Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

I pericolosi slalom della rotatoria di Collepasso. Il consigliere Gianfreda: “Uno scandalo”

Il consigliere comunale scrive alle istituzioni per denunciare lo stato di abbandono del cantiere che determinerebbe condizioni di pericolosità. "Inutili gli appelli ed i sit -in, l'inerzia sta prolungando il problema e la magistratura non è una scusa"

Foto d'archivio.

COLLEPASSO - I lavori per la rotatoria di Collepasso, in località ‘Masseria Grande’ vengono portati all’attenzione delle istituzioni in virtù delle presunte illegalità in fase di costruzione. Il consigliere del suddetto Comune, Pantaleo Gianfreda ha scritto una lettera ai presidenti di Regione Puglia e Provincia, nonché al prefetto di Lecce per evidenziare “lo sconcerto di tanti cittadini dovuto al persistente stato di abbandono e di pericolosità in cui, ad oltre un anno dalla sospensione dei lavori, versa l’area della rotatoria”.

“Uno scandalo alla luce del sole” lo definisce il consigliere che punta il dito contro la presunta l’inerzia della Provincia, che ha finanziato l’opera per un milione di euro. La situazione, otre ad “indignare” le migliaia di cittadini che attraversano quotidianamente le due arterie, costituirebbe un cattivo “biglietto da visita” del Salento per i turisti che a breve torneranno a ripercorrere quelle strade.

“Una situazione che diventa ogni giorno sempre più pericolosa – ammonisce Gianfreda - , visti i temerari tragitti alternativi cui sono costretti gli automobilisti che provengono soprattutto da Casarano e si avventurano anche in rischiosi slalom nei varchi artatamente aperti nel cantiere abbandonato e sconquassato, ufficialmente chiuso ed ostruito, immettendosi sulla strada provinciale  361 in un punto particolarmente critico”. “Bisogna forse attendere il verificarsi di qualche tragedia perché si intervenga a tutelare la sicurezza dei cittadini e riprendere i lavori?”, domanda Gianfreda.

E ancora: “Appare beffarda una dichiarazione del presidente Gabellone in cui sosteneva che la Provincia non ha abbandonato affatto l’area di cantiere. Così come appare ardito, nel prosieguo della stessa dichiarazione, il tentativo di scaricare sulla magistratura la mancata ripresa dei lavori: i lavori dell’Expo di Milano o del Mose di Venezia si sono forse fermati dopo i noti fatti giudiziari? Cosa impedisce alla Provincia di ripartire ?”.

Secondo il consigliere la magistratura ha il dovere di far luce in tempi brevi su tale scandalo. Non è tollerabile, però, “che la Provincia abdichi alle proprie responsabilità e procrastini ulteriormente le sue scelte perché ha il dovere di rimuovere le situazioni di pericolo e di portare a termine l’opera in tempi brevi”. Anche perché il sequestro giudiziario disposto il 20 settembre 2013 non riguarda il cantiere, ma solo una parte marginale dell’area.

“Certamente – prosegue lui - non si sarebbe giunti a questa paradossale situazione se Comune e Provincia avessero immediatamente recepito gli allarmi e le denunce sollevati in una mia interrogazione al sindaco del 15 marzo, inviata per conoscenza al presidente della Provincia, in cui rilevavo l’abnorme situazione che si stava verificando nella realizzazione dei lavori con l’abbattimento di un muro laterale della settecentesca recinzione della Masseria Grande e sbancamenti e riempimenti incomprensibili, rivelatisi totalmente difformi rispetto al progetto approvato”.

All’epoca, secondo il resoconto di Gianfreda, il primo cittadino dichiarò la sua “incompetenza” ad intervenire e la Provincia preferì “fare orecchie da mercante”, mentre la ditta appaltatrice accelerava la realizzazione dei lavori “in difformità” con l’acquiescenza della direzione lavori affidata alla Provincia. Solo un mese dopo Comune e Provincia avrebbero deciso di intervenire. Nello specifico: “Il servizio viabilità della Provincia provvide alla sospensione dei lavori. L’ufficio tecnico comunale emanò ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, intimando a Provincia e ditta appaltatrice ‘di provvedere alla demolizione delle opere’ e rilevando che tutti i lavori realizzati sono totalmente difformi dal progetto approvato”. Una quantità enorme di opere realizzate in difformità venne, infatti, rimossa o smantellata nel settembre 2013.

Da quella data i lavori non sarebbero mai stati ripresi e l’abbandono del cantiere da parte della Provincia e della ditta appaltatrice avrebbe aggravato lo stato di pericolosità dell’area. Inutili si sarebbero rivelate, poi,  le sollecitazioni dei sindaci di Casarano e Collepasso, di qualche consigliere provinciale ed il sit- in di protesta organizzato dai circoli Pd di Collepasso e Casarano.

“Tale situazione non può essere ulteriormente tollerata- denuncia il consigliere -. Non è possibile che inefficienze e responsabilità di pubbliche amministrazioni procrastinino oltre ogni limite disservizi per i cittadini ed impediscano la realizzazione di opere pubbliche”.

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