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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

“Game Over”: invocati l’assoluzione per l’ex boss e oltre 160 anni di reclusione per altri 15 imputati

La Procura presenta il conto nel processo abbreviato che si è aperto questa mattina nell’aula bunker del carcere di Lecce, scaturito dall’operazione della squadra mobile su un’associazione mafiosa particolarmente attiva nella zona “Le vele”, nella 167 B del capoluogo

LECCE - Si è aperto oggi con le richieste della Procura il processo abbreviato scaturito dall’operazione “Game Over” della squadra mobile di Lecce su un’associazione mafiosa particolarmente attiva nella zona “Le vele”, nella 167 B del capoluogo. 
Le istanze sono state avanzate dalla sostituta Giovanna Cannarile, dinanzi alla giudice Maria Francesca Mariano, e tra queste c’è solo un’assoluzione “per non aver commesso il fatto” e riguarda Pasquale Briganti detto “Maurizio”, 54enne di Lecce.
Si tratta dell'ex boss che nelle carte di questa inchiesta, in cui non gli veniva contestato il 416 bis, era comunque indicato come “capo indiscusso del clan”, già condannato quattro volte per associazione mafiosa con sentenze irrevocabili (il 7 ottobre del 2000, il 7 marzo del 2006, il 22 luglio del 2016 e il 4 aprile del 2019 e di recente ha rimediato 24 anni, ma in continuazione a una precedente sentenza di condanna a 20, divenuta irrevocabile, nel processo d’appello nato dall’operazione “Final Blow”). 
Già, durante l’interrogatorio di garanzia, assistito dagli avvocati Antonio Savoia e Ladislao Massari, Briganti respinse con fermezza le accuse, spiegando di aver cambiato vita (qui, tutti i dettagli).
Quanto agli altri 15 imputati per i quali è in corso il processo col rito speciale, la pm ha invocato: 10 anni e 8 mesi per Fabio Briganti, 52enne; 14 anni per Aleandro Capone, 27enne; 18 anni per Francesco Capone detto “Checco o Facciune”, 29enne; 4 anni e 9 mesi, più 22mila euro di multa, per Nicolò Capone, detto “Nicolò piccolo”, 25enne; 12 anni e 4 mesi per Daniele De Vergori, 23enne; 3 anni e 4 mesi, più 5mila euro di multa, per Maurizio Elia, 46enne; 19 anni e 4 mesi per Carlo Gaetani detto “Carletto” 39enne; 2 anni e 6 mesi, più 8mila euro di multa, per Nicolò Greco, 24enne; 13 anni e mezzo per Giuseppe Guido, 33enne; 6 anni e 10 mesi, più 30.200 euro di multa, per Domenico Persano detto “Mimmo”, 63enne; 12 anni e 8 mesi per Nicola Pinto detto “Nico”, 36enne; 8 anni, più 24mila euro, per Enzo Quaranta, 37enne; 14 anni per Gianluca Stella detto “Luca o Ciotta”, 33enne; 20 anni per Carlo Zecca, 34enne; 4 anni e 10 mesi, più 22mila euro, per Simone Zimari, 33enne. Tutti di Lecce.
Altri due imputati avevano già chiuso il loro conto con la giustizia, il 9 maggio scorso, patteggiando le pene: Silvia Renna, 30enne, di Lecce, un anno e otto mesi, attraverso gli avvocati Pantaleo Cannoletta e Lucia Longo, e Senad Amethovic, 30enne, residente a Lecce, quattro anni con la detenzione domiciliare (definibile già in questa sede come previsto dalla recente riforma Cartabia), con gli avvocati Ladislao Massari e Benedetto Scippa.
Sosterranno invece il processo ordinario: Giampiero Schipa, detto “Giampi”, 58enne, e Giovanni Laera, 63enne di Lizzanello, che non avevano avanzato istanza di riti speciali.
Resta ancora aperta la posizione di Sergio Marti, 49enne, residente a Giorgilorio (frazione di Surbo), per il quale è stato necessario fissare una nuova udienza preliminare, essendo stata rilevata incompatibilità della giudice odierna, che si discuterà il 6 ottobre davanti alla gup Silvia Saracino.

Le accuse

Il reato di associazione mafiosa è contestato a Marti e Zecca (nel ruolo di promotori, dirigenti e organizzatori), e a Fabio Briganti, Aleandro Capone, Francesco Capone, Daniele De Vergori, Gaetani, in qualità di partecipi.
Stando alle indagini, avviate nell’estate del 2019, l’organizzazione avrebbe fatto affari nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti e nelle estorsioni a imprenditori e ambulanti che operavano nella zona dello stadio comunale di via Del Mare, a Lecce, in occasione di incontri di calcio e di eventi musicali e per gestire i parcheggi abusivi durante queste manifestazioni, adottando anche metodi violenti con "i responsabili di infamità". Secondo le carte dell'inchiesta, tra i promotori del gruppo che si sarebbe avvalso anche di armi da guerra, Marti (cognato di Maurizio Briganti) avrebbe dispensato consigli ai sodali riguardo azioni violente, come quella del tentato omicidio di Riccardo Savoia (i cui dettagli sono stati riportati in un precedente articolo).
A difendere gli imputati, ci penseranno, oltre agli avvocati Savoia e Massari, Stefano Stefanelli, Raffaele Benfatto, Giuseppe Presicce, Stefano Pati, Paolo Cantelmo,  Angelo Vetrugno, Luigi Covella, Giuseppe De Luca, Renata Minafra, Pantaleo Cannoletta, Lucia Longo, Giancarlo Dei Lazzaretti, Amilcare Tana, Francesco Vergine, Marco Caiaffa, Stefano Prontera, Benedetto Scippa.

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