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Giovedì, 30 Maggio 2024
Cronaca Muro Leccese

Inchiesta “Re Artù”, confermati i proscioglimenti per la vicenda del “Lido Atlantis”

La decisione è arrivata ieri in tarda serata dalla Corte d’appello di Lecce, dinanzi alla quale la Procura aveva impugnato la sentenza di “non luogo a procedere” emessa il 1° marzo del 2023 dal giudice Sergio Tosi

MURO LECCESE - Confermati i proscioglimenti sulla presunta autorizzazione “forzata” per consentire il ripascimento del Lido Atlantis, in zona Porto Craiulo, oggetto della più ampia inchiesta “Re Artù” con al centro l’ex senatore e assessore regionale al Welfare Totò Ruggeri, 73 anni, di Muro Leccese, di cui è in corso il processo.

Il giudice Sergio Tosi, al termine dell’udienza preliminare, il 1° marzo del 2023, aveva disposto il “non luogo a procedere” in merito a questa vicenda che tirava in ballo anche Pierpaolo Cariddi, 57 anni, all’epoca dei fatti sindaco di Otranto, e tra i principali imputati nel processo Hydruntidate; l’ingegnere Emanuele Maggiulli, 57, di Muro Leccese, ex dirigente dell’Ufficio tecnico di Otranto; il sindaco di Scorrano, Mario Pendinelli, di 58 anni.

La Procura aveva provato a ribaltare il verdetto (qui, l’approfondimento), sostenendo con fermezza le accuse di abuso d’ufficio e falso, ma la Corte d’appello di Lecce, composta dal presidente Domenico Toni e dalle giudici Antonia Martalò e Silvia Minerva, ha condiviso le argomentazioni della difesa, confermando così la decisione iniziale.

La questione, finita nuovamente al vaglio dei giudici, risale all’estate del 2020 e riguardava la pratica per il ripascimento e la sistemazione dell’arenile del lido di proprietà di Ruggeri (anche se non ricopre la carica di amministratore unico dal 23 aprile 2012).

Secondo il pubblico ministero Alessandro Prontera, titolare delle indagini, l’intervento fu assentito oltre i termini fissati dalle linee guida regionali che dettano le procedure per i lavori, così da favorire l’ex assessore e il consigliere regionale Pendinelli in un accordo illecito con il primo cittadino di Otranto che, a sua volta, aveva indotto il dirigente Maggiulli a confezionare l’atto in cui sarebbe stato attestato falsamente il ritardo dovuto all’emergenza Covid.

Stando, invece,alla tesi difensiva sostenuta dagli avvocati Gianluca D’Oria e Mauro Finocchito per Cariddi, dall’avvocato Antonio Quinto per Maggiulli, dagli avvocati Salvatore Corrado e Giuseppe Fornari per Ruggeri, e dagli avvocati Corrado Sammarruco e Antonio Costantino Mariano per Pendinelli, quell’atto fu senza alcun dubbio legittimo.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

Il commento dei difensori

“La decisione è di particolare interesse  perché conferma la coerenza dell’operato dell’ufficio tecnico che ha fatto corretta applicazione dell’articolo 103 del decreto cura Italia di proroga di tutti i termini nella fase dell’emergenza pandemica al pari di tutti i settori tecnici dei nostri comuni nell’ottica (a suo tempo ispiratrice della norma speciale) di tutela delle attività produttive” ha commentato a caldo l’avvocato Quinto, manifestando dispiacere in merito al fatto che, per tale vicenda, il tecnico fosse stato confinato ai domiciliari.

Abbiamo sempre sostenuto con forza e convinzione la legittimità dell’operato dell’ingegnere Pierpaolo Cariddi, all’epoca sindaco di Otranto, che, nell’esercizio del proprio ruolo istituzionale, e pur con tutte le difficoltà dovute al momento più critico del periodo pandemico, ha inteso gestire la problematica del ripascimento degli arenili del litorale idruntino anteponendo sempre l’osservanza della legge e delle norme di settore a qualsivoglia interesse personale, proprio o di terzi", hanno dichiarato gli avvocati D'Oria e Finocchito.
"Questa decisione, riteniamo, rende giustizia a una persona che, pur sottoposta per questa vicenda alla misura cautelare del divieto di dimora nel proprio comune di residenza, con tutto ciò che ne è conseguito, non ultima la sua immediata sospensione dalla carica di sindaco, ha da sempre 'gridato' la propria innocenza, con grande dignità e con la consueta pacatezza", hanno concluso i due legali.

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