Contro il gasdotto Tap ma non solo: lo Spartak Lecce al fianco degli arbitri aggrediti

Per il terzo anno la squadra biancoverde partecipa al campionato di Terza categoria. In questa stagione sulle maglie c'è il logo della campagna contro il progetto di Tap. E in serbo molte altre idee per un calcio popolare e impegnato sul territorio

I giocatori dello Spartak esultano dopo il goal del momentaneo vantaggio. (foto di Michel Caputo).

LECCE – Di questo passo finiranno per essere una specie protetta. E forse già rimpiangono i tempi in cui venivano appellati con l’aggettivo “cornuto”. Che oggi suona quasi divertente rispetto ai tanti episodi di aggressioni che si registrano quasi esclusivamente nelle categorie minori e sempre più spesso in quelle giovanili, circostanza ancora più scoraggiante. Stiamo parlando degli arbitri di calcio: i recenti episodi accaduti in provincia di Lecce non sono un’eccezione, a parte il clamore mediatico.

Per provare a segnare un’inversione di tendenza una squadra di Terza categoria, lo Spartak Lecce, ha chiesto di vedersi assegnare quanto prima il 17enne direttore di gara preso a schiaffi sul campo dell’Atletico Cavallino, squadra di Seconda categoria. I biancoverdi della presidente Sabrina Abbrescia sono per il terzo anno impegnati nella competizione federale, nella quale sin da subito hanno introdotto delle novità: il calcio di inizio battuto verso gli avversari e la celebrazione del terzo tempo a fine partita – come usualmente avviene nel rugby -.

Ma c’è di più: lo Spartak, che viene gestito grazie all’autofinanziamento di un piccolo ma diffuso azionariato popolare, non fa mistero del suo impegno sociale e ideologico tanto che quest’anno ha deciso di abbracciare ufficialmente la battaglia contro il progetto di gasdotto che prevede l’approdo sul litorale di San Foca. La scritta “No Tap” campeggia in bella vista sulle maglie biancoverdi e ha fatto il suo esordio domenica scorsa, a Merine, nella prima di campionato che la squadra di mister Luca Chiriatti ha perso per 2 a 1.

IMG_6086-2Lo Spartak è in buona sostanza espressione di un movimento che nasce dal progetto di “Calcio senza confini”, torneo di calcio antirazzista e antifascista che si disputa da marzo a luglio sul campo dell’ex Opis. La sua tifoseria è di sinistra, di stampo movimentista, ma di fatto è una compagine goliardica dove non mancano famiglie con bambini al seguito. Non vuole piacere a tutti, ma portare avanti una visione dello sport e della società in generale.

Si inserisce nel mosaico di tessere sparse sul territorio nazionale e riconducibili al fenomeno del calcio popolare .  Nei due anni precedenti l’impatto complessivo del movimento biancoverde sul campionato è stato positivo: le squadre avversarie si mobilitano e spesso ricambiano il terzo tempo quando giocano in casa, sugli spalti non ci sono mai stati episodi spiacevoli.

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Dal punto di vista del fair play e del rispetto di alcuni capisaldi del saper stare insieme attorno ad un pallone lo Spartak sta facendo scuola. Talvolta fa anche scalpore, come in occasione del mancato rispetto del minuto di raccoglimento per la morte di Giulio Andreotti. Una scelta non casuale che è costata al sodalizio la Coppa Disciplina nella stagione dell’esordio nella competizione agonistica. Ma in casa Spartak nessuno si è pentito.

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