La cultura scalda gli animi ed accende le polemiche sul filo Bari-Lecce

Scontro tra l'assessore Godelli e il sindaco Perrone sulla gestione dei fondi per la cultura, con le solite accuse di "baricentrismo". E il batti e ribatti politico si allarga, con rivendicazioni e precisazioni al veleno

LECCE - La cultura scalda gli animi ed accende le polemiche sul filo diretto Bari-Lecce. Baricentrismo sì, baricentrismo no, il tema viene sempre buono per lo scontro. Ma le dichiarazioni del sindaco del capoluogo salentino, Paolo Perrone, sui fondi stanziati per la manifestazione del Bifest, con l’ennesima riproposizione del genere letterario del “baricentrismo” della regione, che ha assegnato un milione e 300mila euro alla rassegna barese e “soli 80mila euro” al festival del cinema europeo di Lecce.

Ma l’assessore al ramo di Viale Capruzzi, Silvia Godelli non ci sta e ha voluto replicare al primo cittadino leccese, sostenendo che fossero infondate le giustificazioni mosse sui fondi comunitari: “Un limite di soli 25 mila euro ai progetti culturali dei Comuni da finanziare con fondi comunitari non esiste da nessuna parte, caro sindaco di Lecce. I progetti dei Comuni e delle Fondazioni a partecipazione pubblica, come nel caso della Notte della Taranta o del Festival della Valle d’Itria, prendono dalla Regione molte centinaia di euro di fondi Fesr, visto che fanno regolare domanda”.

“Quanto al Bifest – ha precisato nella sua prima replica -, che si fa a Bari perché solo al Petruzzelli vengono concesse le grandi anteprime cinematografiche, a che bando avrebbe dovuto partecipare, trattandosi di un progetto della Regione Puglia? Avremmo dovuto mettere a bando noi stessi? C’è poco da accampare scuse: il sindaco Perrone, per ragioni che ancora non ha spiegato, non vuol fare le domande di finanziamento, danneggiando così sia il Festival del cinema europeo che la città di Lecce”.

Perrone: “Di cosa parla l’assessore Godelli?”

Piccata la controreplica di Perroneperrone1-3-6: “L’assessore regionale alla cultura dice che il Comune di Lecce avrebbe dovuto presentare domanda per ottenere congruo finanziamento per il Festival del cinema europeo: a quale bando regionale si riferisce l’assessore se l’unico pubblicato, quello per la cultura – da noi peraltro utilizzato per chiedere il finanziamento per una prestigiosa mostra di arte contemporanea al castello - prevede un tetto massimo di cofinanziamento di 30mila euro?”. E ancora: “L’assessore Godelli dice che per un finanziamento al festival del cinema europeo la richiesta sarebbe dovuta arrivare da un ente pubblico. Quale ente pubblico ha allora presentato domanda alla Regione per avere un milione e 300mila euro per il Bif&est?  Non il Comune di Bari, non la Provincia di Bari, e questo ci risulta per certo”.

“La verità dietro questa difesa d’ufficio dell’operato della Regione, e l’assessore Godelli lo sa molto bene, è che la Regione stessa ha deciso unilateralmente di finanziare il Bif&st di Bari attraverso l’Apulia Film Commission. Cosa che si sarebbe potuta fare anche per il festival del Cinema europeo di Lecce, visto che Palazzo Carafa è tra l’altro socio della Apulia Film Commission: invito quindi i nostri massimi rappresentanti regionali, la vicepresidente Loredana Capone e il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Maniglio, a far sentire almeno stavolta la propria voce per evitare che si consumi l’ennesimo scippo legalizzato ai danni del territorio salentino”.

Controreplica Godelli: “Perrone non ha capito ancora la differenza tra spettacolo e cultura”

La querelle si arricchisce di un’ennesima dichiarazione dell'assessore Godelli che trova “incredibile” la risposta del sindaco di Lecce sul festival del cinema, “dimostrando che sta parlando, clamorosamente, di un bando sbagliato”: “Perrone replica infatti – precisa l’assessore - prendendo fischi per fiaschi, lucciole per lanterne, polemizza senza essersi neppure mai guardato le carte. Il mio assessorato ne ha due, di avvisi di evidenza pubblica: quello di cui assurdamente parla Perrone è destinato alle Attività Culturali, con scadenza il 30 novembre di ogni anno, mentre quello su cui Perrone avrebbe dovuto presentare la domanda é il programma per lo spettacolo, che scade ogni 31 ottobre, ed è rivolto a soggetti pubblici e privati. È così ormai da sei anni. Ma il sindaco di Lecce per sei anni non se ne è mai accorto”.

“Eppure – continua - l’organizzatore del festival lo ha sempre saputo, tanto è vero che la sua Associazione privata la domanda l’ha regolarmente presentata. Devo intendere che Perrone e l’organizzatore del festival del Cinema europeo non si rivolgono neppure la parola? Sarà questo il motivo per cui il Comune di Lecce non presenta la domanda sul bando dello Spettacolo, a differenza da almeno altri cento Comuni della Puglia? Eppure non è così difficile: il cinema è spettacolo (o no?) e la domanda alla Regione va fatta, appunto, sul bando per lo spettacolo, non su quello delle attività culturali! Ma Perrone non l’ha mai fatta, non se ne è mai accorto, non l’aveva capito”. 

Pagliaro: “Le solite scuse e i problemi per il Salento restano”

“La solita risposta a tutte le domande, e quindi anche in questo caso una risposta assolutamente insoddisfacente quella dell’assessore Godelli, sollecitata sul finanziamento al festival del cinema di Bari”. Questo il parere di Paolo Pagliaro, responsabile del movimento per la Regione Salento, che continua: “L’assessore ha liquidato il sindaco di Lecce dicendo che il Comune non avrebbe fatto richiesta di finanziamento per il festival leccese”.

“La scusa – prosegue - non regge, esattamente come avvenne quando denunciammo lo squilibrio (conti alla mano) dei contributi tra compagnie teatrali, culturali e di spettacolo del territorio di Bari rispetto a tutte le altre province, in particolare salentine. Allora, l’assessore regionale alla cultura fu smentita dai numeri e dagli stessi operatori culturali”.

“ Ma se l’assessore ha risposto a Perrone – aggiunge -, a noi non ha ancora risposto. Perciò riproponiamo la domanda: caro assessore Godelli, le sembra giusto che in un periodo in cui le imprese licenziano e sono con l'acqua alla gola, praticamente costrette a chiudere, in cui la gente è in grande difficoltà, si debbano spendere 1milione e 300mila euro per un festival del cinema? A cosa serviranno questi soldi? È vero che serviranno a pagare i compensi e i soggiorni delle star? Trattandosi di soldi di tutti i pugliesi e di tutti i salentini, e quindi anche nostri vorremmo gentilmente una risposta.

Capone:  "Dietro le rivendicazioni di Perrone la sua cultura antipugliese"

“La sparata di Perrone contro la Regione sulle politiche culturali va analizzata con molta attenzione e non va affatto sottovalutata”. Così Loredana Caponecapone-9-3-2-3, che interviene sulla polemica sui fondi per le attività culturali: “Partiamo da due dati. La seconda giunta Vendola, in questi due anni (2010 e 2011), ha finanziato progetti culturali a Lecce per 3.4 milioni di euro, senza contare tutto ciò che è stato fatto per promuoverla a livello turistico. Questa è la prima prova dell'assoluta infondatezza della teoria di Perrone”.

“In secondo luogo il film 'Mine vaganti', che ha portato la bellezza di Lecce e nel Salento del mondo, forse non sarebbe stato girato in Puglia senza il sostegno economico dell'Apulia Film Commission, che ai tempi del presidente (salentino) Fitto neanche esisteva. In questo caso il sindaco si attribuisce meriti non suoi. A questi due elementi voglio aggiungere anche ciò che ha detto ieri Silvia Godelli: quando il Comune di Lecce non ha ricevuto finanziamenti pubblici, ciò è accaduto non per una presunta discriminazione territoriale ma per una più terrena incapacità dell'Amministrazione di fare il proprio lavoro. Il Comune non ha avuto soldi perché non ne ha mai fatto richiesta: questo mostra tutta la disattenzione di Perrone e dell'assessore Alfarano”.

“Tutti questi dati – precisa la Capone - sono pubblici e io non voglio credere che un sindaco di una città capoluogo di Provincia non legga le carte prima di fare un attacco di quella ferocia. Penso, purtroppo, che si tratti di una precisa e pericolosa scelta politica. Perrone ha evidentemente deciso di giocare la sua campagna elettorale sull'antipugliesità, sull'idea che Lecce e il Salento siano più forti da soli”.

“Mentre il mondo – spiega - va nella direzione opposta, mentre la Puglia sfida la crisi unita, mentre il Presidente Napolitano rimanda al mittente le fantasie indipendentiste della Lega, noi ci attardiamo con rivendicazioni prive di alcun fondamento né amministrativo, né politico né storico. L'antipugliesità di Perrone, per come la vedo io, rischia di diventare uguale all'antitalianità e all'antimeridionalità di Bossi e Borghezio. Il campanilismo primitivo è inaccettabile, mentre la sana competizione per affermare i nostri talenti, la nostra cultura e le nostre tradizioni in Puglia e in Italia è non solo auspicabile ma addirittura necessario”.

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“In questo senso – asserisce -, Perrone e Alfarano spieghino cosa è fatto in questi anni perché Lecce diventi capitale europea della cultura e cosa stanno facendo perché la nostra città sia migliore di Bari o di Brindisi, visto che il successo o il fallimento di questa campagna dipende principalmente da loro. Guardino i comportamenti delle nostre avversarie e studino come hanno già lavorato per la promozione del territorio. Matera, Ravenna, la candidatura unitaria del Nord-Est sono modelli da cui poter imparare per poi fare ancora meglio. Mi auguro che non si perda altro tempo in polemiche, che si dimostri ai cittadini che il Comune può essere gestito anche senza il costante aiuto della Regione e mi auguro che la 'leccesità' diventi un valore positivo e non solo una banderuola da agitare per attaccare le altre istituzioni”.

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