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Cronaca

Centro Imid, pressioni su Minelli, verdetto ribaltato: assolto ex presidente dell'Ordine dei medici

Annullata dalla Corte d'Appello di Lecce la condanna a 7 anni inflitta in primo grado a Luigi Pepe. Per i giudici, "il fatto non sussiste". L'imputato: "Torno a una vita più serena, ma le ferite restano"

LECCE - Ribaltata la sentenza di condanna a sette anni di reclusione per l’ex presidente dell’Ordine dei medici di Lecce, Luigi Pepe, accusato di aver fatto pressioni sull’immunologo Mauro Minelli finalizzate a chiudere il centro Imid.

La pena è stata annullata ieri in tarda serata dalla Corte d’Appello di Lecce, composta dal presidente Domenico Toni, e dalle giudici Antonia Martalò (relatrice) e Silvia Minerva, che ha così accolto la tesi difensiva sostenuta dagli avvocati Luigi Covella e Mariangela Vanessa Pepe.

Il verdetto è stato di assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Per anni i due medici si sarebbero dati battaglia con accuse reciproche, divisi sul destino del centro per le malattie immunologiche di Campi Salentina. La situazione degenerò al punto che, nel 2013, stando alle carte dell’inchiesta, il presidente avrebbe costretto Minelli con minacce, con cinque procedimenti disciplinari e parole pubbliche a dimettersi, al fine di ottenere la chiusura del struttura con l’intento di mantenere aperti reparti ospedalieri e di attività medica privata.

Tra gli episodi anche la mancata presa d’atto di Pepe della rinuncia all’iscrizione di Minelli all’albo di Lecce in favore della registrazione in quello di Potenza, per cui fu poi assolto dall’accusa di abuso d’ufficio. Proprio in merito a questo procedimento, nella stessa giornata di ieri, la Corte ha respinto l'appello contro l'assoluzione presentato dall'immunologo.

Il processo di primo grado e le accuse

A seguito della denuncia dell’immunologo si aprì il procedimento che sfociò nel processo terminato il 27 gennaio del 2023, e all’esito del quale, la stessa Procura, rappresentata dalla pm Donatina Buffelli, aveva invocato un anno e due mesi di reclusione, solo in merito al reato di diffamazione, proponendo l’assoluzione per i principali capi d’accusa e il proscioglimento per prescrizione per gli altri.

Ma i giudici di primo grado ritennero sussistenti sia la concussione che l’abuso d’ufficio, riguardo uno dei procedimenti disciplinari contestati, e la tentata violenza privata, pronunciando il non luogo a procedere “per intervenuta prescrizione” per la presunta diffamazione e per alcuni presunti abusi d’ufficio (inerenti altri procedimenti disciplinari).

Il dispositivo prevedeva anche il risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede, e una provvisionale di 20 mila euro a Minelli, parte civile con l’avvocata Anna Centonze.

L’imputato: “Torno a una vita più serena, ma le ferite restano”

Gli avvocati Covella e Pepe, in un lungo e articolato appello avevano evidenziato errori di valutazione dalle risultanze probatorie e carenze nella motivazione della sentenza.

Alla luce del nuovo verdetto, i legali hanno espresso profonda soddisfazione insieme all’imputato che, se dopo la sentenza di primo grado,  affermò di sentirsi “un uomo civilmente morto”, adesso tramite i suoi legali dichiara: “Torno ad una vita più serena, con la consapevolezza di aver sempre agito a tutela della categoria dei medici e dei cittadini che, legittimamente, avanzano istanze di tutela della loro salute. Restano le ferite per una condanna grave e ingiusta; saranno valutate a tempo debito eventuali azioni per ottenere il ristoro dei danni subiti”.

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