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Etica, politica e memoria

Poli Bortone solleva la questione morale, ma nella storia di Lecce il tema scotta

La candidata, evocando lo scenario barese, cerca di rompere il patto tra Salvemini e il M5S utilizzando un argomento molto delicato: le inchieste degli ultimi 20 anni chiamano in causa il centrodestra locale

LECCE – La questione morale, tra una pista ciclabile e una riciclabile, fa capolino anche nella campagna elettorale leccese.

Ci ha pensato Adriana Poli Bortone, con un video di poco più di un minuto, a gettare un sassolino nello stagno. Il video ha una doppia ambientazione: quella fisica è un elegante giardino nella quiete di una domenica assolata; quella simbolica è la tormentata vicenda barese, con l’annullamento delle primarie tra Laforgia e Leccese e la tensione tra il Pd e il M5S.

L’obiettivo della senatrice è duplice. Il primo è provocare il suo avversario delle prossime amministrative, il sindaco uscente Carlo Salvemini, su un tema a lui caro, quello della legalità: Poli Bortone si chiede infatti, riferendosi a Salvemini e a Delli Noci (è citato anche lui) se non sia il caso di “prendere la distanze in attesa che la giustizia faccia il suo corso” da Emiliano e Decaro (considerati i responsabili politici di operazioni di allargamento a rischio di infiltrazioni).

Il secondo è di far saltare a Lecce il patto tra il M5S e la coalizione progressista, nella consapevolezza che i voti del movimento – che nel 2019, correndo da solo, aveva preso il 4,5 percento come lista - potrebbero fare la differenza al primo turno (che, di fatto, si profila già come un ballottaggio). “Ma che c’entrano i 5 stelle con questa situazione? A Bari hanno giustamente preso le distanze da una situazione che sembra grave” si chiede retoricamente Poli Bortone nella speranza di far vacillare l’intesa.

Dal punto di vista comunicativo, però, le probabilità di un effetto boomerang di quel video sono alte: se si chiede all’avversario politico di prendere le distanze da intrecci presunti e distanti 150 chilometri, coerenza vorrebbe che si sia molto severi in casa propria, per esempio dichiarando di non accettare a proprio sostegno candidature di persone sottoposte a procedimento penale in corso.

Va ricordato, infatti, che il processo “case popolari” – nato da una delle inchieste più destabilizzanti dell’intera storia leccese eppure non accompagnato dall'insediamento di alcuna commissione prefettizia per lo scioglimento del consiglio comunale - si sta avviando faticosamente verso la sentenza di primo grado: tra gli imputati figura un candidato dello schieramento di Poli Bortone (era già consigliere all’epoca dei fatti). I suoi manifesti sono già stati affissi.

Ne ha pieno diritto, sia chiaro, perché la presunzione di innocenza è una cosa seria in uno stato di diritto. Quel che colpisce, quindi, è la curiosa mutazione genetica che sta vivendo un certo tipo di Destra quando si parla di garantismo: se le indagini e i sospetti adombrano la propria parte politica, si resta nel solco dei tempi in cui la giustizia era “a orologeria” e le toghe di ogni sfumatura possibile di rosso; se, invece, gli atti d’inchiesta invadono il campo avversario, allora la giustizia è giusta e i magistrati stanno facendo il proprio dovere.

In questo opportunistico strabismo la credibilità e l’autonomia costituzionale del potere giudiziario subiscono ancora una volta un colpo, ma anche l’autorevolezza della politica ne esce malconcia, incapace com’è sempre stata e come continua a essere di difendere un principio indipendentemente dai protagonisti coinvolti: la discriminante resta sempre quella tra amici e nemici.

In attesa, quindi, di una contesa elettorale sui contenuti – quale visione di futuro si offre ai cittadini? – rimane abbastanza chiara la memoria di una stagione molto complicata per Lecce, tra l'intervenuta prescrizione nella lunga vicenda del filobus e un diniego all’autorizzazione a procedere (processo “case popolari”) che ha portato all’archiviazione della posizione del senatore leghista Roberto Marti. E questo, probabilmente, quelli del M5S leccese lo ricordano ancora bene.

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