Ricorso per centro psichiatrico: società contesta sentenza e invia atti in procura

Dopo la sentenza del Tar favorevole a Comune di Tricase, Asl e Regione, la Alfarano Welfare Logistic lamenta valutazioni “estranee all’oggetto del giudizio” e chiarisce di non aver presentato richiesta di 8 milioni di danni

La procura di Potenza

TRICASE - Nuovo capitolo nel lungo contenzioso che vede contrapposti il Comune di Tricase, la Asl e la Regione Puglia contro la società privata che si è vista negare l’autorizzazione alla realizzazione di una comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica (Crap) reso dagli uffici comunali tricasini, area servizi socio-culturali, nel novembre 2019.

Nei giorni scorsi si è dato contezza del nuovo responso del Tar di Lecce che con la sentenza del 27 luglio scorso ha respinto il ricorso della società ricorrente, specializzata in servizi di assistenza sanitaria e riabilitativa, che aveva richiesto al Comune l’autorizzazione alla realizzazione in quel di Tricase di una Comunità assistenziale psichiatrica di 14 posti, anche sulla base del presupposto che sull’immobile scelto per l’attivazione del centro insisteva una precedente e analoga struttura (poi spostatasi in altra sede) già autorizzata e accreditata dal servizio sanitario regionale. Il Tar di Lecce si era espresso su un nuovo ricorso promosso dalla società, mentre la vicenda aveva già visto investiti della questione in passato Tar e Consiglio di Stato.

Pur riconoscendo, anche questa volta, la legittimità dell’operato del Comune di Tricase, dell’Asl Lecce e della Regione, la questione non può certo dirsi del tutto conclusa come ha avuto modo oggi di precisare, tramite l’avvocato Luigi Doria, il legale rappresentante della società privata interessata, la Alfarano Welfare Logistic. Soprattutto la controparte della vicenda ha voluto precisare anche i termini e la portata dell’ultima sentenza del tribunale amministrativo, ridimensionando anche la lettura fornita dei legali del Comune. E soprattutto precisando il punto sulla richiesta di risarcimento danni pari a 8 milioni di euro, che la società non avrebbe presentato nei termini prefigurati nel commento dell’ultima sentenza.

“Il dottor Italo Alfarano, in qualità di legale rappresentate dell’Alfarano Welfare Logistic, precisa che non è stata richiesta una somma risarcitoria di 8 milioni di euro” puntualizza il legale Luigi Doria, “la domanda è stata rimessa alla valutazione dei giudici, quantunque siano stati proposti dal ricorrente criteri di calcolo basati sulle delibere della Regione Puglia. Si precisa ancora che la sentenza è basata su documenti che attengono a un altro giudizio pendente presso la stessa seconda sezione del Tar e tra le stesse parti processuali. La sentenza è stata emessa quindi sulla base di un documento del tutto estraneo all’oggetto del giudizio ed ai temi a esso connessi. La Alfarano Welfare Logistic” conclude il legale, “ha sporto denuncia alla procura di Potenza per far luce su tale aspetto e si riserva di sporgerne altre su questioni che attendono una risposta nel merito da anni”.

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Dopo la pubblicazione dell’ultima sentenza Comune di Tricase, Asl e Regione ritenevano che si fosse ora messa la parola fine ad un contenzioso che aveva già visto investiti della questione in passato sempre Tar e Consiglio di Stato, riconoscendo anche questa volta la legittimità dell’operato degli enti e rilevando anche il rigetto della ingente domanda risarcitoria che consentiva di tirare un respiro di sollievo alle casse pubbliche.

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