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Vincono i "sì"

Referendum, quorum non raggiunto: è “flop” affluenza anche nel Salento

Nei dati ufficiali di molti centri della provincia, affluenza inferiore al 10%: va meglio nei comuni coinvolti nelle amministrative. A Lecce vota l'11% degli aventi diritto. Vince il "sì" ma resta il fallimento della consultazione

LECCE – Il referendum sulla giustizia fa “flop” anche nel Salento: la consultazione non ha raggiunto il quorum. Non solo, visto che a livello nazionale, verrà ricordata per la bassissima partecipazione ottenuta, fermatasi poco al di sopra del 20% (20,94% l'apice raggiunto per il primo dei cinque quesiti).

Il responso arriva a urne chiuse, ma ben prima del completatamento dei i dati ufficiali le rilevazioni della mattina e del pomeriggio avevano fatto intuire che sarebbe stato complicato anche solo avvicinare la soglia minima del quorum, pari al 50% più uno degli aventi diritto al voto.

Non è servito allo scopo dei promotori accorpare il referendum all’election day, sperando nell’effetto traino delle elezioni amministrative, che si sono tenute in circa mille comuni del territorio nazionale.

Segue le stesse dinamiche il Salento, dove nei sedici centri chiamati a rinnovare le proprie amministrazioni i dati sono sicuramente più alti e partecipativi, ma vengono compensati da quanto avvenuto negli altri 90 comuni del territorio. A livello provinciale il dato dell’affluenza si attesta attorno al 19% (18,61%) con circa 120mila votanti recatisi alle urne per la consultazione. Dalle schede scrutinate è emersa la vittoria del "sì" in tutti i cinque quesiti, ma nel caso dell'incandidabilità dopo condanna e della limitazione delle misure cautelari lo scarto è stato basso con un'affermazione di chi voleva abrogare le norme pari al 52,65% nel primo caso e del 54,85% nel secondo caso. Per gli altri tre quesiti, risultati tra il 69,63% (membri laici dei consigli giudiziari), il 70,81% (elezioni componenti togati CSM) e il 72,45% (separazione delle carriere).

Nel capoluogo, i votanti sono stati circa 8860 per una percentuale che ha toccato l’11,83%: affermazione netta del Sì soprattutto nei tre quesiti più tecnici, mentre nei primi due relativi all'incandidabilità e alla limitazione delle misure cautelari il risultato è stato più omogeneo, in linea con quanto avvenuto a livello provinciale. 

In diverse realtà i votanti non hanno superato il 10%: è il caso di Alessano, Alliste, Botrugno, Bagnolo del Salento, Carmiano, Carpignano salentino, Casarano, Castri di Lecce, Cavallino, Copertino, Corsano, Cutrofiano, Gagliano del Capo, Lizzanello, Melissano, Melpignano, Miggiano, Monteroni, Montesano salentino, Morciano di Leuca, Nardò, Neviano, Novoli, Parabita, Patù, Porto Cesareo, Presicce-Acquarica, Racale, Salve, San Pietro in Lama, Specchia, Squinzano, Supersano, Surbo, Taurisano, Taviano, Tricase, Ugento, Veglie.

Superato il quorum, invece, in alcune realtà dove si votava per le amministrative: a Castro, Galatina, Galatone, Guagnano, Leverano, Matino, Melendugno, Ortelle, Otranto, Ruffano, San Cassiano, San Cesario, Scorrano; ma ci sono le eccezioni: ad Aradeo e Castrignano dei Greci, nonostante il voto per le comunali, al referendum ha votato il 49,69%. A San Cassiano la percentuale più alta raggiunta (73,11%). 

I motivi alla base del fallimento dei quesiti sarebbero diversi, a partire dal tecnicismo delle questioni poste, ma, al di là delle analisi possibili che si susseguiranno nelle prossime ore, quel che emerge evidente è l’uso (e l’abuso) negli ultimi anni di uno strumento, come quello referendario, fatto dalla classe politica, in relazione a battaglie in cui si è dimostrata incapace di trovare soluzioni.

Domani sarà il turno dello scrutinio per le amministrative: la conta dei voti inizierà alle ore 14 di lunedì 13 giugno.

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