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Una forte denuncia / Salve

Lidi abusivi, sindaco minacciato dopo i controlli: "Zona franca, Stato assente"

Accorato appello del primo cittadino di Salve, aggredito verbalmente nei giorni scorsi. Sui 12 chilometri di costa di sua competenza è tutto un proliferare di attività prive di ogni autorizzazione. Inviata una richiesta d'aiuto al ministero dell'Interno

SALVE - A Salve il fenomeno della “privatizzazione”, di fatto, del litorale sta agitando molto le acque. Lo denuncia l'amministrazione comunale dopo un episodio, a quanto pare non isolato, che ha visto vittima il sindaco, Francesco Villanova. Un uomo si sarebbe presentato a casa sua e dopo aver sbattuto pesantemente i pugni contro il portone dell’abitazione, avrebbe pesantemente il primo cittadino che gli era andato in contro per capire cosa stesse accadendo. La paura è che in futuro le minacce possano degenerare.

Il motivo di tanta acredine è conseguenza, riferisce il sindaco, dei controlli fatti dagli agenti di polizia locale sulla costa di propria competenza – una delle più affascinanti di tutta la Puglia - per arginare il proliferare di veri e propri lidi allestiti senza alcun titolo. Uno dei gestori, prosegue infatti il resconto dell'amministratore, ha reagito in maniera molto scomposta e uno dei suoi dipendenti si è recato direttamente a casa di Villanova.

Le parole del sindaco suonano, per certi versi, sorprendenti perché segnalano l’assoluta impotenza (o indolenza) dello Stato, nelle sue articolazioni che vanno ben oltre quelle di un piccolo ente locale: “Il territorio della nostra città comprende 12 chilometri di costa, in larga parte accessibile e adatta alla balneazione, e per la nostra amministrazione rappresenta un fiore all’occhiello ma purtroppo nel periodo estivo la quasi totalità di questa zona è occupata dall’esercizio delle attività balneari e fin qui tutto sarebbe normale, ma non lo è, perché la maggior parte di queste attività sono abusive”.

“Quotidianamente - prosegue Villanova - vengono violate le norme che disciplinano l’attività di noleggio di attrezzature balneari che vengono, in modo abusivo, posizionate sulle porzioni di spiaggia libera, trasformata in veri e propri stabilimenti balneari che sulla carta non esistono, senza nessuna autorizzazione, danneggiando così la collettività e dunque tutte le persone che vorrebbero usufruire in modo normale di quelle spiagge. Purtroppo noi non riusciamo più a controllare il fenomeno che sta degenerando in episodi che potrebbero ulteriormente aggravarsi”.

Per il primo cittadino potrebbe essere un grave errore continuare a sottovalutare la situazione: “A tal proposito abbiamo scritto anche al ministro dell’Interno comunicando con una pec la gravità di questa situazione e abbiamo chiesto un intervento dello Stato in modo da poter ripristinare la legalità nella nostra zona che al momento possiamo, tristemente, definire zona franca dove regna l’anarchia nonostante i continui controlli da parte nostra che con impegno proviamo a cercare sempre una soluzione a questo problema che non può essere taciuto”.

E, dopo aver invocato la convocazione di un tavolo con tutti gli attori istituzionali nelle condizioni di poter offrire risposte concrete e aver ringraziato gli agenti di polizia locale, Villanova chiude amaramente: “Siamo stanchi di essere minacciati, siamo stanchi di dover subire, senza che lo Stato ci dia una mano”.

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