Verso le elezioni regionali: le primarie del centrosinistra, i dubbi del Pdl

Nonostante il favorito annunciato sia Michele Emiliano, la corsa potrebbe includere anche Guglielmo Minervini, Sergio Blasi e Dario Stefàno. Il centrodestra gioca di rimessa e l'ipotesi che porta a Paolo Perrone resta in piedi

Paolo Perrone e Michele Emiliano.

LECCE – Con la presentazione delle liste – che dovrà perfezionarsi entro il 21 di gennaio - si aprirà ufficialmente una campagna elettorale peraltro già in corso da quando Mario Monti ha rassegnato le dimissioni da presidente del consiglio dei ministri. Ma sarà solo la prima tappa di una mobilitazione che potrebbe durare mesi, addirittura fino all’autunno prossimo, se l’effetto domino della politica dovesse arrivare fino a Palazzo Carafa.

Ci sono infinite variabili pronte a cambiare altrettante volte il quadro politico, ma un dato è certo: il ritorno di Vendola in Parlamento, e probabilmente, il suo ingresso nel prossimo governo di centrosinistra. I pugliesi dunque saranno nuovamente chiamati alle urne, a tre anni dall’ultima volta. Michele Emiliano è pronto da un pezzo a spostarsi, armi e bagagli, dalla poltrona di sindaco di Bari a quella di presidente della Regione, ma dovrà comunque passare attraverso le primarie: i bene informati prevedono che non sarà una formalità perché l’assessore ai Trasporti, Guglielmo Minervini, è intenzionato – anche lui da tempo - a giocarsi le sue carte. Ma non sarà una corsa a due: rumors – ché altrimenti non si potrebbero definire – delineano uno scenario più complesso, nel quale potrebbero giocare un ruolo attivo Dario Stefàno e Sergio Blasi.

Il primo concorrerebbe da senatore come espressione dell’area vicina all’attuale governatore, il secondo da segretario regionale uscente. A ottobre, infatti, si apre la stagione dei congressi del Pd e una nuova classe dirigente è pronta a prendere in mano le responsabilità del partito: Pierluigi Bersani, si sa, è atteso da nuovi incarichi politici e, in un certo senso, si chiuderà anche nelle varie realtà territoriali il ciclo legato alla sua gestione. Se questo fosse l’allineamento ai nastri di partenza sarebbe una corsa tra cavalli di razza ed Emiliano non avrebbe vita facile. Lui è un carro armato – capace di prendere voti da destra a sinistra - ma in mezzo al fuoco incrociato potrebbe trovarsi disorientato.

E l’impressione è che a questa partita guardi con interesse anche il Pdl: dopo Raffaele Fitto e Rocco Palese, un altro candidato espressione della provincia di Lecce – ad esempio Paolo Perrone, sindaco di Lecce - non è nemmeno pensabile dall’establishment regionale, eppure il varo di una strategia politica che tenga di conto il medio termine e non il perenne conflitto dei territori e delle correnti potrebbe affiancare l’opzione Perrone all’altra più consolidata che ruota attorno al presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli: il primo cittadino leccese è un amministratore amuleto per il centrodestra per aver stravinto contro la vice presidente delle Regione, Loredana Capone, in una fase di vacche magre, gode di una certa popolarità, è un abile comunicatore e rappresenta una possibile nuova classe dirigente in un partito che può approfittare delle previsioni non rosse per portarsi intanto avanti nel lavoro di rinnovamento per le elezioni del 2018.

C’è però da tener presente un’altra controindicazione: per Perrone sarebbe umanamente difficile “tradire” i leccesi un solo anno dopo la sua plebiscitaria riconferma e politicamente anche rischioso per tutto lo schieramento: c’è infatti un altro candidato in grado di vincere facile come lo è stato lui?

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In buona sostanza, le redini del gioco restano al centrosinistra: un risultato soddisfacente alle politiche – che garantisca cioè una stessa maggioranza in entrambe le Camere – avvicinerebbe anche le elezioni regionali. Non è pensabile, del resto, che i progressisti siano così masochisti da correre il rischio del disincanto elettorale avendo mezza giunta impegnata a Roma (Vendola, Stefàno, Gentile, Capone, Fratoianni) e avversari abili a denunciare l’immobilismo del governo regionale per recuperare terreno.

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