Processo Filanto, il verdetto: sanzioni per 700mila euro e confisca di beni per 10 milioni e mezzo

Emessa la sentenza nei riguardi dell’ex colosso del calzaturiero e di altre cinque società, accusati di aver ingannato la Regione Puglia per appropriarsi di finanziamenti pubblici destinati alle piccole e medie imprese

CASARANO - Il processo per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni della Regione Puglia e dell’Inps, scaturito dall’operazione “Old machine”, legata alla Filanto Spa, l’ex colosso del calzaturiero di Casarano, si era chiuso con una sentenza di prescrizione per il presidente Vito Antonio Sergio Filograna e per i sette legali rappresentanti delle società che, secondo l’accusa, erano riconducibili alla Filanto.

Ma il giudizio è proseguito per le aziende e si è concluso oggi con un verdetto di colpevolezza. A emetterlo è stato il giudice della seconda sezione penale Fabrizio Malagnino che ha disposto la confisca di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 10 milioni e mezzo di euro. Non solo. La sentenza contempla anche: sanzione amministrativa e pecuniaria di 400mila euro e interdittiva di 1 anno alla Filanto e alle aziende Consorzio Produttori Salentini Calzature; Tecnosuole; Italiana Pellami e Tomaificio Zodiaco; sanzione amministrativa pecuniaria di 300mila euro e interdittiva di 1 anno a Iris Sud.

Stando alle carte dell’inchiesta, segnata nel marzo del 2013 dal sequestro per “equivalente” di beni mobili e immobili (disposto dal giudice delle indagini preliminari Antonia Martalò, su richiesta del pm Antonio Negro, oggi aggiunto a Brindisi), la Filanto avrebbe scorporato i propri rami d’azienda, poi raggruppati nel Consorzio, per ingannare la Regione Puglia e appropriarsi così dei finanziamenti pubblici destinati alle piccole e medie imprese per complessivi 10 milioni di euro.

In particolare, i contributi, erogati in diverse rate dal 24 dicembre del 2003 fino al 24 novembre del 2011, erano di quattro milioni e mezzo in sostegni pubblici (dal Por Puglia 2006 e dal bando Pacchetti integrativi di agevolazioni), e di sei milioni in sgravi fiscali. Tutto questo sarebbe avvenuto senza rispettare due condizioni obbligatorie: realizzare nuovi impianti e assumere personale. Stando agli accertamenti svolti dal Gruppo tutela spesa pubblica della guardia di finanza, i macchinari sarebbero stati quelli della Filanto (per questo l’operazione fu battezzata “Old Machine”, “vecchio macchinario”). E anche gli impiegati sarebbero stati gli stessi: i 398 dipendenti, messi in mobilità, sarebbero passati (in 165) alla Tecnoscuole, (in 210) alla Tomaificio Zodiaco e (in 23) alla Italiana Pellami.

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Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro novanta giorni) gli avvocati difensori (Pasquale e Giuseppe Corleto, Francesco Paolo Sisto e Cosimo Finiguerra) valuteranno il ricorso in appello.

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