Affari con la droga scoperti dopo l’omicidio: assolti tutti e sei gli imputati

Arriva la prima sentenza in uno dei processi partiti dalle indagini sulla morte del 22enne Francesco Fasano. Non ha retto l’accusa di associazione dedita al traffico di stupefacenti

Un momento della conferenza stampa il giorno dell'operazione "La svolta"

MELISSANO - Rischiavano 74 anni di reclusione, tanti ne aveva invocati per loro la Procura, ritenendoli componenti di un gruppo che avrebbe gestito il mercato della droga nell’ambito del quale sarebbero sorti contrasti culminati poi nell’omicidio del 22 enne Francesco Fasano. E, invece, i sei imputati coinvolti nella stessa inchiesta denominata “La svolta” che fece luce sul delitto, sono stati scagionati nel processo discusso col rito abbreviato. E’ un verdetto di assoluzione “perché il fatto non sussiste” quello emesso oggi dal giudice Cinzia Vergine, dinanzi al quale non ha retto il reato di associazione a delinquere dedita al traffico di stupefacenti contestato dal pubblico ministero Maria Vallefuoco.

Così, mentre i due uomini, ritenuti gli assassini, rischiano l’ergastolo nel processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Lecce, è arrivato oggi quello per Pietro Bevilacqua, 33enne, e Biagio Manni, 51enne (per i quali erano stati chiesti 16 anni di reclusione ciascuno), Gianni Vantaggiato, 49enne, e per Maicol Andrea, 28enne (la richiesta per questi due era di 12 anni); per Luca Piscopiello, 38, e Luca Rimo, 37 (rispetto ai quali erano stati invocati 9 anni a testa). Tutti di Melissano.

Il dispositivo della sentenza (le cui motivazioni saranno rese note entro sessanta giorni) contempla anche l’immediata scarcerazione degli imputati se non detenuti per altra causa. A difenderli ci hanno pensato gli avvocati Francesco Fasano, Ladislao Massari, Mario Coppola, Silvio Caroli, Vincenzo Del Prete e Luca Laterza. I familiari di Fasano, parte civile anche nel processo ai presunti assassini, erano rappresentati dagli avvocati Luigi Corvaglia e Claudio Miggiano.

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