Liberazione e Costituzione: "Binomio indissolubile dopo le macerie del fascismo"

Nel 73esimo anniversario della sconfitta del nazifascismo, il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ha ricordato il sacrificio dei concittadini che combatterono sulle montagne a partire dal 1943

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini (foto Andrea Stella).

LECCE - L'attualità dell'antifascismo come antidoto a contaminazioni pericolose delle istituzioni, la necessità di un ritorno alla Costituzione del 1948 per dispiegare appieno i valori repubblicani, l'importanza della formazione scolastica come primo presidio dei doveri e diritti di cittadinanza. 

La celebrazione della Liberazione dal nazifascismo, nella cerimonia ufficiale in piazza dei Partigiani, a Lecce, ha toccato alcuni dei punti nodali che regolano il rapporto tra passato e presente, tra storia e democrazia, producendo di volta in volta equilibri mutevoli a seconda delle stagioni politiche.

La prima a parlare è stata Naomi De Pascalis, in rappresentanza dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia che, davanti ai parlamentari salentini, ha rivendicato il principio dello ius soli come orizzonte necessario della cittadinanza. La giovane esponente dell'Anpi ha chiesto di non sottovalutare il rischio di infiltrazioni neofasciste nelle istituzioni attraverso concessioni e patrocini a soggetti che dietro una maschera di apparente presentabilità oppure addirittura in maniera plateale conservano legami forti con un passato che invece andrebbe definitivamente archiviato.

Il presidente della Provincia, Antonio Gabellone, ha ricordato come la ricorrenza del 25 aprile sia molto di più che una liturgia retorica, mentre il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, non ha taciuto la sua emozione nel prendere la parola, dopo aver sempre partecipato da semplice cittadino alla manifestazione. Il primo cittadino ha ricordato il sacrifico dei leccesi che, nelle formazioni partigiane e in quelle dell'esercito regolare ricostituito dopo lo sbandamento dell'8 settembre, lottarono fino alla morte e alla prigionia per liberare l'Italia dalla dittatura: "Ai numerosi leccesi che combatterono sulle montagne e sui colli dove si consumò l'eroica battaglia contro i nazifascisti, voglio, oggi che me ne è data l'occasione, rendere il mio omaggio di sindaco e l'omaggio della città. Oggi sono passati più di settant'anni dalla Liberazione e sono ormai pochi i partigiani che possono testimoniare direttamente quei giorni. Grava su di noi il compito della trasmissione della memoria, e la responsabilità di trasmetterla intatta, preservando per intero il valore e il significato di un momento che fu certamente tra i più tragici e al contempo eroici che l'Italia abbia vissuto".

Esattamente tre anni addietro, del resto, moriva a 89 anni Umberto Leo: attivo sin dal settembre del 1943 nella Resistenza, si unì alla 19esima Brigata Garibaldi "Eusebio Giambione", in Piemonte. Ferito gravemente da una granata, fu salvato da un contadino che lo portò nella sua cascina e successivamente trovò riparo in casa di una farmacista del Monferrato, scoprendo solo in seguito di aver condiviso lo stesso tetto con un ufficiale tedesco ferito. Ancora convalescente nei giorni della Liberazione, tornò nella sua Lecce nel luglio del 1945. Salvemini ha quindi indicato nella Resistenza la radice sempre attuale dei valori costituzionali:

"Liberazione e Costituzione sono il binomio inscindibile sul quale la nostra nazione è stata rifondata dopo le macerie del fascismo. Lo ricordava Pietro Calamandrei, nel celebre discorso ai giovani: “se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati”.

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Come di consueto l'ultimo intervento è stato quello del prefetto di Lecce, Claudio Palomba, che ha rivolto ai cittadini "un messaggio di pace e fratellanza che risuoni come l'eco del forte messaggio di pace lanciato dal Santo Padre in occasione della visita ad Alessano sulla tomba di Don Tonino Bello, profeta degli ultimi e grande apostolo della pace e della non violenza". Ad accompagnare i rappresentati istituzionali sono stati Simone Faiulo della Consulta degli studenti, Robert D'Alessandro in rappresentanza degli studenti universitari, Sara D'Aniello, sindaco del consiglio comunale dei ragazzi. L'ensemble di fiati dell'istituto coreutico-musicale "Giannelli" di Parabita e dell'istituto comprensivo "Calvino" di Alliste ha eseguito gli intermezzi musicali, diretto dal professor Giacobbe D'Oria.

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