Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Dal consiglio regionale ai comuni, fioccano i no alle biomasse

No da Viale Capruzzi a politiche energetiche contrastanti con la tutela dell'ambiente: fermo no, dunque, alle emissioni di Co2 a Cerano e alla centrale di Cavallino. Sul punto, voto unanime anche a San Cesario nell'assise comunale

Regione Puglia

BARI - Il governo regionale ha espresso la propria contrarietà a politiche ambientali che non abbiano come obiettivo la riduzione delle emissioni di Co2 e al proliferare di quelli che il presidente Vendola ha definito “ecomostri”, ossia gli impianti di biomasse di vecchia generazione. L’aula consiliare pugliese, a larghissima maggioranza, ha stabilito il suo “no secco” a politiche ambientali in contraddizione con quanto già previsto dal Piano energetico ambientale regionale e alla installazione della centrale a biomasse nel Comune di Cavallino.

Due gli ordini del giorno, approvati in materia: nel primo (firmato da Michele Losappio, Angelo Disabato, Rocco Palese Salvatore Negro, Antonio Decaro, Davide Bellomo, Donato Pellegrino Orazio Schiavone) si chiede espressamente la riduzione di C02, con particolare riferimento alla centrale di Cerano (al primo posto in Italia per l’emissione di 13 milioni di tonnellate di anidride carbonica); nel secondo, a firma Antonio Maniglio e Donato Pellegrino, si è richiesto al governo regionale un intervento preciso per bloccare l’insediamento della centrale a biomasse deliberata dal Comune di Cavallino.

g[1]-2-2-2-2-2-2-6Per quanto riguarda la questione di Cavallino e dell’impianto a biomasse, l’assessore allo sviluppo economico Loredana Capone ha ricordato la presenza di “un guazzabuglio di autorizzazioni che sono in assoluta distonia con il volere politico del governo regionale”. In sostanza, l’indirizzo politico non coinciderebbe con le decisioni prese dal Comune di Cavallino e dalla Provincia di Lecce. Per questo, è stata convocata una conferenza di servizi, il 16 dicembre, che servirà per fare chiarezza sui “pareri” e, in quella occasione, il governo regionale tornerà a ribadire la sua contrarietà netta alla realizzazione dell’impianto.

Nel suo intervento in aula, il presidente  Vendola ha ribadito quanto espresso nel corso delle dichiarazioni programmatiche all’inizio della legislatura del 2010, quando affermò che “dobbiamo contrastare quel gigantismo energetico che presenta profili di incompatibilità ambientale, inoltre il selvaggio sfruttamento di materie prime di paesi sottosviluppati presenta profili di incompatibilità etica”. La Capone ha sottolineato quali sono i punti cardinali che ispirano le politiche energetiche del governo regionale: integrazione edilizia degli impianti che significa soprattutto risparmio energetico; federalismo energetico nel senso che le regioni che producono più energia pagano meno tasse; interventi nella filiera, finanziando per esempio quelle aziende che investono nella riconversione.

Di tutto questo si parlerà presto in una seduta monotematica del consiglio regionale, come stabilito dal presidente Onofrio Introna, accogliendo peraltro la richiesta proveniente da molti consiglieri sia di maggioranza che di opposizione. Accolta, inoltre, una’istanza dei consiglieri di programmare una conferenza programmatica sull’energia, un confronto aperto anche alla partecipazione dei parlamentari pugliesi.

E dalla Regione Puglia a San Cesario di Lecce, il no alle biomasse è unanime: il consiglio comunale del paese salentino, nella seduta del 29 novembre, ha deliberato all’unanimità  la sua ferma contrarietà all’ipotesi di costruire una mega centrale a biomasse da 37 mw, nel vicino territorio di Cavallino, sostenendo l’azione amministrativa, che già aveva prodotto un ricorso alla magistratura amministrativa e sollecitando i cittadini alla massima vigilanza  insieme alle amministrazioni di San Donato e Lizzanello ed al comitato intercomunale di San Cesario e San Donato, spontaneamente costituitosi.

“La confusione che in questi giorni si è ingenerata su questa vicenda – ha dichiarato il sindaco, Antonio Girau - ci induce a precisare che la nostra ferma contrarietà è su questo tipo di impianti. Pensiamo che possano essere realizzati in Puglia impianti di piccola taglia, a filiera corta, ed ottenuti con la piena condivisione del territorio, delle comunità e degli agricoltori. Auspichiamo che la Regione Puglia regolamenti in maniera più stringente tale materia e naturalmente che esprima un netto no alla realizzazione della centrale a biomasse in agro di Cavallino”.

Maniglio commenta: “Ora i consiglieri Pdl piazzino le tende sotto la Provincia di Lecce”

Antonio Maniglio, consigliere regionale del Pd, ritiene che non sia più tempo di “chiacchiere a vuoto” e, dopo il voto unanime di Viale Capruzzi, che chiede di bloccare la costruzione della centrale a biomasse a Cavallino, ora “non ci sono alibi per nessuno”: “L’intervento in aula del presidente Vendola – chiarisce - contro l’ecomostro di Cavallino, così l’ha definito, rende chiaro che non si tratta di una battaglia localistica ma di una scelta strategica contro il gigantismo energetico”.

Antonio Maniglio-15-3Per questo, Maniglio, chiede ai consiglieri regionali del centrodestra di “non fare melina”: “Piantino – asserisce - le loro tende sotto palazzo Celestini e il Comune di Cavallino. Stanno lì i fondamentalisti che hanno detto sì all’impianto e che non vogliono ascoltare la diffusa protesta di tanti cittadini. Gli unici pareri positivi espressi sino ad oggi sono quelli della Provincia di Lecce e dell’amministrazione cavallinese. Se i consiglieri provinciali del Pdl non arrivano a capire che sono i loro compagni di cordata ad aver organizzato questo vero e proprio attentato alla salute dei cittadini, ci pensino i colleghi consiglieri regionali a spiegare loro cosa c’è scritto nelle carte”.

Maniglio ricorda che gli enti che sono diretta emanazione della Regione, ossia Arpa e Asl Lecce, hanno espresso con nettezza il loro parere contrario all’insediamento della centrale: “Non solo – aggiunge -, il 10 agosto scorso, gli uffici della Regione hanno chiesto alla Provincia di annullare, il precedente parere positivo espresso nel luglio 2009: e ciò alla luce delle valutazioni espresse da Arpa e Asl. La Provincia però ha  respinto, nel settembre 2010, tale invito, piazzando in sostanza un macigno insormontabile sulla strada della bocciatura del progetto”.

Per Maniglio, dopo il voto odierno si sarebbe giunti “a un punto decisivo”, in cui non si tratta più di distribuire “colpe” e “meriti” a ciascuna parte politica, ma “di cogliere il sentimento più genuino dei cittadini di tutta l’area che si raccoglie intorno a Cavallino, Lizzanello e San Donato”: “Ci sono pareri tecnici e scientifici – puntualizza Maniglio - inequivocabili; mettiamoci sopra una bella pietra e fermiamo l’insediamento di una centrale che stravolge un assetto territoriale e che rende ancora più a rischio un’area già stressata dal punto di vista ambientale. La Regione, carte alla mano, sia con le strutture tecniche che con una chiara volontà politica, si è assunta le sue responsabilità e dice no alla centrale”.

“Ci attendiamo – conclude - che questo accada anche per la Provincia di Lecce e il comune di Cavallino. E che i consiglieri regionali della destra, che hanno votato l’ordine del giorno che ho proposto insieme a Donato Pellegrino, si attivino sul territorio per convincere i loro amici di partito che debbono fermarsi”.

 

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