In extremis sul tavolo del ministro il memorandum del sindaco sul gasdotto

Giovedì confronto con i tecnici dello staff di Costa. Nei documenti la denuncia di forzature ripetute su punti qualificanti dell'impatto ambientale

Marco Potì nel suo studio.

LECCE - Un nuovo confronto sul gasdotto Tap è stato programmato per domani, giovedì, alla 15 a Roma con lo staff tecnico del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. Il governo, dunque, si concede un tempo supplementare prima di arrivare a una decisione irreversibile: l'incontro di lunedì sera è suonato come l'annuncio di una resa alla ripresa dei lavori, anche se le pressioni degli esponenti salentini del M5S che contro il gasdotto hanno condotto la campagna elettorale hanno indotto il premier, Giuseppe Conte, a un supplemento di analisi della documentazione, soprattutto di quella più recente.

L'ultima convocazione è arrivata al Comune di Melendugno a stretto giro di posta, poche ore dopo la trasmissione al ministero dell'Ambiente di un memorandum, firmato dal sindaco Marco Potì, su alcuni aspetti ambientali che sarebbero stati ignorati o minimizzati arbitrariamente nel corso dell'iter autorizzativo del progetto nell'ambito della verifica di ottemperanza delle prescrizioni. Non sono documenti nuovi o tenuti nascosti: chiunque segua la vicenda se ne renderà conto, ma dopo il faccia a faccia di lunedì è parso tanto chiaro quanto sorprendente che proprio al responsabile del ministero più direttamente coinvolto non siano chiari alcuni passaggi.

Tre i punti per i quali si richiede una nuova e completa procedura di valutazione di impatto ambientale e, nelle more, la sospensione di qualsiasi attività di cantiere, a terra e in mare. Il primo nodo riguarda l'impatto sulle praterie di cymodocea nodosa, pianta marina protetta al pari della posidonia oceanica, una importante funzione contro l'erosione costeria. La presenza di colonie significative all'uscita del tunnel è stata prima esclusa negli studi che hanno condotto alla scelta di San Foca come approdo, poi ammessa tanto da portare allo spostamento di 55 metri dell'exit point rispetto alla prima previsione, ma, secondo le osservazioni redatte dagli avvocati Valentina Mele e Oronzo Marco Calsolaro, la nuova soluzione avrebbe delle conseguenze devastanti, insistendo in piena prateria anche il nuovo punto di uscita della talpa meccanica che scaverà il tunnel.

La seconda questione verte sul rischio di infiltrazioni nella falda e di inquinamento del sottosuolo nelle aree del cantiere in località San Basilio: anche in questo caso ci sarebbero state forzature interpretative da parte della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale tali da vanificare le finalità di tutela delle prescrizioni. A tal proposito i legali che assistono il Comune segnalano la presenza, in quantità superiore alla soglia massima, di alcune sostanze come nichel, cromo e arsenico, tanto che a luglio il primo cittadino emise un'ordinanza di divieto del prelievo di acqua dai pozzi nell'area interessata dai lavoro.

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Ultimo punto quello relativo alla pista di cantiere che, anche nella versione della variante di progetto, non avrebbe tenuto in debita considerazione l'esistenza di habitat naturali meritevoli di tutela. Anche in questo caso si contesta la non ottemperanza piena e sostenziale delle prescrizioni imposte nel decreto autorizzativo. La richiesta di inibire la ripresa dei lavori è fondata, infine, sui contenuti della stesse carte progettuali laddove l'installazione delle palancole sul fondale (le paratie che contengono la dispersione del sedimento marino) viene fatta seguire alla realizzazione completa del tunnel e al posizionamento della talpa meccanica nel punto di rimozione.

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