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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca Otranto

I fratelli Cariddi: “Ancora esiliati, ma non siamo terroristi. Abbiamo agito per il bene di Otranto”

E’ entrata nel vivo questa mattina l’udienza preliminare nata dall’inchiesta Hydruntiade. Dopo la lunga discussione della Procura, sulla scrivania della giudice è arrivata una lettera scritta dai due principali imputati

OTRANTO - E’ entrata nel vivo questa mattina l’udienza preliminare nata dall’inchiesta “Hydruntiade” che vede tra i principali imputati gli ex sindaci di Otranto Pierpaolo Cariddi, di 56 anni, e il fratello Luciano, di 54, suo predecessore (dal 2007 al 2017). 

In aula, la procuratrice aggiunta Elsa Valeria Mignone e la sostituta Giorgia Villa hanno ripercorso in circa tre ore, ogni fase delle indagini dalle quali sarebbe emerso che i due ex primi cittadini avrebbero realizzato un vero e proprio “sistema” di favori per ottenere in cambio appoggi elettorali. 

Ma entrambi negano categoricamente ogni addebito e oggi hanno rilasciato delle dichiarazioni spontanee messe nero su bianco in una lettera che è stata consegnata dagli avvocati Gianluca D’Oria (difensore di Pierpaolo Cariddi con il collega Alessandro Dellorusso) e Viola Messa (che assiste con il collega Michele Laforgia, Luciano Cariddi) alla giudice Alessandra Sermarini.

La lettera: “Noi non ci siamo arricchiti, mentre Otranto sì”

Nella missiva, che riportiamo integralmente di seguito, i Cariddi affermano di aver agito nell’interesse della città di cui sono stati massimi rappresentanti, e di attendere con ansia il processo in cui emergerà la prova della loro innocenza.

“Siamo sottoposti da più di sette mesi a misure restrittive della nostra libertà personale. Abbiamo subito oltre tre mesi di custodia cautelare in carcere, altri due mesi e mezzo agli arresti domiciliari, con divieto assoluto di comunicare con l’esterno, e siamo tuttora esiliati dalla nostra città, Otranto. Ci è stato persino negato di raggiungere il nostro luogo di lavoro e di poter mantenere le nostre famiglie. Per una parte della magistratura leccese siamo così pericolosi da non poter mettere piede nel nostro Comune di residenza.

Eppure, non siamo terroristi e non abbiamo fatto mai male a nessuno. Il delitto per il quale siamo puniti anticipatamente è quello di aver preso parte alla vita pubblica di Otranto, la nostra colpa è di essere stati scelti, dai cittadini, come Sindaci. Nei provvedimenti giudiziari è scritto che per questo avremmo promosso, costituito e organizzato una associazione per delinquere e commesso una lunga serie di reati contro la pubblica amministrazione.

Per i Pubblici Ministeri, avremmo coltivato interessi privati e non quelli della collettività. Lo dicono dopo averci sottoposto a una lunghissima indagine, esaminato centinaia di atti amministrativi e ascoltato tutte le nostre conversazioni, ma senza contestarci neppure un euro di “tangente”. In questi anni noi non ci siamo arricchiti, mentre Otranto è diventata una città più bella e più ricca. Lo riconoscono tutti, anche i nostri avversari politici.

Ribadiamo, con forza, di non aver mai commesso alcun illecito e di avere sempre agito nel rispetto della legge e nell’interesse dei cittadini. Sappiamo che la nostra ostinazione nel professarci innocenti suona oltraggiosa per chi ci accusa con tanta veemenza, ma anche se oggi la nostra voce è flebile e inascoltata, siamo certi che nel processo emergerà l’infondatezza di tutte le imputazioni. Perché la verità è più forte di qualsiasi potere.

È dunque proprio per il rispetto che si deve alla funzione giudiziaria che abbiamo chiesto ai nostri difensori di superare rapidamente la fase dell’udienza preliminare – in cui la nostra posizione dovrebbe essere discussa per prima e in un’unica udienza, contro ogni logica – per essere giudicati al più presto, nel pieno contraddittorio delle parti, davanti a un giudice terzo e imparziale. Per poter provare, finalmente in posizione di parità con i nostri accusatori, che i fatti che ci vengono addebitati non sussistono. 

Nella speranza di poterlo fare, finalmente, da uomini liberi”.

La Procura punta il dito: I Cariddi registi di un sistematico malaffare

Oltre ai due ex primi cittadini, accusati di essere stati al vertice di un'associazione a delinquere responsabile di una serie di illeciti (corruzione elettorale, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falso ideologico, frode in processo penale e depistaggio, concussione, turbata libertà degli incanti, turbata libertà di scelta del contraente, rivelazione del segreto d’ufficio, nonché di truffa ai danni dello Stato e della Comunità Europea), sono imputate altre 58 persone. Solo per tre di queste, è stato chiesto il proscioglimento: Iolanda Belmonte, 62 anni, di Borgagne, Patrizia Ricci, 60, di Otranto e Daniele Merico, 43, di Otranto.

Chiesto il non luogo a procedere, ma per un solo capo d’accusa, anche per Emanuele Maggiulli, 56, di Muro Leccese, ex dirigente del comune idruntino.

Stralciata, invece, per impedimento (con nuova fissazione dell’udienza preliminare al 31 maggio) la posizione di Giuseppe Tondo, 59 anni, di Otranto, anche questi all’epoca dirigente dello stesso Comune.

Dopo la discussione delle pm, la parola è passata ai legali di Regione, Provincia e Comune di Otranto - ammesse come parti civili nonostante la sollecitazione delle difese degli imputati alla loro esclusione - e agli avvocati D’Oria, Messa, Antonio Quinto e Simone Viva. L’ascolto delle difese proseguirà nella prossima udienza fissata per il 5 maggio. 

Chi siede al banco degli imputati

Ecco tutti gli altri imputati nei riguardi dei quali si sta celebrando l’udienza preliminare: Roberto Aloisio, 50 anni, di Maglie, ingegnere addetto all’ufficio tecnico del Comune; i tre imprenditori Salvatore Giannetta, 63, di Minervino di Lecce, Raffaele De Santis detto Mimmo, 76, di Otranto e Luigi Bleve, 61, di Otranto; Vito Alberto Spedicato, 69, di Castrignano dei Greci, comandante della polizia municipale di Otranto; Marco Maggio, 40, di Cannole, collaboratore dello studio Cariddi, ritenuto prestanome del sindaco.

E ancora: Michele Tenore, 49 anni, di Otranto; Luigi Maggio, 71, ingegnere di Otranto; Roberto De Santis, 64, imprenditore di Maglie; Luigi De Santis, 33, imprenditore di Maglie; Mario Settembre, 60, di Otranto; Michele Settembre, 64, di Otranto; Giuseppe De Matteis, 60, di Otranto; Nicola Christian De Matteis, 27, di Otranto. L’ingegnere Antonio Minosi, 46, di Uggiano La Chiesa; Raffaele Cariddi, 43, di Otranto; Patrizia Preite, 49, di Minervino, maresciallo della Polizia Locale di Otranto; Emanuele Pezzulla, 50, di Uggiano La Chiesa; Daniele Pezzulla, 50, di Uggiano La Chiesa; Mattia Trotto, 32, di Otranto; Alberto Trotto, 63, di Otranto; Massimo Peluso, 57, di Otranto; Santa Vincenza Cetra, 79, di Otranto; Pompeo Peluso, 81, di Otranto; Maria Lucia Peluso, 52, di Maglie; Francesco Pucci, 57, di Otranto; Lidia Cursano, 86, di Otranto; l’ex assessore regionale Salvatore Ruggeri, 72, di Muro Leccese; Alessandro Ottini, 43, di Otranto; Laura Falconieri 48, di Otranto; Antonio Falconieri, 42, di Otranto; Emilio Falconieri, 53, di Otranto; Maria Falconieri, 55, di Scorrano; Raffaele De Cicco, 67, di Otranto; Fernando Cariddi, 59, di Minervino; Michele Giovinazzi, 38, di Otranto. l’avvocato Mauro Finocchito, 61, di Otranto; Antonio Stefanelli, 60, di Otranto; Cataldo Russo, 57, di Otranto;  Mercedes Turgi prosperi Desersconforti, 47, di Otranto; Fatjon Xhezairaj, 41, di Otranto; Luigi Marti, 43, di Spongano; Francesco Marrocco, 56, di Otranto; Antonio Ricchiuto, 41, di Giurdignano; Stefano Papadia, 42, di Otranto;  Antonio Cappelli, 42 anni di Tricase; Roberto Cappelli, 41enne di Lecce; Marina Bello, 66 anni di Otranto; Mariano Cosimo Merico, 66, di Uggiano La Chiesa; Roberto Andrea Ippati, 46 anni di Poggiardo; Salvatore Mitello, 56 anni, di Giurdignano, e il commerciante Stefano Cariddi, 50, di Otranto.

Fernando Paiano, 47 anni, di Otranto, è stato l’unico che, nella precedente udienza, ha presentato istanza rito alternativo, chiedendo di patteggiare un anno e 8 mesi di reclusione, col beneficio della pena sospesa (attraverso gli avvocati Ubaldo Macrì e Francesco Bruni).
 

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