Prima Lecce, avviso di sfratto a Salvemini: salta la riunione di maggioranza

Il gruppo che ha garantito la tenuta di Palazzo Carafa dopo la sentenza sull'anatra zoppa, pronto a staccare la spina sul caso Lupiae: "Nessuna risposta al nostro documento pubblico del 6 agosto"

Antonio Finamore, Paola Gigante e Laura Calò.

LECCE - Intorno alle 19.30 la bomba politica è scoppiata: il gruppo consiliare di Prima Lecce ha mandato un vero e proprio avviso di sfratto al sindaco Salvemini e alla giunta. I tre consiglieri eletti con Grande Lecce nelle fila del centrodestra nel giugno scorso e poi passati a sostenere l'amministrazione con la firma, a fine marzo, di un "patto per la città" con scadenza al 2019, hanno mandato un avvertimento molto perentorio al primo cittadino.

Diversamente, infatti, non si può leggere la volontà di non partecipare alla riunione di maggioranza di domani nella quale il primo cittadino avrebbe illustrato ai suoi consiglieri lo stato dell'arte relativo alla situazione della Lupiae Servizi, che rischia di annegare nel mare di perdite accumulate fino ad oggi nonostante interventi di salavataggio adottati negli anni per oltre 20 milioni di euro. 

Tra i convocati Antonio Finamore, Laura Calò e Paola Gigante che però, attraverso un post su facebook, hanno comunicato la loro intenzione di non partecipare all'incontro. "Il gruppo consiliare di Prima Lecce, tenuto conto dello stato di emergenza che si è determinato in relazione alla vertenza Lupiae Servizi, ritiene opportuno ribadire la propria linea politica a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie. Non possiamo consentire a chicchessia ulteriori strumentalizzazioni politiche su una situazione così complessa e delicata".

"A seguito del nostro documento pubblico del 6 agosto - scrivono i tre - nulla è stato comunicato agli scriventi rispetto alle decisioni che questa amministrazione intende assumere a salvaguardia dei livelli occupazionali e nel contempo abbiamo assistito ad una serie di atti amministrativi orientati alla riduzione e al contenimento dei servizi erogati dalla partecipata. Non avendo avuto alla data odierna alcun riscontro oggettivo sui reali intendimenti della amministrazione in carica, riteniamo, nel rispetto del mandato ricevuto dai nostri elettori di centro destra, di assumere una posizione di chiarezza e di responsabilità non partecipando alla riunione di maggioranza convocata per domani, tenuto conto che non possono essere discussi argomenti di così alta rilevanza politica senza alcun coinvolgimento preventivo e soprattutto a carte coperte'".

Colpisce il fatto che la decisione sia maturata poche ore prima della presentazione del bilancio al sindaco da parte dei vertici della Lupiae, annunciata per domani, e del conseguente piano industriale, previsto per venerdì. Documenti che Salvemini attendeva per definire in maniera compiuta una linea da sottoporre al giudizio dell'aula.

Probabilmente non è un caso se questa mattina il senatore della Lega Roberto Marti, nel 2012 ideatore della lista Grande Lecce nella quale i tre sono stati eletti nel giugno scorso, è stato impegnato in lunghi conciliaboli a Palazzo Carafa con Paolo Perrone e altri esponenti del centrodestra. Evidentemente lo strappo che sembrave essersi consumato con i suoi consiglieri dopo l'intesa dei tre con il sindaco, è stato superato dal suo ruolo di dominus indiscusso all'interno del centrodestra leccese, sancito dalla sua elezione alle politiche nel contesto di una debacle per tutti gli altri candidati, Perrone compreso e di una frantumazione dello schieramento che, senza nemmeno troppa convinzione, aveva sostenuto Mauro Giliberti come candidato sindaco.

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La mossa di Prima Lecce, per la tempistica e la modalità adottata, appare la prima verso il definitivo addio che, comunque, significherebbe il commissariamento del Comune fino alla prossima primavera, sebbene la chiosa del post non suoni come definitiva lasciando aperta la porta a qualche spiraglio: "Sia ben chiaro il patto sottoscritto con il sindaco Salvemini era finalizzato esclusivamente ad evitare un lungo commissariamento nel primario interesse della città e della collettività amministrata e non certo al mantenimento della coalizione di governo in carica, diversamente avremmo accettato ruoli e poltrone che non abbiamo mai invocato. Auspichiamo che questo grido di allarme venga valutato con la dovuta serietà e con risposte certe e tempestive che non possono essere procrastinate ulteriormente". Il paradosso è che, con un commissario prefettizio a Palazzo Carafa, il futuro della Lupiae sarà ancora più fragile. Se i conti non tornano, non può essere una figura neutrale a trovare soluzioni politiche.

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