Cronaca

Traffico illecito di rifiuti dalla "terra dei fuochi", chiusa l’inchiesta: 45 indagati

Già notificati gli avvisi di conclusione delle indagini nell’ambito dell’operazione “All black”. Quattro delle persone coinvolte sono del Leccese, tre delle quali finite nel blitz di quattro giorni fa

LECCE - In 45 rischiano il processo nell’ambito dell’operazione “All black” che ha portato allo scoperto un traffico illecito di rifiuti dalla “terra dei fuochi” al Salento: 600 tonnellate di spazzatura sarebbero state stoccate tra Lecce, Surbo e nel tarantino per poi essere bruciate o interrate.

Alcuni degli avvisi di conclusione delle indagini sono partiti quattro giorni fa, nello stesso giorno in cui è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare con la quale il giudice Alcide Maritati ha mandato in carcere dieci persone e tre ai domiciliari.

E tra gli arrestati, tre sono del Leccese: Claudio Lo Deserto, 74 anni di Surbo, accusato di aver fatto del gruppo che si occupava di ricercare, selezionare e sistemare i siti per l’attività illecita, sovraintendendo anche alle operazioni materiali di sversamento ed abbandono; Luca Grassi, 48 anni, di Surbo, proprietario del terreno di pertinenza della Masseria Fasani dove finiva parte della spazzatura e che ha confessato durante l’interrogatorio di garanzia, ammettendo di aver agito così per bisogno di soldi, trovandosi in quel periodo ai domiciliari; Palmiro Mazzotta, 74 anni, di Surbo che avrebbe messo a disposizione del sodalizio il suo capannone.

Ci sono i loro nomi, insieme a quello dell’autista Valerio Marra, 58 anni, di Alessano, e di altre 40 persone, residenti in diverse città di Italia, nell’atto di conclusione delle indagini condotte per tre anni dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico con la Guardia di Finanza di Taranto, che porta la firma del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Lecce Milto Stefano De Nozza.

L'avviso è stato notificato anche alla società campana N.d.n. Ecorecuperi srl, produttrice di rifiuti, che secondo gli accertamenti svolti dagli inquirenti avrebbe risparmiato costi per lo smaltimento pari a 100mila euro.

Ora che l'inchiesta è chiusa, gli indagati avranno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere al pm di essere interrogati.

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