Sabato, 31 Luglio 2021
Elezioni Comunali 2012: Provincia di Lecce

Vincitori e “contorsionisti”. Il giorno dopo il voto tutti contenti

Nei commenti post elettorali, la politica si affanna a trovare un "successo ad ogni costo". Nel Salento rispetto al resto d'Italia, il centrodestra tiene bene. Rilevante avanzata del centrosinistra, ma "pesa" il verdetto di Lecce

LECCE – “Chi ha vinto?”. Il giorno dopo le elezioni, a risultati acquisiti, la domanda è più che legittima, soprattutto se nell’enfasi catodica della politica nostrana, come spesso accade, poi i rappresentanti dei partiti finiscano per rivendicare per sé e per il proprio “esercito” il successo delle urne. Come nella miglior tradizione del post-voto, “vincono” tutti, perché un risultato “buono”, un’interpretazione positiva c’è sempre. È come il saluto. Non si dovrebbe negare a nessuno.

E così, già da ieri pomeriggio, con lo spoglio in corso, si diffondeva quel virus ansiogeno del successo ad ogni costo, dando libero sfogo a spiegazioni ricercate e ad un campionario di argomentazioni contraddittorie: “hanno vinto il Pd e Bersani”, forse “ha vinto Grillo”, anzi, “ha perso sicuramente il Pd”, “la Lega ha avuto un tracollo, perché su sette comuni in cui governava, al ballottaggio, li ha persi tutti”; però, nonostante tutto, “la Lega non è andata male”. Anche Angelino Alfano, tutto sommato, ieri aveva il tempo per dichiarare che il centrodestra fosse ancora “maggioranza nel paese”.

Tra “Parmacotti” e Bersani definito il vero “comico”, le letture restano ovviamente difficili, soprattutto laddove si perda il senso dell’oggettività. Del resto, la politica stessa, in certi frangenti, si mostra come l’arte del contorsionismo. Ma sia chiaro, nessuno fa ammenda e dichiara di aver perso. È una regola non scritta, ma che non si può infrangere.

Nel quadro nazionale, controverso e discusso, si inserisce quello prettamente salentino, che presenta segni di “discontinuità” rispetto al dato più generale delle amministrative nel resto d’Italia. Perché, come evidenziato quindici giorni fa, al termine del primo turno, rispetto alla indiscussa debacle nazionale del Pdl (unica certezza, insieme, al forte astensionismo), nel Salento i “berluscones” reggono l’onda d’urto ed ottengono importanti successi.

Pur non cedendo al dogma della matematica, un po’ di numeri aiutano a chiarire la situazione ridefinita dalle amministrative 2012 nei 22 comuni salentini: prima del voto, quindici amministrazioni erano tendenzialmente vicine al centrodestra (ricordando, tuttavia, la forte connotazione civica delle liste soprattutto nelle piccole realtà) e sette più assimilabili al centrosinistra.

Il quadro finale è che i nuovi governi cittadini, oggi, si manifestino con un pareggio di undici a undici: il centrosinistra, quindi, rafforza di quattro unità i comuni di proprio segno, mentre il centrodestra ne perde tre. Effettivo pareggio anche sui centri superiori ai 15mila abitanti, col centrodestra che tiene brillantemente Lecce, conserva a denti stretti Galatone (con un altro sindaco ed una perdita considerevole di consensi rispetto a cinque anni prima) e strappa al centrosinistra Casarano, il laboratorio dalemiano naufragato anzitempo. Il centrosinistra, invece, strappa Gallipoli, fortino di Barba, riprende Galatina dopo un brutto giro a vuoto e Tricase, dopo la batosta elettorale di tre anni e mezzo fa.

Analizzando ancora più in profondità, a Lecce, Galatone e Casarano vincono sindaci dichiaratamente Pdl e non solo d’area del centrodestra. Solo a Galatina, la vittoria è “marchiata” Pd, visto che, a Tricase, Antonio Coppola, che del partito di Bersani faceva parte, ha iniziato il proprio percorso in solitaria con delle civiche, ricompattando attorno a sé il centrosinistra; a Gallipoli, Francesco Errico è il frutto dell’asse Pd-Udc (nell’unico Comune importante dove l’alleanza provinciale ha dato frutto), ma concreta espressione del partito centrista. Interessantissima, invece, risulta la vittoria di Donato Metallo, giovane esponente del Pd, nella comunità di Racale, battendo il centrodestra di governo ed un big come Lorenzo Ria. Non sono risultati penalizzati dall’ondata di malcontento, salvo Castro, i sindaci uscenti.

In conclusione, il centrodestra tiene, tanto che ora Lecce viene guardata come un “modello” per la ricostruzione di alleanze politiche. Il centrosinistra avanza, strappa qualche roccaforte di prestigio agli avversari, ma non sfonda. Ed esce ridimensionato nel successo complessivo dalla clamorosa sconfitta del capoluogo, dove l’impronta del “cambiamento” è stata solo teoricamente affidata alla parola e non alla traduzione tangibile di una proposta in grado di scardinare la sedimentazione della destra. Vince nella forma, non nella sostanza. Soprattutto quando l’ossessione dell’alternanza non permette di concepire la lungimiranza dell’alternativa.

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