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Lunedì, 20 Maggio 2024
Cronaca Otranto

Approdo di Enea, respinto il ricorso. “Mancano i titoli e il locale è sotto sequestro”

Il Consiglio di Stato ha ritenuto infondato l'appello della proprietà. Nei fatti, è stata confermata la sentenza del Tar di Lecce in ordine al carattere abusivo dell’opera

OTRANTO – Probabilmente meno travagliato fu l’arrivo sulle coste italiane di Enea, rispetto alla tortuosa vicenda giudiziaria del locale che nel nome ne ricorda la leggenda tramandata ai posteri da Omero prima e Virgilio poi.

Dopo gli ultimi colpi di scena (nuovo sequestro, dissequestro e ritorno dei sigilli, in fase d’indagine penale), con una sentenza pubblicata ieri, i giudici della seconda sezione del Consiglio di Stato (presidente Oberdan Forlenza, estensore Stefano Filippini), hanno respinto il ricorso formulato dagli avvocati Annarita Marasco e Francesco Vetrò per conto de L’Approdo di Enea, chiosco-bar situato di fronte all’insenatura di Porto Badisco (marina di Otranto) teso a riformare un’ordinanza cautelare  della prima sezione del  Tribunale amministrativo regionale di Lecce.

Di fatto, è stata confermata la sentenza del Tar in ordine al carattere abusivo dell’opera. Nessuna proroga, insomma, che possa legittimare la continuazione dell'attività.

Con il respingimento, in sostanza, si ribadisce che la struttura installata costituisce un’opera nuova e diversa rispetto a quella autorizzata nel lontano 2000 e oggetto, peraltro, di successiva demolizione. Mancano i titoli sotto il profilo edilizio e quello paesaggistico e, peraltro, la struttura risulta sotto sequestro, tanto che in un passaggio, circa il possibile danno patito dalla proprietà, i giudici specificano che “l’utilizzo dell’immobile quale bar/ristorante risulti comunque precluso dal fatto che l’attività medesima è priva dei necessari permessi autorizzativi e il locale è sottoposto a sequestro penale”.

Nel ricorso erano stati chiamati in causa la Provincia di Lecce (che nella faccenda ha annullato, in autotutela, la valutazione d’incidenza ambientale), difesa dall’avvocato Eugenio Sambati, il Comune Otranto, difeso dall’avvocato Alberto Pepe, e la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio delle province di Brindisi e Lecce, la quale non si è costituita in giudizio.

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