Xylella, gli esperti in diretta streaming: "Trasparenza e partecipazione"

Il presidente della Regione Puglia ha voluto che l'incontro della task force fosse visibile a tutti. Si cerca una posizione solida da far valere in Europa

La sede della giunta regionale.

BARI – Quarto incontro, oggi a Bari, per il gruppo di esperti messo insieme dalla Regione Puglia per la gestione del fenomeno del disseccamento rapido dell’ulivo.

L'esito è stato interlocutorio: da una parte nessuno si sente di affermare in maniera univoca il nesso di causalità tra il batterio della xylella e la patologia delle piente - ma anzi prende piede una visione più sistemica che imputa all'inquinamento ambientale un ruolo importante per lo sviluppo della malattia -, dall'altra l'istituzione sollecita dei suggerimenti concreti per presentarsi in maniera convincente al confronto in sede europea. 

L'obiettivo resta infatti quello di ridurre al minimo il danno, cioè di evitare, se possibile, l'abbattimento delle piante ma allo stesso tempo di contenere l'avanzata del batterio. Al proposito, un'idea che è stata avanzata durante la riunione è quella di speciali reti di protezione, il cui unico impatto, al limite, sarebbe di tipo paesaggistico.

Il governatore, Michele Emiliano, ha convocato gli addetti ai lavori per capire in quale maniera ridurre i danni in una situazione di assoluta incertezza scientifica e giuridica. La recente sentenza della Corte Europea di Giustizia, d’altra parte, riconoscendo la congruenza tra la rimozione degli ulivi infetti e il principio di precauzione, impone il varo di una linea da seguire: dopo la fine della fase commissariale, tocca alla Regione, naturalmente nel quadro delle direttive europee e ministeriali, aggiornare l'atto di indirizzo che aveva intanto varato.

“La task force - ha detto Emiliano - nasce perché nei normali uffici della Regione Puglia non c’è una sufficiente capacità tecnico-scientifica e di ricerca per poter orientare gli organi di indirizzo politico su un tema cosi specifico e complesso. E dunque questo gruppo di lavoro ci consente di evitare che attorno a questa vicenda si sovrappongano opinioni poco trasparenti. Questa drammatica vicenda ha bisogno infatti di trasparenza e partecipazione: uno dei nemici da evitare è la disarmonia, a tutti i livelli, perché tutte le nostre energie devono essere orientate a trovare una soluzione. Serve un intervento e oggi siamo qui per individuare il modo più giusto di procedere”.

Al momento il sequestro preventivo disposto dalla procura di Lecce e l’attesa della discussione del merito di alcuni ricorsi davanti ai giudici amministrativi, rappresentano il freno all’abbattimento delle piante infette e di quelle potenzialmente ospiti nel raggio di cento metri.

“Adesso – ha dichiarato il direttore del Dipartimento Agricoltura Gianluca Nardone si tratta di capire come procedere alla luce delle novità della sentenza del 9 giugno. Aggiungo che stiamo per partire con la misura 5.1 del Psr per intervenire a tutela dei vivai attraverso reti di protezioni che rendano meno aggredibili e più commercializzabili le produzioni, di indennizzare gli interventi di potatura sul territorio e di facilitare interventi di monitoraggio”.

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L’obiettivo della Regione è quello di incontrare la magistratura leccese e il mistero dell’Agricoltura per arrivare alla definizione di una posizione nazionale che possa essere rivendicata e difesa davanti ai commissari europei interessati dalla questione. 

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