Martedì, 27 Luglio 2021
Politica

Centro storico: dubbi sulla delibera che liberalizza i cambi di destinazione

In commissione Urbanistica si è discusso della proposta di modificare l'interpretazione della norma transitoria che impedisce il cambio di destinazione delle unità immobiliari: alcuni consiglieri temono la riduzione delle abitazioni e delle piccole botteghe

Via Matteotti, Lecce.

LECCE - Animato in commissione Urbanistica il dibatitto sull'esatta applicazione dell'articolo 42 delle Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore. L'assessore all'Urbanistica, Severo Martini, ha infatti predisposto una delibera di consiglio comunale con la quale il comma 6 - conferma delle destinazioni d'uso - verrebbe riferito all'intero edificio e non alle singole unità immobiliari che lo compongono. 

La faccenda è inevitabilmente tecnica, ma potrebbe comportare dei cambiamenti non secondari all'interno del centro storico. Per contestualizzarla bisogna risalire al 1990, quando si approvò il Piano regolatore: in quella circostanza si decise, tra le altre cose, di confermare, con il sesto comma, le destinazioni d'uso esistenti prima dell'adozione, nelle more di approvazione dei piani particolareggiati". Di questi ultimi, negli anni successivi ne sono stati redatti solo due su otto, uno per la zona delle Giravolte, l'altro per quella di San Francesco (zona nei pressi dell'ex carcere) e così la disposizione transitoria del sesto comma è rimasta attuale per tutto il resto del centro storico. 

L'interpretazione della norma è stata sempre univoca: si è inteso cioè confermare la destinazione d'uso delle singole unità immobiliari all'interno dello stesso edificio. Mutando il criterio di applicazione nel senso auspicato dall'assessore, invece, rimarrebbero immutate le destinazioni d'uso degli edifici (residenziali, direzionali, miste), ma potrebbero variare quelle degli immobili in esso presenti. Da una lettura delle delibera, infatti, parrebbe derivarne una sorta di liberalizzazione che, ad esempio, potrebbe far sì che, in un edificio a destinazione mista, un'attività di ristoro sita al piano terra possa ampliarsi oltre che nei locali posti allo stesso livello - esercizi di piccolo commercio al dettaglio e piccole botteghe artigiane - anche agli altri piani, riservato ad uso residenziale o a studi professionali.

Secondo gli uffici comunali, nel corso degli anni è maturato un lungo ed estenuante contenzioso determinato dalle richieste dei privati che chiedevano il cambiamento della destinazione e un'interpretazione più estensiva consentirebbe di risolvere il problema. Del resto il nuovo Piano regolatore generale in preparazione dovrebbe fare definitiva chiarezza sulla questione.

Per alcuni consiglieri - Angelo Tondo (Pdl) e Giampaolo Scorrano (Io Sud) - si rischia la riduzione delle unità abitative e dei locali per il piccolo commercio a favore delle attività più grandi e redditizie. Oppure anche l'aumento di un certo tipo di locali nelle vie in cui già sono numerosi; si pensi, ad esempio, alle vie della movida. Per altri, come Francesca Mariano (Io Sud), si tratta invece di una buona opportunità per stare al passo con i tempi. Il tema sarà nuovamente discusso nelle prossime sedute della commissione: una via d'uscita, se dovessero prevalere le perplessità, potrebbe risiedere nell'adozione di un piano particolareggiato, forse lo strumento più adatto per dirimere la questione. 

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