Processo “Favori&Giustizia”, cadono nuove accuse sul pm Emilio Arnesano

Non solo l’acquisto vantaggioso di una barca. Il magistrato sarebbe stato riconoscente a Carlo Siciliano, anche per l’assunzione del figlio. Per l’accusa, inoltre, si sarebbe messo a disposizione di un urologo in cambio di pillole di viagra

POTENZA - E’ stata un’udienza cruciale quella di oggi nel processo sui presunti scambi di favori tra il pubblico ministero Emilio Arnesano e medici e avvocati salentini. Si allungano le accuse nei riguardi del magistrato. Il pm ha integrato un capo di imputazione e ha aggiunto altre quattro contestazioni relative ad altri episodi, ad alcuni dei quali si faceva già riferimento nell’ordinanza di custodia cautelare del 6 dicembre scorso. In particolare, il pm sarebbe stato riconoscente a Carlo Siciliano, direttore del dipartimento di medicina del lavoro e di igiene ambientale della Asl di Lecce, non solo per una barca acquistata a un prezzo inferiore al valore reale, ma anche per aver ottenuto, tramite il medico, l’assunzione del figlio, prima presso l’Igeco Costruzioni Spa (dal 27 novembre 2014 al 26 maggio 2015) poi presso l’Omnia Spa, società facente capo al gruppo Igeco (dall’8 giugno al 9 novembre 2015).

Quanto alle altre vicende che finiranno al vaglio dei giudici del Tribunale di Potenza: la prima interessa un periodo che va dal 17 settembre al 21 novembre 2018. Questo l’arco di tempo, nel quale il pm, in due incontri, si sarebbe accordato con un urologo in servizio al “Vito Fazzi” di Lecce (per il quale si procede separatamente) sulla definizione di un fascicolo per lesioni personali aperto nei riguardi di una persona vicina al medico dal quale avrebbe ricevuto gratuitamente, in più occasioni, pillole di viagra. Arnesano gli avrebbe garantito la sua partecipazione all’udienza preliminare e la richiesta di sentenza di non luogo a procedere al giudice chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. E ancora, sempre al magistrato è contestato il reato di rivelazione dei segreti d’ufficio perché avrebbe consentito all’avvocatessa Manuela Carbone (tra gli altri imputati nel processo) di partecipare ad una riunione tenuta lo scorso 29 novembre nel suo ufficio con il comandante della compagnia della Guardia di Finanza di Gallipoli Francesco Ranieri, e un luogotenente della stessa compagnia,  su indagini relative alla violazione delle norme  che disciplinano la procedura ad evidenza pubblica per l’assegnazione di una spiaggia. E sempre a Carbone, lo scorso dicembre,  avrebbe fatto leggere sia la richiesta di arresti domiciliari avanzata nei riguardi del sindaco di Trepuzzi Giuseppe Taurino e di altre persone, informandola pure, in seguito alla mancata approvazione da parte del procuratore, dell’intenzione di presentare una nuova istanza nei confronti degli stessi indagati di sospensione dell’attività o di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Della stessa richiesta d’arresto sarebbe stata informata anche un’altra sua amica.

Tra i professionisti coinvolti nell’inchiesta, il primario di neurologia del “Fazzi” Giorgio Trianni oggi si è avvalso della facoltà di non rispondere, non essendo diventata ancora definitiva la sentenza di patteggiamento a un anno e dieci mesi emessa solo qualche giorno fa.

Davanti ai giudici due ex colleghi del pm,  il procuratore di Brindisi De Donno e l’aggiunto Negro

Oggi, in aula, si sono presentati due colleghi del pm Arnesano, accusato di aver svilito la sua funzione in cambio di battute di caccia, di corsie preferenziali per visite mediche e di sesso da parte di giovani avvocatesse. Si tratta dell’ex procuratore aggiunto Antonio De Donno (nella foto) e dell’ex sostituto Antonio Negro, oggi rispettivamente procuratore e aggiunto presso la Procura di Brindisi, tra i testi scelti dalla difesa rappresentata dagli avvocati Luigi Covella e Luigi Corvaglia. Dal loro ascolto non è emersa alcun anomalia sul comportamento avuto dal collega al tempo in cui occupavano gli uffici nel Palazzo di viale de Pietro. Alle domande sui suoi rapporti con Arnesano, in particolare l’aggiunto Negro ha chiarito: umanamente sono ottimi e, professionalmente, non si sono mai verificate “interferenze” rispetto ai fascicoli di cui erano titolari ed è capitato che siano sostituiti in qualche udienza.

Tra i colleghi del pm finito al banco degli imputati, davanti al tribunale di Potenza, dove è in corso il processo, si sono già presentati altri magistrati in servizio a Lecce: il pubblico ministero Maria Vallefuoco e il presidente della prima sezione penale Roberto Tanisi (anche questi come testi della difesa) e l’aggiunto Elsa Valeria Mignone (teste dell’accusa).

Il processo proseguirà il 12 settembre.

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Gli imputati sono difesi dagli avvocati Luigi Covella, Amilcare Tana, Renata Minafra, Luigi e Arcangelo Corvaglia, Ladislao Massari, Antonio Savoia.

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