L'appello a Renzi: "Togliere divieto di impianti di ulivo e salvare il territorio"

Dure critiche del comitato "Voce dell'ulivo" al ministro Martina, giudicato inadeguato a gestire l'emergenza Xylella. "Trovare cultivar resistenti come strada maestra e solo gli innesti ci salveranno". Appello al territorio a non perdere di vista il problema

Nella foto: eradicazione di ulivi.

LECCE – L’alleanza di produttori olivicoli salentini che si riconosce sotto il nome di “Voce dell’ulivo” torna a parlare della Xyella Fastidiosa e lo con un attacco frontale verso il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina. Reduce dall’Expo di Milano sulla nutrizione nel mondo, evento che ha giudicato un successo per le tematiche affrontate e il dibattito che n’è nato, il ministro è però oggi ritenuto inadeguato a portare avanti il proprio mandato dai produttori del Salento, che gli hanno anche coniato addosso una sorta di slogan: “Ha l'ambizione di nutrire il pianeta con Expo e non si accorge che rischia di affamare il Salento”.

Ecco perché la “Voce dell’ulivo” chiede che intervenga nel problema direttamente il premier Matteo Renzi, chiedendo che si proceda con la sostituzione delle piante morte. 

Non solo. Gli olivicoltori chiamano anche il territorio, chiedendogli di non perdere di vista gli obiettivi. Mentre le attenzioni si concentrano nelle ultime settimane sul nord del Salento, tanto che si parla anche di focolai verso Cerano e Brindisi (lo stesso commissario straordinario, Giuseppe Silletti, ha paventato l’avanzata del batterio nel corso della recente audizione al Senato), il dramma è che quasi più nessuno sembra ricordarsi che le piante continuano a essiccare anche nel resto del territorio e che, per dirne una, nell’area di Gallipoli la frittata sembra quasi completa.

Il comitato, dunque, domanda oggi “l'intervento del premier Matteo Renzi, affinché, attraverso l'abolizione del divieto d’impianto degli ulivi, dia un futuro olivicolo al Salento, ciò che il suo ministro non è ancora riuscito a dare”. Con Martina è guerra aperta, perché l’accusa nei suoi confronti è di “consegnare su un vassoio d'argento, all'Unione Europea, la testa di circa 4mila piante di ulivo del Salento, utili solo a dimostrare sudditanza e obbedienza, dimenticando che sono a rischio concreto di disseccamento altri venti milioni di piante di ulivo”.
E non manca, come detto, un richiamo generale. “L'errore – secondo il comitato - lo sta facendo anche il territorio, oggi concentrato sulle eradicazioni nel nord Salento, quasi dimenticandosi che le piante stanno continuando a seccare anche nel restante 98 per cento del territorio salentino, con rischio concreto di desertificazione”.

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“Numeri questi – aggiungono i produttori - che a oggi purtroppo possono solo crescere”. L’invito è, dunque, a un ritorno alla realtà. “Non si deve dimenticare che nel Salento ci sono aree, come il Gallipolino, completamente essiccate. Bisogna ripartire da lì, avere il coraggio di ripensare quei territori, sostituendo le piante morte”. E’ questa, a loro avviso, la linea da seguire. “Dopo il fallimento di tutti i tentativi di salvare gli alberi, a partire da quelli con calce, rame, zinco e via dicendo, la strada maestra rimane quella della ricerca delle cultivar tolleranti o resistenti. Mentre per salvare i nostri alberi secolari e soprattutto millenari, la pratica agronomica dell'innesto può rappresentare la vera chiave di volta. Gli innesti praticati da noi su piante millenarie – conclude il comitato - stanno dando risultati più che promettenti".

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