli uffici giudiziari di secondo grado. Ufficio, che secondo quanto prospettato dal piano regionale, dovrebbe essere uno in Puglia.

Il Consiglio comunale di Lecce, dunque, oggi ha approvato all'unanimità (assente la minoranza di centrosinistra) un ordine del giorno presentato dal primo cittadino, con il quale si sollecita il Governo a confermare la sede e “si invita l'intera deputazione regionale e parlamentare ad intraprendere ogni iniziativa utile” alla causa. Il documento è stato inviato anche “alle altre amministrazioni comunali del distretto della Corte d'Appello di Lecce perché possano intraprendere analoghe iniziative”.

A prendere per primo la parola è stato il primo cittadino. “Non è una iniziativa dal sapore propagandistico ma è necessaria perché si basa su dati oggettivi che non possono non essere considerati da chi dovrà prendere una decisione definitiva", ha detto Perrone. "Fino a quando non vi saranno atti ufficiali continueremo a vivere nell'incertezza. Per questo è importante lanciare oggi da questa assise un segnale forte al Governo. Lecce ha tutte le carte in regola perché possa restare sede di Corte d'Appello Per una serie di ragioni: il numero di abitanti (1 milione 800mila circa tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto); l'elevato tasso di criminalità organizzata; la conseguente soppressione della Procura Generale; gli elevati carichi di lavoro, civili e penali; la specificità territoriale del bacino d'utenza e la difficile situazione infrastrutturale legata ai collegamenti; infine, la tradizione e la storia ultra secolare che hanno legato il nome della città a questa prestigiosa Istituzione”.

Non è mancato un accenno alla mancata partecipazione dei consiglieri di minoranza alla seduta consiliare: “Sono perplesso, sbigottito e deluso dalla loro assenza ai lavori del Consiglio. Su argomenti di così grande interesse per la comunità leccese mi sarei aspettato che tutti potessimo andare nella stessa direzione”.

Ha poi preso parola il presidente dell'Ordine degli Avvocati della provincia di Lecce, Roberta Altavilla: “Siamo preoccupati: non saremo tranquilli fino a quando non avremo certezza che la Corte d'Appello resterà a Lecce. E' fondamentale per il settore civile basti vedere l'importante giurisprudenza su tantissime questioni portate alla ribalta nazionale. Non possiamo deludere le aspettative di tanti cittadini e avvocati”.

Il presidente della Corte d'Appello di Lecce, Marcello Dell'Anna, dal canto suo, ritien che nulla sia scontato: "Se non si verificano alcune condizioni la Corte d'Appello di Lecce rischia di scomparire. Una eventuale soppressione metterebbe in difficoltà il sistema giudiziario e non garantirebbe  il diritto di difesa dei cittadini, ma perché Lecce possa restare sede di Corte d'Appello è fondamentale assicurare un maggior grado di specializzazione e un maggior grado di efficienza dell'intera macchina giudiziaria”.

Nel dibattito è intervenuto il Consigliere comunale Daniele Montinaro che ha parlato a nome del gruppo consiliare “Grande Lecce”: “Siamo tutti fiduciosi, ma nulla è dato per certo: da questa assise deve partire un segnale forte per dire 'no' alla chiusura della Corte d'Appello per questo è importante che il Consiglio comunale si possa esprimere su questa materia”. “Non possiamo non far sentire la nostra voce su questo argomento  – ha poi aggiunto Francesca Mariano del gruppo “Lecce 2017” - L'auspicio è che non prevalgano fattori legati alla geografia politica”.

“Sarebbe una scelta sciagurata – ha quindi afferma Pierpaolo Signore, capogruppo di Fratelli d'Italia-An  – che  determinerebbe un’ulteriore concentrazione di interessi attorno alla città capoluogo di regione e una ancor più grave penalizzazione delle province salentine, già messe a dura prova da un reiterato baricentrismo che ha in Emiliano il suo interprete principale, con la complicità del Pd locale troppo disattento nella reale difesa del territorio”.

Si è astenuto e non si è presentato in Consiglio, come detto, così come preannunciato nella giornata di ieri, il Pd di Lecce. Per i democratici, l’attenzione di Perrone alla questione sarebbe una “strumentalizzazione”. Il segretartio del circolo cittadino, Fabrizio Marra, ha spiegato: “La posizione del Partito democratico della città capoluogo è quella di non far partecipare il proprio gruppo consiliare a tentativi di sfilata da parte del sindaco nel prossimo consiglio comunale, in programma venerdì 27 maggio".

"È fuori discussione - prosegue - che il mantenimento della Corte d’Appello di Lecce sia assolutamente indispensabile per questo territorio, nonché anche per le provincie di Brindisi e Taranto ad esso limitrofe, tuttavia attribuirsi meriti per una battaglia che è stata di tutti, parlamentari ed amministratori di sinistra e di destra, nonché  forze sociali, in un tentativo, anche un po’ goffo, di autocelebrazione, non credo che possa trovare la “complicità” del Partito democratico di Lecce”.

Caustico Luigi Melica dell'Udc: "Ma cosa potevano mai affermare i vertici dell'avvocatura e della Corte d'appello invitati al Consiglio comunale, se non che bisogna tenere alta la guardia sino a quando la decisione sulla salvezza della Corte d'Appello di Lecce non sarà ufficializzata. E ci voleva un consiglio comunale per avere tale resoconto?

"Come in tutte le cose del suo mandato, Perrone o non le fa o arriva tardi, fuori tempo massimo", aggiunge.  "Lui è sbigottito per l'assenza delle minoranze? Io sono sbigottito che lui non si documenta. Dopo l'8 aprile, data in cui la delegazione del foro leccese presieduta dal prefetto Claudio Palomba e formata dal presidente della Corte d'Appello Marcello Dell'Anna, dal presidente dell'Ordine degli avvocati Roberta Altavilla e dal suo predecessore, il consigliere Raffaele Fatano, fu ricevuta da Michele Vietti, il sindaco avrebbe dovuto chiedere loro la cortesia di riferire sullo stato dell'arte. Peraltro, proprio i suddetti vertici del foro leccese, subito dopo l'incontro con Vietti  si erano detti  rassicurati circa la permanenza della Corte d'Appello di Lecce".

"La morale - conclude - è sempre la stessa: Perrone ha perso il treno e cerca di salirci sopra quando oramai è passato. Perché non ha incontrato Vietti insieme ai vertici di cui sopra?"

Paolo Foresio, capogruppo del Pd, al Consiglio, ritiene che "su argomenti di così grande interesse per la comunità leccese mi sarei aspettato che il sindaco si documentasse meglio, capisse lo stato dell’arte ed agisse per tempo". "Fa specie che al consiglio non abbiano partecipato oltre ai consiglieri di minoranza neanche alcuni della stessa maggioranza di Perrone che evidentemente avendone valutato l’opportunità hanno deciso di non prendervi parte".  

"C’era bisogno di un consiglio comunale per stimolare coloro i quali hanno già fatto tutto quello che avrebbero dovuto fare? Cosa dovrebbero fare secondo l’ordine del giorno proposto dal sindaco e votato neanche da tutta la sua maggioranza - conclude - tutti gli attori istituzionali cui tale ordine del giorno si rivolge? Praticamente rifare tutto quello che hanno già fatto".

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