Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Assalto al furgone, analisi ai Ris. Spunta uomo vestito di arancione

Continua la caccia alla banda che mercoledì mattina ha assaltato, senza però riuscire a impossessarsi del denaro, un portavalori della "Sveviapol" nella zona industriale di Cavallino, a pochi chilometri dal capoluogo

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LECCE – Continua senza sosta la caccia alla banda che mercoledì mattina ha assaltato, senza però riuscire a impossessarsi del denaro, un furgone portavalori della “Sveviapol” nella zona industriale di Cavallino, a pochi chilometri dal capoluogo salentino. Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo e dagli agenti della squadra mobile e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giuseppe Capoccia, si stanno concentrando sulle Bmw utilizzate dal commando armato (entrambe rubate nel foggiano) e sui furgoni utilizzati dal commando. Molti gli elementi al vaglio degli inquirenti, che non escludono che gli autori dell’assalto al blindato, possano aver agito con la collaborazione di alcuni esponenti della criminalità locale. Dei basisti che, nelle ultime settimane, oltre ad aver studiato il percorso e gli orari di spostamento del furgone, erano a conoscenza dell’ingente bottino (quasi sicuramente una cifra superiore ai due milioni di euro) trasportato nella giornata di mercoledì. Denaro destinato agli uffici postali della zona, per il pagamento delle pensioni.

Elementi utili alle indagini potrebbero giungere anche dagli esami balistici eseguiti sui proiettili recuperati dalla fiancata e dagli pneumatici del furgone, per stabilire se le armi utilizzate, dei micidiali fucili Kalashnikov, siano già state impiegate in altri fatti criminosi. I risultai delle analisi, affidate agli esperti del Ris di Roma, arriveranno nelle prossime settimane.

Quello compiuto mercoledì ricorda un altro assalto armato, avvenuto il 2 luglio 2012 sull'autostrada A14, nel tratto tra Acquaviva e Gioia del Colle. A subire l'assalto del commando armato, composto da almeno una decina di persone a bordo di un'Audi A6 e di una Q7, un furgone portavalori della Ivri, partito da Bari e diretto verso un supermercato di Taranto con un carico di due milioni di euro. In quel caso il modus operandi del commando è stato pressoché identico: i banditi hanno prima sparato numerose raffiche di kalashnikov contro il furgone per indurre i vigilantes a fermarsi. Poi lo hanno accerchiato, circondandolo con due auto, e sbarrando la strada con un camion dato alle fiamme, per impedire il transito delle altre vetture e ostacolare un eventuale intervento delle forze dell'ordine. Infine, si sono arrampicati sul tetto del mezzo e con una fiamma ossidrica hanno praticato un foro per impadronirsi del carico. Numerose le analogie con un altro colpo, messo a segno il primo giugno scorso sulla strada statale 7, che congiunge Brindisi a Taranto, tra Francavilla Fontana e Oria, quando due furgoni portavalori dell'istituto di vigilanza privata "Sveviapol Sud", furono assaliti mentre viaggiavano verso il capoluogo ionico, custodendo alcuni milioni di euro. Erano partiti all'alba da Lecce e, tramite la superstrada, avevano raggiunto Brindisi. Anche in quel caso, per bloccare i blindati e ritardare l’eventuale intervento delle forze dell’ordine, furono bruciate alcune autovetture. Il sospetto degli investigatori è che in entrambi i casi ad agire sia stata la stessa banda.

Nei prossimi giorni gli inquirenti continueranno a raccogliere le deposizioni dei numerosi testimoni presenti in entrambe le direzioni di carreggiata in quella mattina d’inferno. Al vaglio la presenza di un uomo, vestito con una tuta arancione e dotato di una bandiera dello stesso colore (come gli operai addetti alla manutenzione stradale), che avrebbe cercato di bloccare la fuga disperata del portavalori e di bloccare il transito degli altri veicoli, prima di svanire nel nulla. Si tratterebbe, infatti, dell’unico componente della banda a volto scoperto. Gli altri, forse una decina, indossavano tutti dei passamontagna. Elementi utili potrebbero giungere anche dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza, in particolare di una telecamera presente a pochi chilometri dal luogo dell’agguato.

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